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brailleFinanziato dal Ministero il progetto Libri Italiani Accessibili, ma i risultati sono ancora lontani

Gli Italiani leggono poco, questo è un dato di fatto. Pochi giornali e ancora meno i libri, un italiano su due non legge nemmeno un libro in dodici mesi. Solo i ciechi fanno onore alla bandiera tricolore, arrivando a quota 9,2 libri letti per ogni anno. Ma come leggono i ciechi italiani?

BRAILLE - Quando si parla di cecità si pensa sempre al braille, sistema di scrittura e lettura a rilievo per non vedenti ed ipovedenti messo a punto dal francese Louis Braille nella prima metà del XIX secolo (http://it.wikipedia.org/wiki/Braille). Ma il braille, che pure ha goduto dell'evoluzione tecnologica ed è utilizzabile anche con l'informatica, non è l'unico strumento utilizzato.

Sfatiamo infatti questo mito: non tutti i ciechi e gli ipovedenti conoscono il braille, in particolare le nuove generazioni approcciano sempre meno a questo sistema di scrittura alternativo. Inoltre la realizzazione di testi in braille è molto costosa, così come sono costosi gli strumenti braille applicabili all'informatica.

I testi in braille sono ancora molto utilizzati tra i 35 e i 50enni, parliamo del 43,7%. Ma tra i 18 e i 34 anni l'utilizzo del braille arriva appena al 36,7%.

SINTESI VOCALE - Cosa prediligono quindi i giovani non vedenti? Senza dubbio la sintesi vocale tramite screen reader. Uno screen reader (letteralmente lettore dello schermo) è un'applicazione software che identifica ed interpreta il testo mostrato sullo schermo di un computer, presentandolo ad un utente affetto da handicap visivo tramite sintesi vocale.
Quindi per una persona cieca l'e-book è perfetto?! Domanda legittima, ma la risposta non è incoraggiante. Pare infatti che buona parte degli e-book in commercio non sia leggibile dai software di sintesi vocale.

I DIRITTI D'AUTORE - La soluzione dunque non è nemmeno l'e-book, ma è ancora più semplice. Sarebbe sufficiente che le persone con disabilità visiva potessero acquistare o prendere in prestito dei file accessibili da leggere con la sintesi vocale.  Ciò richiede però una particolare attenzione agli aspetti relativi al diritto d’autore, in quanto la gestione corretta di tali file digitali è di particolare delicatezza e spesso gli editori sono contrari alle cessione di tali file.

IL PROGETTO - Per far fronte alle necessità di circa 360 mila non vedenti e di un milione di ipovedenti già nel 2005 il ministero per Beni Culturali finanziò un bando per la realizzazione di una biblioteca digitale per non vedenti, per un totale di circa 2.750.000 euro.

Il progetto è stato assegnato quest'anno, con soli sei anni di ritardo, all'Associazione Italiana Editori e all'Unione Italiana Ciechi. Il progetto LIA (Libri Italiani Accessibili) prevede infatti la realizzazione di una innovativa piattaforma che, grazie all’ausilio delle nuove tecnologie, punta a realizzare un punto di incontro tra le richieste delle persone con disabilità visive, e l’offerta editoriale nazionale.

L’intento sarà quello di mettere gratuitamente a disposizione di non vedenti e ipovedenti libri nella versione più adeguata rispetto alla propria disabilità . La piattaforma - leggiamo sul sito del progetto LIA - non solo renderà disponibili le principali novità editoriali in tempo reale, ma offrirà anche un servizio, a richiesta degli utenti, di trasformazione nel formato adeguato per i libri di catalogo non immediatamente reperibili sulla piattaforma: il tutto nel pieno rispetto del diritto d’autore.

Il progetto però sarà attivo solo dal 2013.

Nel frattempo cosa devono fare i ciechi italiani? Continuare ad arrangiarsi come possono, e consultare le biblioteche digitali segnalate da Liber Liber, progetto nato nel 1994 e portato aventi quasi unicamente da volontari. Tra queste biblioteche digitali ce ne sono alcune dedicate ai ciechi, come Galiano.it

Per info:

Progetto LIA - Libri Italiani Accessibili

Liber Liber

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Ilaria Vacca