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La storia di un papà che ha inventato e brevettato un ausilio che permette alle persone anziane, disabili o allettate, di bere in modo autonomo

(Publiredazionale)

Come talvolta accade, è dalle idee e intuizioni di chi non trova soddisfatto un proprio bisogno, che trova spazio l’innovazione. Da esperienze personali possono infatti derivare nuove soluzioni o nuovi prodotti in grado di rispondere ad esigenze fino a quel momento rimaste senza risposta.

È il caso di Aquamike, un ausilio che il padre di un ragazzo costretto in ospedale per una lunga degenza ha progettato, realizzato e brevettato, rendendolo ora a disposizione di tutti.
Aquamike consente a persone impossibilitate nei movimenti (siano anziane, disabili p momentaneamente allettate) di bere in modo autonomo, senza l’intervento di assistenti o familiari.  Consiste in un distributore di liquidi (anche addizionati con medicinali) che può essere applicato alla testata del letto della persona degente, o appoggiato a un piano a lui vicino, o assicurato alla carrozzina, secondo i bisogni

Ci racconta come è nata l’idea di questo ausilio proprio Michele Nodari, papà di Michael, che ha inventato  e realizzato Aquamike.

ragazzo in ospedaleNel gennaio del 2010 mio figlio Michael ebbe un grave incidente stradale, riportano la frattura del bacino e di tutte e due le braccia, oltre a danni al femore. La conseguenza fu un periodo lungo di degenza ospedaliera: restò immobilizzato ben due mesi.
Nelle prime settimane necessitò di assistenza familiare giorno e notte ma successivamente, quando le condizioni cominciavano a migliorare, l’assistenza familiare diventò solamente diurna.

Di notte era il personale ospedaliero a prendere in carico i bisogni assistenziali di mio figlio. Ma scoprii che purtroppo il personale notturno, molto ridotto rispetto al diurno, non riusciva a soddisfare le necessità di mio figlio, che aveva bisogno di bere frequentemente. Dopo due giorni di sofferenze da parte di mio figlio, ebbi un’idea lampo.
borraccia1 aquamikeQuella stessa sera mi misi al lavoro nella mia officina: partendo da un barattolo di caffè e un gancio, creai un aggeggio rudimentale, che sarebbe poi diventato la base di Aquamike. Il giorno dopo lo portai in ospedale da Michael, lo fissai alla testiera del suo letto e glielo feci provare. Lì vidi che funzionava: lui mi ringraziò molto per quell’aiuto insperato, che gli permetteva di bere semplicemente avvicinando la bocca alla cannula, senza finalmente dover chiamare nessuno, e ritrovando in parte la sua autonomia.
Il mattino seguente il caposala responsabile del terzo piano dell’Ortopedia dell’Ospedale di Padova, entrò nella stanza dove assistevo mio figlio e mi disse “È lei che ha avuto quest’idea geniale? Era ora che qualcuno inventasse una cosa semplice ma essenziale, che risolva al paziente un problema importante e che faccia risparmiare tempo passivo a noi. Potrebbe costruirne una decina? Vorrei farli visionare quanto prima al primario e poi provarli su vari pazienti”.

A quanto pare questa soluzione svolgeva egregiamente il suo compito, tanto che il giorno seguente mi dissero “Lo sa? L’infermiera del turno di notte si era spaventata perché non sentiva più il suono costante del campanello della camera di suo figlio, come succedeva invece le notti precedenti. Pensava potesse essere successo qualcosa a suo figlio! Invece era la sua invenzione che non rendeva più necessaria la chiamata dell’infermiera!”.

Fu lì che capii che forse questa soluzione poteva diventare davvero un aiuto per molti. Decisi quindi, con l’aiuto degli infermieri dei vari reparti dell’Ospedale di Padova e un fabbricante di letti d’ospedale, di mettermi all’opera per affinarlo. Fu così che nacque Aquamike. Ora questo prodotto è terminato e protetto da un brevetto internazionale.
carrozzina con ausilio per bereCredo di poter dire, a ragione, che Aquamike risolve tanti problemi – non ultimo il disagio morale della persona che non si vede autosufficiente in una operazione “semplice” come quella di bere.
Inoltre si evita che il degente, cercando di bere autonomamente, urti il bicchiere, sporcandosi o bagnando il pavimento. Sotto il punto di vista di chi assiste il degente, dall’altra parte, c’è un risparmio di tempo e denaro (è stato stimato che ci voglia minimo un’ora al giorno  - corrispondenti a 25€ -  a paziente per somministrare i 11 bicchieri di plastica contenuti in una bottiglia da 1,5l d’acqua) ai vari reparti degli ospedali, come pure a case di riposo e malati costretti a letto nella propria residenza o perfino alle persone in sedia a rotelle.

Una cosa che mi riempie di soddisfazione è che, durante la presentazione di questo prodotto ai vari reparti ospedalieri, è stato rinominato “Prodotto per il Sociale”. Non potrebbe essere, per me, definizione migliore.


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Redazione