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 non vedente e mezzo di trasportoLe vicissitudini di una persona non vedente alle prese con le quotidiane difficoltà a muoversi con i mezzi pubblici poco o per nulla accessibili

Una vita a slalomare difficoltà, un perenne tentativo di fare cose normali in un ambiente spesso ostico, nel desiderio quasi esasperato di poter vivere una quotidianità come tutti, senza dover ogni volta scalare montagne. E' uno po' questa, in sintesi, l'immagine che mi si materializza davanti quando leggo: "Il pericolo è il nostro mestiere, di noi disabili che, nonostante tutto e nonostante tutti, ancora quotidianamente ci sforziamo di vivere una vita il più possibile autonoma e normale".

E' così che apre un post sul suo profilo Facebook Massimo Vettoretti, Presidente Sezione UICI  di Treviso, che torna a denunciare l'impossibilità, per lui non vedente, di fare una cosa normalissima - ma evidentemente non semplicissima - come prendere un treno. La vicenda - l'ultimo episodio che racconta -  si svolge in Veneto, tra Feltre e Montebelluna, e rientra a pieno titolo nel gran numero di segnalazioni che si leggono nella pagina Facebook di #vorreiprendereiltreno,  iniziativa nata per sensibilizzare sulla difficoltà - spesso vera e propria impossibilità - a prendere i mezzi di trasporto, da parte di persone con disabilità, che sta portando alla luce un bel po' di casi purtroppo non isolati di barriere architettoniche e percettive, e non solo.

Ancora una volta, segnala Vettoretti, un percorso ad ostacoli che diventa la frustrazione di dover sempre chiedere aiuto per fare, spostarsi, vivere. Riportiamo integralmente quanto scritto da Vettoretti su Facebook:
Il pericolo è il nostro mestiere, di noi disabili che, nonostante tutto e nonostante tutti, ancora quotidianamente ci sforziamo di vivere una vita il più possibile autonoma e normale.

Non sfidiamo belve feroci. Non scaliamo vette impervie. Non affrontiamo cascate vertiginose. Combattiamo ostacoli creati da altri uomini. Oramai viaggiare sui treni è diventato un atto di sconsiderato eroismo. L'ultimo episodio è accaduto ieri. Parto da Feltre per arrivare a Treviso. Il treno delle 18:28 è in orario. Arrivo a Montebelluna e scopro che... Il treno per Treviso è stato cancellato per un guasto. Montebelluna fa parte di quel 90% di stazioni ferroviarie totalmente prive di assistenza per persone con disabilità e dove le barriere architettoniche e percettive non si contano. Ma, se vuoi andare da Treviso a Feltre, grazie al nuovo orario cadenzato, sei obbligato a cambiare proprio là.

La voce dell'altoparlante mi avverte che il treno è stato sostituito da un autobus: partirà dal piazzale davanti alla stazione. E come ci arrivo? Non ci sono percorsi a terra che mi ci guidino. Non c'è assistenza alle persone con disabilità. La sola persona presente in stazione è il bigliettaio che, comunque, non può abbandonare il suo posto e, a un certo punto, la biglietteria chiude. Chiedere a qualcuno? Pare facile!!! Prima di tutto, quel qualcuno lo devi trovare. E... Se si trattasse del "qualcuno" sbagliato? Non puoi vedere a chi ti rivolgi, finché magari non è troppo tardi. E le stazioni, si sa, soprattutto in orario serale, non sono frequentate certo dalla gente più affidabile del mondo: chiedere aiuto non è sicuro, potresti ritrovarti in condizioni peggiori di prima. Che fare? La sola soluzione praticabile è stata prendere il telefono e chiamare mia madre, perché venisse a prendermi. Questa ha dovuto abbandonare gli affari suoi e i suoi impegni, per precipitarsi a recuperare un figlio che, vivessimo in un paese appena appena civile, avrebbe voluto, dovuto e potuto arrivare a casa sano e salvo, da solo e in orario. Così, per coprire il percorso da Feltre a Treviso, mi ci sono volute due ore.

E qui lo sfogo di Vettoretti, che parla di una assenza di riscontro fattivo da parte delle istituzioni di fronte alle segnalazioni di numerose criticità del trasporto ferroviario "che rendono a una persona con disabilità praticamente impossibile viaggiare con ragionevole serenità".  Assistenza ferroviaria anche in stazioni piccole, segnalazioni e percorsi fruibili da tutti, treni e informazioni accessibili. E' questo che manca, spesso e volentieri.

Ricorda anche la partecipazione a una trasmissione tv sua e della Vicepresidente UICI regionale Simona Zanella per denunciare la situazione: "Trenitalia si scusa tanto. Fine. A distanza di mesi e nonostante le telefonate rassicuranti del responsabile nazionale delle Sale Blu Giampiero De Luca, nulla è cambiato".
Servono fatti, un intervento definitivo, incalza e conclude Vettoretti:  "A questo punto le scuse non ci bastano più, non ci interessano più. Non siamo criminali, non abbiamo commesso colpe perché ci si metta agli arresti domiciliari. Adesso vogliamo i fatti. Al di là del singolo caso che mi ha visto involontario protagonista, come Presidente della mia Sezione UICI, sono determinato a intraprendere ogni legittima iniziativa perché nel 2014 ai ciechi ma anche a tutti gli altri disabili sia garantito un trasporto pubblico che sia davvero per tutti".


Per info:


Il profilo Facebook di Massimo Vettoretti
La pagina di #Vorreiprendereiltreno


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Io non posso entrare (ma anche viaggiare, conoscere, amare…)
 
Redazione