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Conosciamo Orietta Negri, tra le prime disabili su due ruote, dopo mille difficoltà

Siamo in compagnia di Orietta Negri, tra le prime ragazze italiane patentate speciali per motoveicoli, così da poter guidare una potente moto adattata alla guida per sopperire alla sua disabilità .
È una vera e propria rivoluzione, è caduto un altro muro intorno ai luoghi comuni se questo è il sesso debole‑¬¦
Chiediamo a Orietta se è stato difficile arrivare al conseguimento della patente che le permette di guidare la sua moto, che di cavalli ne ha davvero tanti.

â‚¬ËœÈ stato molto difficile, nonostante la legge che inizialmente ci vietava di guidare le moto sia stata abrogata. Le direttive emesse prevedevano la guida di una motocicletta con cambio automatico. Piccolo particolare: moto di questo tipo all’epoca non ne esistevano. Ma anche oggi ce n’è un solo modello ed è di una cilindrata esageratamente grande per chi vuole iniziare a guidare una moto. Dopo tre anni di lotta con la burocrazia, con l’aiuto di diverse officine siamo riusciti a trovare innanzitutto la soluzione ottimale per permettermi di guidare la moto con un cambio manuale esclusivamente con l’uso della mano destra. E quindi dopo un lungo calvario a luglio del 2006 sono riuscita a conseguire la patente A speciale (tipo di patente che permette di guidare motoveicoli, ndr)‑¬.

Lei si rende conto che ha fatto cadere due tabù in un solo memento, il primo che le donne non sanno portare le moto, il secondo che i disabili non possono guidarle? È grazie a persone che sanno lottare come lei se cadono questi muri costituiti solo da ignoranza. Sono certo che lei guida in sicurezza, giusto?
€˜Certo. Anche perché non ho voluto guidare una moto per correre, e comunque per questo c’è la pista, nella quale non viene richiesta la patente. La mia è pura passione di guidare la moto‑¬.

Negli anni in cui le è stata negata la patente, possiamo veramente parlare di diritti negati. Un consiglio per tutti i motociclisti?
€˜Casco sempre ben allacciato, Luci accese anche di giorno, abbigliamento tecnico, paraschiena, guanti. Ma soprattutto collegare il cervello‑¬.

Come si è innamorata della moto?
€˜Mi sono appassionata alle motociclette fin da bambina. Poi all’età di 13 anni ho avuto un incidente dal quale ho riportato la perdita delle dita della mano dx. Nel 2005, con l’approvazione della legge per il conseguimento della patente speciale da parte dei disabili per i motoveicoli, ho iniziato l’iter burocratico e a maggio dell’anno scorso finalmente ne sono entrata in possesso‑¬.

Difficile, vero?
€˜Molto difficile. I miei appoggi sono stati Stefano Dal Bo proprietario dell’officina che ha modificato la mia moto, e Gino Cesaro dell’autoscuola che mi ha seguito sia per le guide che per l’esame finale. Sono la seconda ragazza in Italia a conseguire questo tipo di patente ed è una bella soddisfazione‑¬.

E ora chiediamo a Stefano Dal Bo, che ha fatto le modifiche per poter permettere la guida di queste moto, quali difficoltà a incontrato nell’adattare una moto.
â‚¬ËœÈ davvero stato un percorso duro. Da quando è uscita la normativa nel 2005 cerco delle soluzioni, abbinando il mio lavoro alla passione per le due ruote. Questa è stata sicuramente quella marcia in più che mi ha permesso poi di realizzare un sogno per molti. È dura perché a differenza delle auto adattate nelle quali ci sono kit già preparati, sulle moto non c’è assolutamente nulla di pronto. È evidentemente una realtà innovativa: c’è un grande lavoro di adattamento, fatto di monta rimonta allunga accorcia, pur avendo dei prodotti omologati sia ben chiaro. Si ha bisogno di creatività , inventiva, infinite ore per correggere sbagli il tutto da perfetto artigiano in totale sicurezza. Questo permette anche di passare il collaudo finale‑¬¦ Fino a ieri serviva la relazione tecnica dettagliata di ciò che si doveva fare in base al certificato medico, e richiesta del nullaosta della casa costruttrice della moto. Le prime ad essere disponibili in tal senso mi sembra doveroso citarle sono state Suzuki e Yamaha‑¬.

È grazie ad artigiani e al loro impegno se tutto questo oggi è realizzabile, e sempre più persone con disabilità (donne e uomini) potranno provare l’ebbrezza delle due ruote‑¬¦

INFO:

Sull’argomento vedi anche:
MOTO ADATTATE ALLA GUIDA? QUALCOSA SI MUOVE

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[Valter Nicoletti]