Correggere la plagiocefalia con l’ortesi su misura: mamma Olivia racconta l’esperienza di utilizzo del caschetto di rimodellamento cranico MyCRO Band da parte di Andrea, dieci mesi
(Publiredazionale)
Affrontare una diagnosi di plagiocefalia può generare dubbi e preoccupazioni nei neo-genitori, combattuti tra mille domande, in primis se il problema si risolverà naturalmente o se sia preferibile o necessario intervenire con dispositivi specifici. La storia di Olivia e di suo figlio Andrea ci offre una prospettiva preziosa su come un’ortesi di rimodellamento cranico (il cosiddetto “caschetto“) stia facendo, nel loro caso, la differenze, per affrontare la plagiocefalia, diagnosticata tra il moderato e il grave, del piccolo.
In questa intervista, mamma Olivia ci racconta il percorso della sua famiglia: dalla diagnosi, alla scelta per Andrea di utilizzare il MyCro di Ottobock, fino ai consigli pratici per chi sta vivendo la stessa situazione.
Vostro figlio è nato nell’ottobre 2025. Quando vi siete accorti che qualcosa “non andava”?
Ci siamo resi conto della situazione quando Andrea aveva circa due mesi: abbiamo notato che la parte inferiore sinistra della testa, vicino alla nuca, era molto schiacciata; sembrava quasi che la testa fosse stata “affettata” in quel punto.
Quali sono state le vostre prime preoccupazioni come genitori prima di scoprire che il trattamento con un’ortesi di rimodellamento cranico (CRO) fosse la soluzione indicata per Andrea, e come vi siete approdati?
Inizialmente ci eravamo informati e alcune persone ci avevano detto che il problema sarebbe potuto passare da solo con la crescita. Tuttavia, abbiamo preferito consultare l’Ospedale Meyer di Firenze, e la diagnosi ricevuta è di plagiocefalia, inizialmente valutata tra il moderato e il grave.
Al Meyer ci hanno rassicurato sul fatto che Andrea stava bene e che si trattava prevalentemente di un problema estetico, che non avrebbe compromesso lo sviluppo del cervello. Nonostante ciò, abbiamo deciso di procedere con il caschetto sia per l’estetica, sia perché ci è stato spiegato che una testa asimmetrica può causare problemi posturali e di masticazione in futuro. È stato proprio il Meyer a consigliarci di rivolgerci a Ottobock, e appena è stato possibile, ovvero a quattro mesi e pochi giorni (bisogna attendere il completamento dello sviluppo della testa, ndr) abbiamo deciso di prendere un caschetto per Andrea.
Come viene realizzato il caschetto su misura per plagiocefalia MyCRO Band? E come è fatto quello di Andrea?
Il caschetto è stato realizzato prendendo le misure precise della testa del bambino tramite uno scanner laser. Esteticamente, il caschetto di Andrea è grigio all’esterno con un’imbottitura interna grigia e nera. Per renderlo più piacevole, abbiamo scelto di personalizzarlo con un disegno serigrafato, in modo che sembrasse quasi un accessorio più che un dispositivo medico.
Come funziona MyCRO Band e come va utilizzato? Come agisce e con quali obiettivi?

Il caschetto funziona come un “involucro” che guida la crescita naturale della testa: mentre il cranio cresce al suo interno, il dispositivo fa in modo che lo sviluppo avvenga in modo omogeneo e corretto.
La durata prevista del trattamento è legata alla chiusura delle fontanelle: dovrà portarlo finché la fontanella non sarà chiusa, indicativamente tra l’anno e l’anno e mezzo di vita, per evitare recidive e assicurarsi che la forma della testa non si modifichi nuovamente. L’obiettivo principale è correggere la forma del cranio per motivi estetici e prevenire futuri problemi posturali o legati alla masticazione durante l’adolescenza.
Ogni mese effettuiamo una visita di controllo presso l’azienda per monitorare i progressi con lo stesso scanner usato inizialmente, verificare i miglioramenti e capire se il caschetto va regolato o sostituito; nel nostro caso è stato già cambiato una volta perché Andrea stava crescendo ed era diventato piccolo.
Il caschetto va indossato praticamente tutto il giorno. È stato difficile per Andrea abituarsi?
Andrea lo indossa per circa 20 ore al giorno e assolutamente no, non è stato affatto difficile. Andrea ha iniziato a portarlo a 4 mesi e lo ha accettato subito, come se fosse un normale capo di abbigliamento. Non si è mai lamentato, ci dorme tranquillamente e ormai, anche se ha quasi 10 mesi, non ci fa nemmeno più caso.
Un vantaggio inaspettato è che ora che Andrea sta iniziando a gattonare, il caschetto lo protegge quando sbatte accidentalmente contro qualcosa.
Nanna, pappa, giochi, passeggiate, caldo estivo: nella vita di tutti i giorni il MyCRO Band ha richiesto particolari attenzioni o manutenzioni da parte vostra? Molti genitori temono che il bambino soffra il caldo o che il caschetto sia difficile da pulire, ad esempio.
Nessuna difficoltà. Ci siamo trovati bene anche con le alte temperature estive, perché quando siamo in casa l’ambiente è rinfrescato e Andrea lo tiene tranquillamente, mentre se dobbiamo uscire con molto caldo o umidità tendiamo a toglierlo. Per quanto riguarda la pulizia, è molto semplice: l’imbottitura si stacca e si riattacca facilmente. La lavo a mano con sapone e disinfettante e, essendo piccola, si asciuga in poche ore. Inoltre, ci hanno fornito due imbottiture, così abbiamo sempre il ricambio pronto mentre una asciuga.
Da quando Andrea indossa il caschetto MyCro avete osservato dei miglioramenti?
I miglioramenti sono stati notevoli e costanti: la parte della testa che prima era piatta ora è quasi rotonda. L’evoluzione viene monitorata mensilmente tramite scansioni che confrontano i dati attuali con quelli precedenti. Il giorno dopo il controllo riceviamo un report via mail che documenta visivamente i progressi. Gli specialisti sono soddisfatti e l’obiettivo per i prossimi mesi è continuare l’uso fino alla chiusura della fontanella per consolidare il risultato raggiunto.

Quale consiglio darebbe a una mamma che sta affrontando oggi la stessa diagnosi e che magari è spaventata all’idea di far indossare un caschetto al proprio figlio?
Il mio consiglio è di non avere paura e di utilizzare questo dispositivo senza esitazioni. È uno strumento che garantisce che la testa del bambino torni a posto in modo certo, anziché affidarsi alla sorte. Non è invasivo come si potrebbe pensare; il bambino lo accetta naturalmente, come se fosse un pannolino o un paio di pantaloni. Il mio suggerimento è di intervenire il prima possibile, non appena la diagnosi lo permette.
Qui sotto trovate un modulo per domande e consigli sul caschetto MyCRO.
Redazione




