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SECONDA CONFERENZA SULLE POLITICHE PER LA DISABILITA'
Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero del lavoro e delle Politiche sociali
Bari - venerdì 14 - domenica 16 febbraio 2003


BARRIERE DIGITALI: IL MINISTRO LUCIO STANCA SPIEGA CHE COSA CAMBIERÀ CON IL SUO PROGETTO DI LEGGE
I siti web della Pubblica Amministrazione (più di 3.000) saranno attrezzati con la tecnologia che consente la piena accessibilità da parte dei portatori di handicap

«Una persona priva dell’uso delle mani può scrivere un testo semplicemente parlando al computer. Una persona con grave difficoltà di udito può usare liberamente il telefono. Una persona cieca può istruire un computer per leggere ad alta voce il contenuto sullo schermo di un Pc. Una persona con gravi problemi di parola può comunicare attraverso un computer parlante».
Esempi tratti da un libro dei sogni? No, citazioni testuali dal Libro Bianco redatto dalla Commissione interministeriale per l’uso e lo sviluppo delle tecnologie in favore delle categorie deboli.
Un documento che è la fotografia dei problemi e delle possibili soluzioni per l’utilizzo degli strumenti informatici da parte dei disabili.

Per chi non può muoversi, o vedere, o sentire, esistono o sono in dirittura d’arrivo soluzioni tecnologiche in grado di dribblare l’handicap.
Con tastiere in Braille e sintetizzatori vocali, per esempio, oppure schermi tattili, o aste applicabili alla fronte, al mento, alla bocca: sistemi personalizzati che, in linea di principio, permetterebbero a molti disabili quell’abilità informatica così essenziale per tutti, oggi. Per studiare, lavorare e persino divertirsi, se si vuole.
La realtà dei numeri, però, è diversa. Si calcola che su 2,8 milioni di disabili in Italia (il 5 per cento della popolazione), solo alcune migliaia usino abitualmente computer e Internet a casa loro. Ecco quindi che quella che potrebbe essere un’opportunità in più diventa invece una nuova barriera, il "divario digitale".

Nel nostro Paese, in realtà, sono nate negli anni una serie di iniziative per sviluppare le molte potenzialità d’aiuto che l’informatica offre ai disabili.
Basta citare, per tutti, il Centro Efesto, nel Veneto, che fonda proprio sulle tecnologie più avanzate il recupero e l’educazione all’autonomia dei disabili: dal ’99, ne ha formati più di 600.
Ma tutti questi progetti al passo con i tempi e frutto di buona volontà soffrono di mancanza di coordinamento, e non riescono perciò a diventare la locomotiva di un abbattimento generale delle "barriere digitali".

Tocca quindi alla politica affrontare il problema su un piano nazionale, perché il mercato non è automaticamente solidale e attento ai bisogni delle minoranze, anche se numerose.
Ed è di questi giorni la presentazione del Libro Bianco citato all’inizio e di un disegno di legge del ministro per l’Innovazione e le tecnologie, Lucio Stanca, intitolato appunto Norme in materia di disabili e informatica.
Il libro si presenta come una fotografia articolata della situazione attuale, con le difficoltà, le possibilità, gli esempi positivi e una rassegna della politica complessiva europea per avvicinare i disabili all’informatica; contiene anche un accenno interessante alla legislazione americana in materia, la più avanzata del mondo.

Il disegno di legge, a sua volta, è destinato a rendere più accessibili i siti della Pubblica Amministrazione, perché anche navigare agevolmente tra icone e comandi complessi è spesso un problema per chi ha bisogno di messaggi semplificati.
«Il nostro scopo è includere i disabili nella società moderna, che si avvale sempre più di queste tecnologie», sottolinea il ministro Stanca.

Quali sono le novità maggiori del disegno di legge?
«Intanto, vengono definiti due criteri fondamentali: l’accessibilità, cioè il fatto che i disabili devono poter accedere all’informazione attraverso le tecnologie; e la tecnologia assistiva, cioè l’insieme di strumenti e soluzioni tecniche che permettono loro di superare o ridurre l’handicap iniziale.
Si prevede quindi l’obbligo di garantire che tutti i siti web della Pubblica Amministrazione (più di 3.000) siano attrezzati con la tecnologia che consente la piena accessibilità da parte dei disabili. Inoltre, si introduce una sorta di "bollino blu" destinato invece ai siti privati che si attrezzino per garantire l’accessibilità: è una sorta di attestato di benemerenza che può anche essere sfruttato a fini pubblicitari. In più, si semplifica il meccanismo di accesso ai benefici di legge per l’acquisto di prodotti tecnologici da parte dei disabili, benefici che comprendono un’Iva del 4 per cento anziché del 20 per cento.
Io propongo anche di includere tra le destinazioni dell’8 per mille lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie informatiche in favore degli anziani e dei disabili, ma per il momento è solo una mia proposta, non ancora dibattuta a livello politico».

Il disegno non prevede finanziamenti: non rappresenterà un alibi per il mancato adeguamento dei siti?
«Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, l’adeguamento dei siti deve diventare un’attività ordinaria e normale. Non prevedo nessun costo maggiore. Quando si sviluppa un nuovo sito pubblico, dev’essere attrezzato con queste tecnologie più accessibili, che lo rendono più bello e più facile per tutti.
Per quelli già esistenti, l’adeguamento rientrerà nella manutenzione ordinaria, visto che un sito va aggiornato e modificato di frequente.
Quanto ai privati, ci sarà il "bollino blu" e l’impegno del mio dipartimento perché l’industria che produce queste tecnologie sia ancora più disponibile e aperta che in passato.
Lo sviluppo tecnologico sarà ancora straordinario e perciò straordinarie saranno anche le opportunità che si apriranno per i disabili.
Con l’invecchiare della popolazione, la linea tra chi è disabile e chi no è destinata a farsi sempre più sottile. L’industria non può non considerare questa ampia fascia di potenziali utenti».

La proposta diventerà legge entro l’anno?
«Assolutamente sì. Nell’Anno europeo del disabile, c’è un significato ancora maggiore nel far sì che si arrivi a un’approvazione in tempi relativamente veloci.
La nostra politica nasce proprio sull’onda dell’iniziativa "Europe 2002: una società dell’informazione per tutti": è l’Europa che vuole utilizzare meglio le tecnologie informatiche, che esprime la visione di una società senza esclusioni e, specificando chiaramente che la disabilità è una potenziale esclusione, vuole fare in modo che lo sviluppo informatico tenga interamente conto delle necessità dei disabili».

[Da "FAMIGLIA CRISTIANA, n. 10 del 9 marzo 2003; articolo di Rosanna Biffi]

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