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signore in carrozzina ostacolato da delle scaleUna relazione della Corte dei Conti sul fondo per l’abbattimento delle barriere nei luoghi pubblici sottolinea che i soldi (pochi) sono spesi soprattutto per caserme e sedi militari

La relazione della Corte dei Conti su La gestione degli interventi di ristrutturazione e di adeguamento delle strutture pubbliche per l’eliminazione delle barriere architettoniche è un documento che fotografa l’utilizzo dei finanziamenti pubblici predisposti sul capitolo 7344 dello stato di previsione della spesa del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (Mit), che hanno come obiettivo quello di abbattere le barriere architettoniche e favorire la accessibilità alle persone con disabilità dei luoghi pubblici.

SEMPRE MENO FONDI
- E’ stato pubblicato recentemente il documento che riguarda gli anni dal 2008 a oggi, che dà una immagine di quanto fatto per abbattere le barriere architettoniche nei luoghie nelle strutture pubbliche, grazie al fondo stanziato ad hoc.
Quello che emerge dalle ottantadue pagine di relazione, è innanzitutto una non adeguata copertura del reale fabbisogno di spesa, con una continua e progressiva riduzione degli stanziamenti che sono passati dai  14.100.000 euro del 2008 fino al completo azzeramento a partire dal 2012.

ACCESSIBILITA’ DI CASERME E SEDI MILITARI - Non solo pochi fondi, ma anche, sembrerebbe, poco ben distribuiti. La relazione mete infatti in evidenza come ad essere oggetto di intervento di eliminazione delle barriere architettoniche siano soprattutto caserme e strutture militari. Con che criterio, quindi, sarebbe fatta la scelta che premia queste strutture? La relazione ipotizza che le iniziative di abbattimento delle barriere siano state avviate e concluse soprattutto in base all’importanza dell’ente interessato, sia esso un organo statale centrale o decentrato o locale, le cui esigenze potrebbero essere state segnalate in modo più diretto ed efficace di quelle rappresentabili dai titolari o gestori di altri immobili. Ad esempio - continua la nota - è costante in tutte le regioni l’intervento di abbattimento e/o adeguamento delle barriere architettoniche nelle sedi militari o di forze dell’ordine e di sicurezza, come Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia.

I PROVVEDITORATI REGIONALI - Ma come funzionano questi stanziamenti, la loro destinazione e il loro concreto utilizzo in interventi pratici? A occuparsene sono i Provveditorati interregionali delle opere pubbliche. Si tratta di sette strutture che rispondono al Ministero, e per suo conto, operano sui territori con programmazione e realizzazione degli interventi. Comprendere in dettaglio quante e quali opere siano compiute sotto la diretta supervisione di questi enti, dice la relazione, non è però semplice, poiché le documentazioni relative, che i Provveditorati dovrebbero comunicare al Mit, non sono complete né esaurienti. Riporta la nota “Si tratta di notevoli carenze non colmate dagli organi centrali del Ministero, che-se ne deve dedurre-o non possiedono o non hanno ottenuto dai Provveditorati, salvo casi isolati, le informazioni che erano state richieste, anche reiteratamente, dalle note istruttorie di questa Corte". Continua la nota che Non è dato sapere, dunque, se vi sia stato confronto tra più esigenze di intervento, né con quale criterio questo confronto sia stato risolto né, e con quali caratteristiche, siano state effettuate gare tra le ditte”.

MENO BARRIERE NEI SITI CULTURALI E ARCHEOLOGICI - Tutto negativo quindi? No. La relazione sottolinea anche un aspetto positivo, ovvero gli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche messi in atto dal MIBACT, ovvero dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. A giovarne, i siti archeologici e culturali del Paese. Si tratta di un dato doppiamente positivo, considerando la difficoltà, talvolta, di intervenire in siti vincolati per i loro rilievi storico/culturale senza precluderne la salvaguardia.
Per quanto riguarda questi dati, la relazione riporta come si sia calcolato, per il 2011, un totale di 4.588 istituti e luoghi di cultura nel nostro Paese, di cui 414 di competenza statale, (e quindi del MiBACT), e 4.174 non statale. In questi, sarebbero presenti servizi per utenti disabili in 184 istituti e luoghi di cultura statali e in 1.409 non statali, e quindi complessivamente nel 34,72% dei casi. Una percentuale ancora bassa, che difficilmente potrà vedere un trend di crescita se non si interverrà con un finanziamento (ed eventuale ripensamento)  di questo fondo.


Per approfondire:

Il testo completo della relazione della Corte dei Conti “La gestione degli interventi di ristrutturazione e di adeguamento delle strutture pubbliche per l’eliminazione delle barriere architettoniche”

 
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