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google gesture Un progetto di marketing di un gruppo di studenti "tira in ballo" Google per un ipotetico prototipo di applicazione in grado di tradurre la lingua dei segni in parole. Solo fantasia?

Possiamo comunicare con persone dall'altro capo del mondo, in tempo reale, con una infinità di strumenti. Sembra impossibile, ma ci sono ancora barriere a questa comunicazione che ci sembra dappertutto, sempre, a portata di mano. Ci hanno riflettuto parecchio tre ragazzi svedesi che hanno costruito sul prototipo di una applicazione in grado di tradurre la lingua dei segni e ritrasmetterla con voce attraverso smartphone o tablet un progetto di marketing interessante e che ha attirato parecchia attenzione.

"Per molte persone il gesto non è un accessorio, ma una necessità.  La grande maggioranza delle persone non comprende la lingua dei segni. Questo significa che un sacco di conversazioni interessanti non avvengono. L'informazione deve però superare i limiti, al di là della lingua e dei linguaggi. La domanda quindi è: con le tecnologie che abbiamo a disposizione oggi, come possiamo permettere la comunicazione tra chi usa  la lingua dei segni  e chi no?"
E' con queste parole che questi tre studenti  (David Svedenström, August Östberg  e
Ludwig Hallstensson) - tirando in ballo nel nome anche Google, che però non c'entra con il progetto -  presenta in un video Google Translate, una ipotetica applicazione che trasformerebbe i gesti in parole.

Il video mostra come, indossando semplicemente una sorta di braccialetto che registra e analizza posizione  l'attività muscolare di mani e avambraccio, questo riconoscerebbe i segni e movimenti. Questi verrebbero inviati all'applicazione Google Gesture che, letteralmente, tradurrebbe, in tempo reale, i segni e gesti  in parole che vengono "lette" da una voce. Dettaglio non trascurabile, proprio come Google Transalate, anche Google Gesture supererebbe i confini dei diversi Paesi, essendo in grado di tradurre le diverse lingue dei segni nazionali.

 


Ora, la cosa interessante è che l'applicazione in sé non esiste, o meglio, si ispira a un prodotto analogo (Myo di Thalmic Labs), mentre il progetto di marketing, con un video assolutamente simile a quelli del colosso di  Mountain View, ha vinto il premio Creatività del Festival internazionale Leoni di Cannes, facendo peraltro pensare a molti a una collaborazione. In realtà si è trattato di un'abile "esercizio di marketing" di questi ragazzi che, appunto, sono stati premiati per questo lavoro che peraltro ha indotto molti credere che Google stesse lanciando un nuovo servizio. A questo punto, però, vien da dire: visto che è venuto così bene, perché Google non ci pensa davvero!?



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Redazione