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Il Parlamento Europeo approva il testo della direttiva per l'adozione dell'Atto Europeo di Accessibilità, vediamo cosa contiene e quando potrebbe entrare in vigore

Secondo le stime dell'Unione Europea le persone con disabilità che vivono all'interno di quest'organizzazione di Stati oggi sono più di 80 milioni, una cifra che potrebbe crescere ed arrivare a 120 milioni nel 2020 a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. Viste queste cifre considerevoli, l’UE ha ritenuto necessario inserire nella sua agenda il tema e le problematiche legate all'accessibilità in Europa, termine che in questo caso è utilizzato con un'accezione molto ampia e che vuole comprendere prodotti, servizi, infrastrutture e tutto ciò che deve essere semplificato per un accesso ed uso da parte di persone con disabilità e non solo.

ATTO EUROPEO DI ACCESSIBILITÀ - Su questo tema si è mossa in primis la Commissione Europea che, ancora a fine 2015, nel dicembre 2016 ha pubblicato una proposta di direttiva per l'adozione dell'Atto Europeo di Accessibilità (AEA). Un atto che ha lo scopo di definire i criteri di accessibilità per una serie di prodotti e servizi che possono essere considerati fondamentali per le persone con disabilità, sia temporanea sia permanente, e che dovrebbero essere rispettati obbligatoriamente da tutti gli Stati membri dell'UE se la direttiva per la creazione dell'AEA venisse approvata.

I CONTENUTI - La proposta di direttiva, che è stata in questi giorni approvata dal Parlamento Europeo in prima lettura, prevede che gli Stati debbano garantire ai propri cittadini l'accessibilità di:

  • distributori automatici di biglietti e check-in
  • sportelli bancomat
  • PC e sistemi operativi
  • telefoni e televisori
  • servizi bancari per i consumatori
  • e-book
  • trasporto, compresi i trasporti pubblici urbani quali metropolitana, ferrovia, tram, filobus e autobus e i servizi connessi
  • e-commerce
  • altri servizi, quali terminali di pagamento, lettori di e-book e siti web sono stati inseriti dai deputati.

agevolando così la vita dei propri cittadini in molte delle azioni quotidiane che ad oggi, anche in Italia, risultano complicate e difficoltose anche per via della persistenza di molte barriere architettoniche. Basti pensare alle enormi difficoltà che incontrano le persone con disabilità motorie che devono utilizzare i mezzi pubblici e che, il più delle volte, si ritrovano di fronte mezzi sprovvisti di pedana o di posto dedicato alla carrozzina.

PER LE IMPRESE - L'armonizzazione dei requisiti di accessibilità all'interno dell'intero territorio europeo dovrebbe avere non solo evidenti risvolti positivi nella vita delle persone con disabilità, ma anche in quella delle imprese che godrebbero di una commercializzazione più facile dei propri prodotti negli altri Stati, grazie a nuovi criteri comuni per la produzione di prodotti o servizi accessibili, oltre che ad una generale diminuzione dei costi e un aumento delle possibilità di mercato per i beni e servizi che sarebbero favoriti dalla libertà di circolazione all'interno dell'Unione.

TEMPISTICHE DI APPROVAZIONE - Questa normativa, che ha lo scopo virtuoso di migliorare la vita dei cittadini europei, e la cui approvazione da parte del Parlamento Europeo è stata accolta positivamente da gran parte del mondo politico, è tuttavia ancora lontana dal portare concreti benefici nella vita quotidiana di ciascuno di noi. La procedura legislativa europea infatti, non è così diversa da quella italiana, e necessita dell'approvazione del testo sia da parte del Parlamento che da parte del Consiglio dell'Unione Europea – composto dai ministri dei governi dei paesi membri dell'UE -, fase che non ha limiti di tempo e che consente ai due organi di apportare modifiche al testo.

PROSSIMI STEP - Ora quindi la proposta di direttiva in tema di accessibilità europea passa nelle mani del Consiglio, che ha anche la facoltà di apportare modifiche, eventualità che  tra l’altro preoccupa Brando Bonafei, il vicepresidente dell'Intergruppo parlamentare sulle Disabilità, che teme la negoziazione in Consiglio sarà dura e faticosa, rischiando modifiche al ribasso sulla portata di questa normativa.

POSSIBILI ESITI - A seconda che il Consiglio approvi o modifichi il testo, la direttiva potrà essere approvata o dovrà proseguire il suo iter che potrebbe prevedere un'altra lettura in Parlamento e al Consiglio, una Conciliazione tra i due organi o addirittura potrebbe essere respinta e non entrare in vigore.

Augurandosi che ciò non accada, e che il Consiglio approvi con facilità una normativa davvero efficace nell'aumentare accessibilità di beni e servizi per i cittadini europei con disabilità, sembra utile ricordare come entra in vigore una direttiva, che è una delle cinque forme che può assumere un atto legislativo europeo.

ATTUAZIONE DELLE DIRETTIVE -  A differenza dei Regolamenti europei, le Direttive non sono direttamente applicabili e non sono vincolanti in tutti i loro elementi, sono invece atti che stabiliscono degli obiettivi comuni che tutti i paesi dell'UE devono realizzare. Nel caso in cui, quindi, dovesse essere approvata la direttiva che dà vita all'Atto Europeo di Accessibilità, essa conterrebbe degli obiettivi comuni di accessibilità, senza però imporre agli Stati una metodologia unica da adottare per raggiungerli.

SCADENZE PER L'AEA – Qualsiasi direttiva europea, dopo essere stata adottata, non entra immediatamente in vigore, e ciò allunga ancora i tempi per il raggiungimento di risultati riscontrabili dai cittadini. Nel caso specifico, i tempi tecnici per l'entrata in vigore della direttiva per l'adozione dell'AEA sono contenuti all'art. 27 della proposta di direttiva, che  prevede un periodo di 2 anni per l'adozione e la pubblicazione delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva, e di 6 anni per l'applicazione di tutte le misure per il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla direttiva.

NON RETROATTIVITÀ – Un altro aspetto di cui tenere conto riguarda la non retroattività di questa norma. L'eventuale obbligo di rispondere a requisiti di accessibilità imposti dalla direttiva, riguarderebbe infatti solo i nuovi prodotti o i servizi immessi nel mercato dopo l'applicazione della direttiva stessa.

PUNTI CRITICI – In seguito alla discussione parlamentare sulla proposta di AEA, che ha incontrato ostacoli in particolare per quanto riguarda la sostenibilità economica del progetto e l'adeguamento delle infrastrutture e delle imprese, parte dell'aula ha ottenuto delle esenzioni per le microimprese europee dai requisiti obbligatori. Le imprese con meno di 10 dipendenti e 2 milioni di fatturato sarebbero quindi esenti dagli obblighi imposti dalla direttiva, in quanto si ritiene che sarebbero soggette a un onere sproporzionato per via delle loro dimensioni, risorse e natura.

L'Atto Europeo sull'Accessibilità sembra, ad oggi, un progetto ambizioso e importante per i cittadini europei con e senza disabilità, che potrebbe comportare un notevole passo avanti per l'inclusività generale nell'UE. Ad un'analisi più approfondita si dimostra tuttavia il possibile risultato di un processo lungo e complesso: solo il tempo potrà dire se gli Stati Europei sono pronti ad unire i propri sforzi per cercare di perseguire un obiettivo comune oppure se, come spesso è accaduto in passato, la paura di sostenere spese consistenti e di scontrarsi con parte dell'opinione pubblica nazionale, porterà all'approvazione di una normativa di scarso rilievo.

Per approfondire: www.europarl.europa.eu

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Chiara Bullo