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Presto detto: è la più antica protesi funzionale mai ritrovata.
Appartiene a una mummia egizia di una donna tra i 50 e i 60 anni, rinvenuta in scavi archelogici presso l'antica città di Tebe, nel 2000, ed oggi conservata al museo del Cairo.
La protesi è - come si può vedere in foto - il pollice del piede destro della donna, in legno dipinto, e cuoio per tenerlo attaccato al piede.
Il ritrovamento è significativo perchè non è un arto solo estetico, ma appunto funzionale. Anche il deterioramento da sfregamento che gli studiosi hanno verificato sul manufatto lo testimonia.
La notizia è riportata autorevolmente dalla rivista scientifica americana LiveScience, che sottolinea l'importanza della datazione del reperto, tra il 1069 a 664 avanti Cristo.
Anche nella peggiore delle ipotesi, ciò significherebbe anticipare di oltre 3 secoli la storia delle protesi funzionali.
Infatti quello che era considerato il capostipite di questi ausili era datato a circa il 300 a.C.
Si tratta della gamba in bronzo di Capua, che era conservata presso il Royal College of Surgeons di Londra, e che è andato distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

L'analisi del pollice e della mummia hanno inoltre svelato che la donna ha probabilmente perso il dito a causa di complicazioni dovute dal diabete. L'amputazione comunque è stata ben curata, e ha permesso l'installazione del falso arto in modo del tutto naturale.

Si conosce un'altra protesi simile ma meno funzionale, sempre di provenienza egiziana, e conservata al British Museum londinese. Questo secondo manufatto differisce da quello del Cairo perchè non è conservato assieme alla mummia cui apparteneva. Inoltre cambiano i materiali: qui si ha a che fare con un misto di tela, carta, colla. La datazione è sempre molto antica in un periodo compreso tra il 1295 e il 664 a.C.

Jacky Finch, ricercatore presso il KNH Centre for Biomedical Egyptology dell'Università di Manchester, ha così contestualizzato la scoperta della protesi funzionale più antica del mondo: "Gli antichi egizi spesso ristabilivano le parti del corpo amputate, per una questione estetica, ma ancor di più religiosa.
Il culto di Osiride, il dio dei morti, prevedeva che il corpo, per essere efficace nell'aldilà, dovesse essere completo.
Osiride stesso, secondo il mito, è stato tagliato e le sue parti di corpo sparse e successivamente riunite.
E' per questo che gli scienziati hanno ritrovato una varietà di parti di corpo artificiali nelle mummie, comprese piedi, gambe, nasi, orecchie, perfino peni. Così nell'oltretomba avreste ancora potuto procreare".

Non è tutto: gli studiosi che stanno analizzando la protesi stanno cercando dei volontari amputati, che possano provare delle repliche dell'ausilio antico, in modo da poterne valutare l'efficacia.

INFO:

Il sito di LiveScience

Il sito del KNH Centre for Biomedical Egyptology dell'Università di Manchester

A questo link trovate l'indirizzo internet del Museo del Cairo


[Alberto Friso]