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Prima italiana a praticare WCMX, Ilaria Naef ci racconta il suo rapporto con la carrozzina, sulla pista e fuori, e ci spiega perché per la vita di tutti i giorni ha scelto una Ottobock Zenit R

(Publiredazionale)

Ilaria Naef è una tipa tosta, una sportiva, una ragazza di 24 anni di Varazze, medaglie al collo e un entusiasmo che ti travolge. Nata prematura di sei mesi e  mezzo, Ilaria alla nascita ha riportato una paralisi cerebrale, che le ha dato problemi alle mani e agli arti inferiori, ed oggi è probabile che la troviate allo skate park, dato che è la prima atleta in Italia di WCMX, cioè skate in carrozzina. Questo significa che con la sua sedia a rotelle si butta da rampe, pipe, altezze  varie per fare salti, evoluzioni, trick e le figure più pericolose che vi possano venire in mente, tipo il giro della morte (e altre cose da non ripetere a casa!).

Stante questa premessa, fa pensare il fatto che fino ai 15 anni Ilaria non usasse neppure la carrozzina (non si sentiva a suo agio su questo strumento, preferendo le stampelle), e che adesso la governi al punto da farci evoluzioni, numeri e salti. Proprio per capire com’è il suo rapporto con la carrozzina, abbiamo deciso di intervistarla.

Ilaria, innanzitutto come ti è venuto in mente di iniziare a fare questo sport (che in Italia non pratica nessuno, mi sembra)? Dove hai imparato e in cosa consiste?
ilaria naef in evoluzioni sulla carrozzina Ho sempre sognato di diventare una skater, ma non pensavo fosse possibile a causa della mia disabilità. A circa 14 anni ho visto su internet il video di un ragazzo che andava allo skatepark in carrozzina e mi sono innamorata di questo sport. Qualche anno dopo mi sono trasferita in Germania e lì ho iniziato ad allenarmi con i rider tedeschi. Quando sono tornata in Italia ho continuato ad allenarmi con il supporto dei miei amici e ora sono la prima WCMX rider italiana.

Tecnicamente, che allenamenti, che strumentazioni e che carrozzina ci vogliono per fare quello che fai tu?
Per praticare WCMX serve una carrozzina specifica, che è molto più resistente delle carrozzine normali e ha gli ammortizzatori sia dietro che davanti, in più ha una barra sotto, la “grind bar” che serve per scivolare sui rail (tubi di ferro, ringhiere ecc che si trovano allo skatepark). Ovviamente serve il casco, meglio se integrale (io ad esempio uso un casco da cross Premier Helmets) e sarebbe meglio usare anche ginocchiere, gomitiere e paraschiena, soprattutto per i salti più grandi. Io oltre all’allenamento allo skatepark mi alleno anche in palestra.

carrozzina zenit ottobock 2Tu hai dichiarato in una intervista che la tua carrozzina è il tuo paio d’ali: è una affermazione molto bella, cosa intendevi?
Prima di avere la carrozzina usavo le stampelle e questo mi limitava molto, non potevo fare tutto quello che avrei voluto perché tutto era troppo difficile e faticoso, la carrozzina mi ha dato una libertà e un’indipendenza che non avevo mai avuto prima, nello sport e nella vita quotidiana.

Nella vita di tutti i giorni, dove vuoi che arrivi il tuo messaggio a tutti,  che carrozzina usi?
Spesso uso la mia carrozzina da WCMX anche nella vita di tutti i giorni, perché ad esempio quando viaggio per show e allenamenti è sempre difficile portare con sè due carrozzine, oppure  quando so che dovrò affrontare terreni particolarmente accidentati. Utilizzo anche  la mia carrozzina superleggera Ottobock Zenit R, che è più leggera e compatta rispetto alla carrozzina da WCMX  e quindi mi è pratica per l’uso quotidiano,  ad esempio durante gli allenamenti in palestra.

In generale quanto è importante, per te che definisci la carrozzina “uno strumento ma anche un gioco”,  che la sedia a rotelle ti corrisponda? E perché la Ottobock Zenit R ti corrisponde?
Le carrozzine sono molto importanti perché la mia libertà dipende da loro. È importante che mi corrisponda quella da WCMX perché ogni rider ha esigenze specifiche a seconda delle proprie caratteristiche fisiche ma anche del proprio stile di utilizzo nello skatepark, per questo le carrozzine vengono fatte a mano su misura. Anche la Ottobock Zenit R rispecchia le mie esigenze fuori dallo skatepark, cioè leggerezza, compattezza, rigidità  e corrimano che mi agevolino nella spinta (io uso i Surge).

Hai campo aperto: c’è qualcosa che vorresti dire a chi, oggi, leggendo questa intervista, ha conosciuto la tua storia?
Penso che sia molto importante seguire sempre i propri sogni, la disabilità può rendere tutto più difficile ma non impossibile, e non dev’essere vista come un motivo per scoraggiarsi ma come un punto di partenza per trovare soluzioni e alternative che permettano di raggiungere i propri obiettivi.
Se volete continuare a seguirmi potete farlo tramite il mio profilo Instagram @ilawheelie o sulla mia pagina Facebook “Ilaria Naef WCMX”.


Per vedere tutte le caratteristiche del modello Zenit R, qui trovate la recensione della carrozzina superleggera scelta da Ilaria.

carrozzina superleggera 3


Redazione