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Quando la determinazione delle famiglie e la volontà dei bambini trovano modalità peculiari per comunicare e apprendere: la storia di Francesco

La scorsa settimana abbiamo parlato delle grandi difficoltà che incontrano i bambini con disabilità plurima e le loro famiglie, attraverso l’esperienza di Daniela e Marco con il loro bambino, Francesco. La loro storia è però anche quella del grande impegno e di una costante determinazione, grazie a cui Francesco ha potuto acquisire una crescente abilità nella comunicazione e nell’apprendimento. Negli anni hanno infatti perfezionato un metodo con cui il piccolo ha potuto esprimersi, creare, comunicare, condividere, crescere, imparare … Ce ne hanno parlato nella cortese intervista che ci hanno rilasciato.

Qual è stato l’approccio iniziale?
Intorno ai due anni Franci ha cominciato a emettere una serie di suoni con intenzionalità comunicativa e sembrava a suo modo rispondere a semplici domande. Abbiamo deciso di non aspettare che imparasse a parlare, visto che la disabilità motoria non garantiva il successo. Sono quindi seguiti alcuni anni di ricerca per capire come poter utilizzare il suo flebile e insicuro . La mancanza della vista e della capacità motoria di indicare/esplorare oggetti creavano grandi limiti e l’unico metodo che ci è sembrato efficace è stata la Comunicazione Aumentativa con partner, proposta del Centro Benedetta d’Intino (CBI. Alla fine dell’ultimo anno di scuola materna siamo riusciti a cominciare il percorso. La fase iniziale è stata la più difficile, perché trovare il giusto canale di comunicazione non è semplice, richiede tempo e dedizione da parte di tutte le persone che interagiscono con il bambino.

Quanto è importante la sinergia metodologica tra famiglia, scuola e altri attori coinvolti?
La sinergia tra tutti gli attori coinvolti è fondamentale. In questi anni abbiamo avuto la fortuna di poter contare sulla figura dell’assistente alla comunicazione (prima Nina ed ora Giulia) che lo hanno accompagnato nelle sedute presso il centro, a scuola sia durate la didattica che in fase di programmazione, a casa per un continuo confronto con la famiglia e, ove possibile, nella attività extra-scolastiche, in modo che tutti sapessero come porre le domande ed ascoltare le risposte.

Quale metodo efficace è stato sperimentato e proposto?
Il metodo proposto a Franci è stata la CAA con partner, molto semplice ed efficace. I due aspetti principali sui quali si è lavorato sono la definizione del sì/no e la taratura delle domande, in continua evoluzione. Definire come Franci dovesse/volesse dire di sì e di no in modo che tutti potessero capirlo è stata la fase la più lunga e delicata ed ha richiesto molti tentativi, anche infruttuosi. Alla fine con Franci si è concordato di usare un vocalizzo (Eh) sempre con la stessa intonazione che a lui era congeniale e di facile emissione; il no era il silenzio. Questa scelta è stata comunicata a tutte le persone che a vario titolo si relazionavano con Franci e che si dovevano attenere a tale indicazione. Parallelamente bisognava capire come tarare le domande usando termini che Franci potesse capire. Inizialmente sono state proposte due scelte (Vuoi la pera o la mela?) in modo che potesse sapere quali fossero le possibili scelte: poi gli venivano proposte le singole scelte (Vuoi la pera? Sì/No. Vuoi la mela? Sì/No). Dopo poco ci siamo accorti che Franci voleva andare avanti e da due scelte siamo passati a tre (Vuoi la pera, la mela o la banana?). Verso la fine della seconda elementare ci siamo accorti che si poteva fare un ulteriore passo avanti ed è stato introdotto il concetto di altro (Vuoi la pera, la mela o altro?) e se la risposta era altro si procedeva con una domanda successiva (Vuoi la banana, l’arancia o altro?) fino a quando non riuscivamo a capire cosa volesse. Quasi contemporaneamente abbiamo proposto a Franci un salto qualitativo nel livello di astrazione e siamo quindi passati alle categorie (Vuoi il secondo, la frutta o altro?). Questo è stato un passaggio molto importante perché ha cambiato il livello della conversazione e dell’apprendimento. In questo periodo una sera chiesi a Franci di raccontare una storia. Franci di chi parla la storia, di un bambino, di un animale o altro? Cosa fa il protagonista, gioca, corre o altro? Il protagonista ha un nome? … Domanda dopo domanda Franci ha composto il suo primo pensiero: Un giorno Cane decise di preparare un dolce. Cane era solo. Cane voleva fare un dolce speciale. Le storie composte in questo periodo dimostravano che Franci aveva molte cose da raccontare e che voleva essere partecipe.
Successivamente ci siamo potuti elevare ancora di livello, passando da oggetti concreti a oggetti astratti. In questa fase le domande sono state del tipo
Franci hai fame, hai sete o altro? Con il cambio della scuola, finalmente dalla terza elementare è stato usato questo metodo di comunicazione in modo costante, anche per proporre le lezioni. Alla fine della terza Franci è stato in grado di seguire gran parte delle lezioni della classe.
Nei successivi due anni il metodo ha subito poche evoluzioni: uso di domande aperte
(Fra gli animali che ti dirò quali sono mammiferi? Topo? Sì/No, Mucca? Sì/No … ) e il No con il movimento della testa. Franci ormai è padrone del metodo e vuole interagire con il contesto, vuole sempre raccontare qualcosa di quello che ha fatto a scuola e se non gli è chiara una lezione dice chiaramente che non ha capito e che vuole che gli venga rispiegata. Tende a chiudersi se le persone con cui si relaziona non lo ascoltano.
In occasione della sua Cresima Franci ha scritto una storia da regalare agli amici. Ci sono voluti tre pomeriggi di lavoro, ma il risultato è stato strepitoso. Questo lavoro ha rappresentato una svolta nell’atteggiamento che gli altri avevano nei confronti di Franci: finalmente lo consideravano un bambino ricco di capacità e con cui interagire.


Oggi Daniela, Marco e Franci hanno voluto donare questa storia ai nostri lettori.

Buon Natale Franci. Buon Natale a tutti i bambini del mondo.

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Tina Naccarato