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braccio roboticoPer la prima volta al mondo una donna tetraplegica, dunque priva dell'uso degli arti,  è riuscita a mangiare da sola comandando col pensiero un braccio robotico

Spostare un braccio, mangiare dalle proprie mani, sono gesti finora preclusi a una persona senza l'uso degli arti superiori. Questo fino a oggi. La notizia, che arriva dagli stati Uniti, è che per la prima volta al mondo una donna tetraplegica, paralizzata dal collo in giù, è riuscita a mangiare da sola, comandando un braccio robotico con il pensiero.


Jan Sheuermann porta cibo alla bocca grazie al braccio roboticoSEMBRA FANTASCIENZA, MA NON LO È - Jan Scheuerman è una donna di 53 anni che vive a Pittsburgh. Dopo la diagnosi di degenerazione spino cerebellare i suoi arti avevano iniziato a perdere di forza, fino a renderla paraplegica. La rivista The Lancet  racconta in un articolo al suo interno la straordinaria storia che l'ha vista protagonista. Su di lei ha lavorato un team di ricercatori della facoltà di medicina dell'università di Pittsburgh, che è riuscito a farle utilizzare un braccio robotico da lei stessa controllato. Dopo l'impianto, con una velocità incredibile la donna ha iniziato ad avere il controllo dell'ausilio, e nel giro di una settimana ha imparato a spostare il braccio. Le sono poi bastati tre mesi per muover e ruotare il polso e riuscire ad afferrare oggetti. E' così che Jan è riuscita ad afferrare una tavoletta di cioccolato e portarla alla bocca, tornando per la prima volta a nutrirsi autonomamente. Lei stessa l'ha definito "Un piccolo boccone per una donna, un grande passo per la BCI (interfaccia computer-cervello)".

SENSORI MINUSCOLI E NEURONI - Ma come è possibile che attraverso il solo pensiero Jan sia riuscita a mettere in movimento questo braccio? Tramite la comunicazione che i ricercatori sono riusciti a creare tra i neuroni e il braccio robotico. Alla donna a febbraio sono stati infatti impiantati due piccoli elettrodi (ciascuno di 4 millimetri quadrati) nella corteccia cerebrale, nelle zone del cervello che controllano i movimenti dell'arto destro. Questi elettrodi sono dotati di un centinaio di piccolissimi aghi su ogni sensore raccolgono l'attività elettrica di 200 neuroni, che viene captata e tradottea tramite algoritmo, per identificare quale movimento vi sia associato. A questo punto gli impulsi elettrici inviati dal cervello vengono quindi tradotti in comandi per muovere il braccio, che può piegare gomito e polso, e afferrare oggetti.

UNA NUOVA ERA È PIÙ VICINA? - Questo tipo di strumentazione, e i fantastici risultati ottenuti dalla sua applicazione, fanno davvero sembrare il domani più vicino. Si tratta infatti di una tecnologia che, a quanto pare, potrebbe cambiare completamente la vita delle persone che non abbiano più l'uso degli arti, consentendo un finora inimmaginabile balzo avanti nella autonomia e nel miglioramento della loro condizione. A guardare ancora oltre, ci si chiede se in un domani non così lontano la comunicazione tra uomo  e interfaccia potrà diventare addirittura bidirezionale, ovvero riuscire non solo a passare dal cervello del paziente all'arto, ma anche viceversa, ovvero trasmettere dall'arto alcune informazioni sensoriali. 
La strada è ancora lunga, ma la scienza e la robotica fanno passi da gigante. Passi che non vediamo l'ora di conoscere.

Nel video della Pittsburgh University (in inglese), Jan usa il braccio robotico

 



PER APPROFONDIRE:

Il sito dell'università di Pittsburgh

L'articolo nella rivista The Lancet


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Redazione