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Le Premesse

La popolazione mondiale  e' passata negli ultimi vent'anni da 3,8 a 5,2 miliardi!

Più del 50% di questa popolazione vivrà, entro la fine di questo secolo, in conglomerati  urbani che necessitano di una revisione e di un adeguamento che, oltre a soddisfare i bisogni funzionali, risponda ai concetti di benessere e qualità della vita, obiettivi d'interesse prioritario nell'Unione Europea.

"L'oggetto non è neutrale, c'è un rapporto con l'uomo di cui bisogna tenere conto" (Charlotte Perriand architetto e designer).
In questo senso il concetto di ergonomia significa: rendere godibile e fruibile un oggetto, renderlo attraente e facile all'uso, che sicuramente non è un valore accessorio giacchè il piacere dell'uso trasforma le cose, piccole o grandi che siano (spazi urbani, abitazioni, oggetti) in una sorta di prolungamento e completamento personale che ci permette di appropriarci di godere dello spazio in cui viviamo e in questa prospettiva forse l'architettura e il design può arricchirsi proprio ponendo maggiore attenzione ai problemi dei disabili.

E' indispensabile quindi affrontare la progettazione anche come momento etico, una progettazione che risponda non solo alle necessità funzionali ma che sia costruita intorno all'uomo e per tutti gli uomini siano essi bambini, anziani, disabili, nel soddisfacimento non solo dei bisogni funzionali ma anche percettivi e sensoriali.

Progetto e coordinamento organizzativo: Dott. Nicoletta Marin - titolare  Gentilini 2
Consulenza e coordinamento scientifico:Arch. Paola Basso - Presidente Bioarchitettura Padova

Le Finalità

Porre l'attenzione dei professionisti, degli artigiani, delle imprese, degli amministratori e del pubblico sulla necessità di trovare risposte progettuali in grado di rispondere ai bisogni di tutti nel tentativo di perseguire la qualità dell'abitare e del vivere.
Valorizzando la cultura della diversità e le necessità dei disabili si può ripensare  in termini nuovi a tutto ciò che ci circonda, scoprire nelle cose quotidiane qualcosa di nuovo, che prima non era visibile, e soprattutto riscoprire che per soddisfare i bisogni umani è  necessario ricordare che un uomo e una donna sono fatti di mente, corpo e cuore.

Le Modalità

La prima parte del Convegno sarà caratterizzata da una " tavola rotonda" che porrà l'accento sugli aspetti etici e progettuali con il contributo di progettisti impegnati sui temi in oggetto che siano in grado di portare la loro esperienza di uomini e progettisti.
La seconda parte verrà realizzata come "workshop" attraverso diapositive ed esposizioni di progetti pubblici specificatamente indirizzati ad utenti con vari tipi di disabilità per comprendere quali approcci progettuali sono stati presi in considerazione e i risultati raggiunti.

Apertura ore 10,00 - 13,00 
pomeriggio 14,30 - 18,00

Destinatari - Professionisti, Imprenditori, Associazioni disabili, visitatori comuni

Il convegno sarà improntato su concetti etici - sociali in grado di valorizzare la cultura della diversità come base di arricchimento sociale e progettuale.
I concetti saranno espressi sul valore del "Sapere trasmissibile" sia nelle premesse, sia nel trasferimento di aspetti tecnici costruttivi che siano di immediata comprensione traducendo ogni informazione in contenuto operativo al fine di coinvolgere gli auditori siano essi professionisti, artigiani, imprenditori, visitatori comuni.

Caratteristiche della manifestazione

"Casa su Misura 2002"-  SETTORE DEDICATO ALL'ERGONOMIA

Manifestazione aperta al pubblico e al mondo professionale

Presentazione dell'iniziativa

Nonostante l'Italia sia dotata di norme e regolamenti edilizi molto avanzati spesso questi sono ignorati da parte di chi dovrebbe applicarli e la  presenza di barriere architettoniche è spesso per un disabile la quotidianità.
Tenendo presente che progettare seguendo  i criteri di accessibilità non è necessariamente più costoso, il problema si configura dunque come una questione etica e di cultura .

L'ignoranza, la negligenza, la superstizione e la paura sono fattori sociali che attraverso tutta la storia della disabilità hanno isolato le persone "diverse" e ritardato la loro evoluzione.
L'attuale politica sulla disabilità è il risultato degli sviluppi degli ultimi 200 anni e più di recente i diritti delle persone con disabilità sono state oggetto di molta attenzione da parte delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali.
Il più importante risultato dell'Anno Internazionale delle Persone Disabili nel 1981 è stato il "World Program of Action Concerning Disabled Persons" adottato con la risoluzione 37152 del 3/1211982 dell'Assemblea Generale, che ha sottolineato il diritto delle persone con disabilità  a godere delle stesse opportunità degli altri cittadini e ad un'eguale partecipazione a miglioramento della qualità della vita.
Ma l'importanza di questa occasione è che per la prima volta Handicap fu definito come "il risultato della relazione tra le persone con disabilità  e il loro ambiente".
Negli anni a seguire si sono riunite varie sessioni fino alla discussione che seguì durante la 45esima sessione del Terzo Comitato dell'Assemblea Generale, che definì la necessità di "elaborare Norme Standard per la realizzazione delle pari opportunità per persone con disabilità".
Il fondamento politico e morale per le Norme sono la Legge internazionale sui diritti Umani, L'accordo internazionale sui Diritti Economici Sociali e culturali, l'Accordo internazionale sui diritti Civili e politici, la Convenzione Sui Diritti dei Bambini e la Convenzione sull'Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione contro le Donne, così  come il programma di Azione Mondiale riguardante le persone Disabili, ma tali norme non sono obbligatorie anche se sono evidenziate le aree di decisiva importanza della qualità della vita per il raggiungimento di una piena partecipazione ed uguaglianza.
Pertanto il problema rimane una questione culturale e sociale che includa nella sua organizzazione anche le persone con handicap.
L'ICDH (International Classification of Impariments, Disabilities and Handicaps) definisce Handicap "la condizione di svantaggio conseguente ad una menomazione o ad una disabilità che in un certo soggetto limita o impedisce l'adempimento del ruolo normale per tale soggetto in relazione all'età, sesso e fattori culturali".

L'uomo moderno ha fatto passi da giganti nel progresso tecnologico ma ha uniformato lo sviluppo sociale ad un normotipo che non esiste o che comunque rappresenta la minoranza rispetto alla popolazione mondiale.
Accettare dunque la diversità come fattore di arricchimento sociale, economico e culturale rimane dunque il nocciolo della questione.
Se con Barriera Architettonica si intende  tutto quello che, nell'ambiente costruito, ostacola la persona nel compimento di un'azione, in quanto non adeguato alle capacità fisiche, psichiche e sensoriali della persona stessa, non è sufficiente adottare accorgimenti per adattare le strutture edilizie e urbane e renderle accessibili si tratta piuttosto di pensare al progetto architettonico in maniera integrata includendo tra i parametri progettuali  tutti  i bisogni dell'uomo e la flessibilità delle esigenze e delle utenze.
Solo in Italia  si stima vi siano circa 2 milioni 824mila disabili, in prevalenza anziani non autosufficienti e poichè il tasso di natalità sta scendendo e aumentando la vita è logico pensare che ognuno di noi potrà essere in tempi medio lunghi nella stessa condizione.
In realtà, tutti i prodotti della progettazione possono costituire barriera architettonica, in opportune condizioni: oggetti, arredi, componenti architettoniche, distanze ecc. e non bastano in questo caso leggi Nazionali come la n. 68 del 12 marzo 1999 che regola le norme per il diritto al lavoro dei disabili se non si creano quei presupposti ambientali tali da rendere possibili le condizioni di lavoro.
Ogni individuo inoltre ha capacità e idoneità differenti e mutevoli nel tempo: da bambino ad anziano, da pienamente valido a temporaneamente disabile, ecc.
Da tutto ciò consegue che l'ambiente costruito deve offrire le medesime opportunità a tutti gli individui, per non escludere nessuno dall'uso di un oggetto o di un luogo.
Il nostro paese pullula di edifici di nuova o recente costruzione che sono un concentrato di barriere architettoniche.
Dunque, il nodo della questione è un problema di cultura architettonica che dovrebbe considerare il soddisfacimento dei bisogni di tutti come un obiettivo primario, partendo dal presupposto che progettare la diversità e per la diversità è un importante momento di arricchimento per il progettista che deve fornire risposte complesse in grado di soddisfare i bisogni dei vari utenti e i vari bisogni dell'uomo.
In sintesi, questo paradigma potrebbe tradursi nel perseguire l'obiettivo di rispondere al bisogno diffuso di raggiungere una migliore qualità di vita nel settore architettonico, urbanistico ed oggettuale. Non si tratta solo di trovare soluzioni o risposte spesso posticce ai problemi della disabilità deambulatoria, bensì soffermarsi con attenzione ai vari tipi di disabilità: un cardiopatico può avere difficoltà ad affrontare una gradinata, un allergico insofferenza per i materiali sintetici e ambienti con elevato inquinamento indoor, una persona obesa o troppo alta disagio ad utilizzare arredi non adeguati alla sue proporzioni corporee, un disabile mentale insofferenza per ambienti troppo angusti o con colori troppo stridenti ecc.
Si tratta dunque di acquisire un nuova filosofia di approccio, o meglio un'etica professionale, fondata sulla volontà di progettare per l'uomo per soddisfare tutti i suoi bisogni fisici, psichici e percettivi.

La Dichiarazione di Barcellona del marzo 1995  può considerarsi un riferimento importante per comprendere i cambiamenti sociali in atto enunciati attraverso i seguenti principi:

* L'handicap è un concetto dinamico, risultante dall'interazione fra la capacità individuale e le condizioni ambientali nelle quali tale capacità deve manifestarsi;

* é opportuno stabilire fra le città canali di comunicazione che rinforzino le azioni mirate alle pari opportunità dei cittadini handicappati e che favoriscano la coerenza dell'informazione.

* Le municipalità promuovano e garantiscano l'accesso delle persone handicappate alle attività culturali, sportive e ricreative ed, in generale, alla coesistenza con la collettività;

* Le municipalità adottino le necessarie misure per un idoneo adattamento degli edifici, degli spazi urbani e dei servizi e per l'abbattimento delle barriere nella comunicazione.

Anche nel settore turistico sono stati ripresi in Italia queste Linee guida per l'adozione del programma "Vacanze per tutti", approvate con decreto del Dipartimento del turismo del 10 marzo 1998, che pone in evidenza come sia importante conoscere i reali bisogni dell'utente finale, qualunque esso sia, quando si intende sviluppare qualsiasi attività legata la turismo e come sia importante soddisfare il requisito di  accessibilità soprattutto per un contenitore come la città.
Troppo spesso gli "oggetti" vengono progettati per le loro caratteristiche non in funzione delle esigenze della persona, perciò quasi tutti ci adattiamo ad una città, ad uno spazio, a degli arredamenti; adattiamo la nostra posizione al piano che stiamo usando, allo spazio a disposizione, a camminare in spazi urbani che sembrano progettati solo per le auto, facciamo sforzi per superare ostacoli, in questo senso il disabile ha maggiori difficoltà solo perchè ha qualche impedimento maggiore di altri ad adattarsi all'habitat in cui tutti dobbiamo adeguarci, perciò se rovesciamo la prospettiva la necessità di abbattere le barriere architettoniche e soddisfare i bisogni dei disabili  può costituire un valido motivo, uno strumento per migliorare la vita di tutti secondo un approccio metodologico al fare che non trovi distinguo tra la scala urbana e architettonica ma si proponga come "Design for  all".

COINVOLGIMENTI.

Sono stati invitati come relatori il prof. Massimo Cacciari, l'antropologo Franco La Cecla, illustri architetti di fama internazionale, come Paolo Portoghesi e Renzo Piano, nonchè il cardinale Ersilio Tonini.

Parteciperanno al workshop il prof. Cucciniello ( pro-rettore all'IUAV di Venezia e ideatore di Archetica, che si occupa di "progettualità etica" dell'ambiente di vita) ed anche professionisti ed imprenditori disabili, che porteranno la loro preziosa testimonianza per il riconoscimento delle pari opportunità, non solo nel lavoro, ma anche nella considerazione della loro dignità nella vita quotidiana, sociale, abitativa ed affettiva..

Saranno presenti anche gli atleti disabili che hanno gareggiato nella Maratona di NewYork, portati dall'Assindustria Sport (organizzatrice della Maratona di S. Antonio) che si occuperà  di pubblicizzare l'evento su Gazzettino e Mattino di Padova; associazioni come l'Associazione Europea di tutela della Persona, il Panathlon  Padova, che incentiva e sostiene le attività a favore dei disabili ed altre con cui siamo giˆ in contatto .

Probabilmente avremo come moderatrice l'arch. Renata Sias, direttore di Ufficiostile, che diventerebbe cos" la publication partner esclusiva e ci darebbe risonanza nazionale ed internazionale.

Si precisa che sono stati contattati in via informale Camera di Commercio, il Comune e la  Provincia di Padova, come pure la Regione Veneto ed Unindustria, per un loro contributo anche in termini economici.

In occasione di Casa su Misura 2002 è già prevista l'organizzazione di un workshop internazionale organizzato dal CNA -"Euro Medical 2002"- rivolto particolarmente alle imprese del settore medicale (dispositivi, attrezzature, apparecchiature e servizi) e dell'ergonomia (arredo, progettazione software, attrezzature)
Inoltre, sabato 12 ottobre a Venezia ci sarà l'arrivo di quel "viaggio della solidarietà" rappresentato dal progetto "Homerus", una regata reale e simbolica di barche, guidate da non vedenti, dopo varie tappe intorno alla nostra penisola.
In questo contesto si ritiene sarebbe particolarmente utile collegarsi con tutte queste iniziative  e proporre un convegno di grande risonanza, in grado di catalizzare l'attenzione, soprattutto del mondo professionale, sui problemi etici che coinvolgono gli aspetti del "fare architettura" per tutti, senza distinguo tra persone abili e persone "diversamente abili".