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barriere archiettoniche: carozzina davanti a scale con semaforo rosso Una legge del 1986 introduceva l'obbligo per Comuni e Province di adottare i Piani per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche, ma oggi  sembra per lo più disatteso

Come purtroppo ben sappiamo, la nostra bella Italia è spesso inaccessibile in molte delle sue aree, uffici o servizi, anche pubblici, alle persone con disabilità. Quella delle barriere architettoniche  nelle nostre cità è una realtà che limita in grandissima misura l'autonomia e la qualità della vita di molte persone, non solo disabili.

Ma non c'era una legge, un qualcosa che impegnava lo Staton a garantire l'abbattimento delle barriere architettoniche? Certo che sì. Nell'ormai lontano 1986 l'Italia si impegnava a introdurre i PEBA, i Piani per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche: la legge 41/86 (art. 32) prevedeva che entro un anno  avrebbero dovuto essere adottati dai Comuni e dalle Province, pena un "commissariamento" da parte delle Regioni. Anche la successiva legge 104/92 (art. 24 comma 9) era entrata nel merito, ribadendone le indicazioni.

Oggi, a distanza di quasi trent'anni, la situazione in molti paesi e città d'Italia la conosciamo tutti, ed è per questo che l'Associazione Luca Coscioni, con firmatari Filomena Gallo, Marco Cappato e Gustavo Fraticelli, scrivono direttamente a Piero Fassino, Presidente dell'ANCI  - Associazione Nazionale dei Comuni Italiani pre chiedere che l'attuazione dei PEBA non sia una promessa che rimane su carta. Questa la loro lettera:

Egr. Presidente,
Le scriviamo per chiedere all'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani di fare quanto in Suo potere per interrompere una condizione di illegalità diffusa e di vera e propria flagranza di reato nei confronti delle persone disabili a causa dell'inesistenza in tutti Comuni italiani dei Piani per la Eliminazione delle Barriere Architettoniche, pur previsti dalla legge.

Come noto da 10 anni, l'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica si occupa della tutela delle persone con disabilità ed, in particolare, delle problematiche inerenti la massiccia presenza di barriere architettoniche  in tutte le nostre città che impedisce la loro mobilità, vanificano così il diritto all'accessibilità sociale secondo il principio delle pari opportunità con le altre persone. Principio cui è  finalizzata la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006, in vigore in Italia dal 2009, che sancisce  il diritto per le persone con disabilità alla vita indipendente ed all'inclusione sociale. Inoltre la stessa Convenzione ridefinendo, secondo la risoluzione del 2001 dell'Organizzazione mondiale della Sanità, il concetto stesso di  disabilità in forma dinamica,  come una inscindibile  relazione tra le  menomazioni soggettive della persona con disabilità ed i contesti sociali dove risiede, rende il tema dell' inaccessibilità / accessibilità delle strutture cittadine un elemento che condiziona in modo determinante il grado della disabilità.

Segnaliamo a Lei, come Presidente dei Comuni Italiani, in quanto gestori della stragrande maggioranza dei spazi pubblici e di un cospicuo numero di edifici pubblici - i cui sindaci avrebbero dovuto essere i principali obbligati, unitamente alle Provincie, Regioni e le Amministrazioni centrali dello Stato all'adozione dei Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche di rispettiva competenza, i così detti "PEBA"; in base alla legge del 1986, la n 41 art. 32, commi 21 e 22, come integrata dall'art. 24, comma 9 della L. 104/92 -  che, a tutt'oggi, dopo 27 anni i Comuni non hanno adottato i PEBA, al pari degli altri soggetti pubblici obbligati. Viceversa questi Piani  di gestione e pianificazione urbanistica - oltre a dare certezza prospettica al diritto alla mobilità delle persone con disabilità, in quando dagli stessi deve risultare anche la tempistica degli interventi per eliminare le barriere - sarebbero strumenti basilari ricognitivi volti anche a rendere sistemico nel tempo gli interventi  di abbattimento delle barriere architettoniche, che, fino ad oggi, sono soventi  sporadici dettati da contingenze e, perciò, spesso  molto onerosi per i Comuni.  Da quanto sopra è di tutta evidenza che vi è una situazione da parte di tutti i Sindaci di inadempimento dell'obbligo di adottare i PEBA, che provoca un grave vulnus ad un primario diritto soggettivo, quella alla mobilità, che genera intollerabili comportamenti dei Comuni discriminatori nei confronti delle persone con disabilità, censurabili  anche giurisdizionalmente in base alla Legge n. 67 del 2006 "Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni.". Tutela giudiziaria di cui molti cittadini disabili discriminati dai Sindaci si stanno sempre di più avvalendo con esiti favorevoli, anche tramite l'Associazione Luca Coscioni.

Quindi reputiamo che la mancata adozione dei Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche da parte dei Sindaci debba essere affrontata con la massima urgenza nell'ambito dell'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani da Lei presieduta, al fine del ripristino della legalità, trovando soluzioni per  potere dare inizio immediato all'adozione/attuazione dei PEBA. Tali soluzioni potrebbero includere anche un pressante azione dell'ANCI, tendente ad escludere le spese per il graduale abbattimento delle barriere architettoniche, come previste nei PEBA, dai vincoli di finanza pubblica imposti dal Governo ai Comuni, il cosiddetto "Patto di stabilità". Infatti è evidente che tale spese possono essere considerate un investimento "in conto capitale" perché, non solo valorizzano il patrimonio dei comuni, ma, rendendo accessibili le nostre città, hanno un effetto di volano per l'importante comparto del turismo. Inoltre si evidenza, sul tema coerenza PEBA con la presente congiuntura, che la  Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ha introdotto il concetto di "Progettazione accessibile" ed  "Accomodamento ragionevole" tra i principali impegni dello Stato, strumentali per garantire  e realizzare le pari opportunità delle persone con disabilità.  Concetti che in tema di accessibilità, o meglio delle opere per la rimozione delle barriere architettoniche e sensoriali, forniscono un ampio ventaglio di ricorso a soluzione innovative rispetto agli attuali standard normativi anche a basso impatto di spesa.

Auspicando nel ripristino dello Stato diritto, senza dovere essere costretti a ricorrere alla giurisdizione, come troppo spesso avviene nel nostro Paese, porgiamo cordiali saluti
Filomena Gallo, Marco Cappato e Gustavo Fraticelli

          
Per info:

Associazione Luca Coscioni


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Redazione