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Spettabile Redazione di Disabili.com,
Desidero raccontare un episodio accaduto a una mia amica disabile il giorno 08.12.2003, in località Alpe di Siusi (BZ).
Arrivata in zona, in compagnia della sorella ed un'amica per passare un po' di tempo in quei magnifici posti, e giunta in prossimità del lussuoso albergo Plaza, dopo aver notato un parcheggio segnalato per disabili, si è resa conto che il posto era occupato da una vettura senza il regolare tagliando arancione esposto.
Informatasi su chi fosse il proprietario è stata indirizzata proprio all'hotel Plaza.
Sembrava, infatti, che tale vettura fosse di uno dei gestori del suddetto hotel.
Dopo aver chiesto di chi fosse la vettura e se fosse possibile spostarla, dato che il posto era riservato ai disabili, la risposta di uno dei gestori è stata che non sapeva di chi fosse la vettura e che, in ogni caso, nel parcheggio faceva mettere chi voleva, poiché lo stesso era "privato".
Da rilevare che non c'era alcun cartello che identificava tale area come privata e in ogni modo anche in aree private, i posti dedicati ai disabili con apposita segnaletica devono, per legge, rimanere a disposizione di chi ne ha il diritto.
Fatte le dovute rimostranze il signore in questione non ha trovato di meglio che umiliare la mia amica davanti a tutti, definendola una disabile psichica oltre che fisica.
Solo una buona dose d'educazione e nervi saldi le hanno imposto di soprassedere di fronte all'energumeno, anziché chiamare i Carabinieri.
Al di là del fatto che dopo lunghe ricerche è comunque riuscita a trovare un parcheggio, ancorché non accessibile, è disdicevole che nonostante siano passati molti anni e siano state fatte molte lotte per la "Vita Indipendente" dei disabili, ci si trovi ancora di fronte a delle persone che, seppure fisicamente "normodotate", manifestano una preoccupante "disabiltà culturale".

Quanto sopra solo ed unicamente perchè possiate, se lo credete, dare risalto alla vicenda.
Della stessa si è già occupato il quotidiano "Alto Adige" con un articolo in prima pagina pubblicato Domenica 14 Dicembre u.s., di cui allego la copia.
Vi ringrazio per l'attenzione

Dario Di Giorgi


Da "ALTO ADIGE" - domenica 14 dicembre 2003

PARCHEGGIO PER DISABILI? "LO TOGLIAMO"
Brutta avventura per un donna in carrozzina in un albergo di Siusi

BOLZANO - È accaduto lunedì all'Alpe di Siusi, presso l'albergo a 4 stelle Plaza. Tutto è partito da un parcheggio segnalato per disabili occupato da una macchina sprovvista dell'apposito contrassegno. Una turista veneziana in sedia a rotelle voleva lasciare lì la sua auto. Si è rivolta al gestore dell'albergo per chiedere se quella macchina si poteva spostare, ma tra i due è scoppiato un violento diverbio. E alla fine l'albergo ha deciso di togliere i cartelli: "Con la chiusura della strada dell'Alpe il nostro parcheggio è diventato privato. Abbiamo lasciato il posto riservavano ai disabili solo per buona volontà. Ma adesso lo togliamo".

BOLZANO - Malinteso per gli uni, episodio increscioso per gli altri. È accaduto lunedì scorso all'Alpe di Siusi, presso l'albergo a 4 stelle Plaza. Tutto è partito da un parcheggio segnalato per disabili occupato da una macchina sprovvista dell'apposito contrassegno arancione. Una turista veneziana in sedia a rotelle, Federica Zago, voleva lasciare lì la sua auto. Si è rivolta al gestore dell'albergo, per chiedere se quella macchina si poteva spostare, ma tra i due è scoppiato un violento diverbio. E alla fine l'albergo ha deciso di togliere i cartelli: nel parcheggio privato non ci saranno più posti per i disabili.
"Lunedì - racconta Federica Zago - sono arrivata sull'Alpe di Siusi in compagnia di mia sorella e di un'amica. Giunti in prossimità del lussuoso albergo Plaza e notato un parcheggio segnalato per disabili, volevamo parcheggiare, ma il posto era occupato da una vettura senza il regolare tagliando arancione esposto".
A quel punto le tre donne fanno qualche domanda in giro.
"Ci siamo informati su chi fosse il proprietario e siamo stati indirizzati all'hotel Plaza", continua la signora Zago.
"La vettura, infatti, sembrava appartenere a uno dei gestori dell'albergo. Così siamo entrate nella hall dell'hotel per chiedere se fosse possibile spostarla, dato che il posto era riservato ai disabili.
Ma il gestore ci ha risposto dicendo di non sapere a chi apparteneva la macchina e che in ogni caso nel parcheggio faceva mettere chi voleva, perché privato.
E vista la temperatura fredda e la neve mi ha suggerito che, in quanto disabile, avrei fatto meglio a restarmene a casa".
Al Plaza confermano il diverbio, ma lo definiscono un malinteso.
"Il nostro - spiegano all'albergo - era un parcheggio pubblico, ma con la chiusura della strada per arrivare in cima all'Alpe è diventato privato.
Abbiamo lasciato i due cartelli che riservavano il parcheggio ai disabili soltanto per buona volontà pensando che se qualcuno aveva la sensibilità poteva lasciare i posti liberi.
D'altra parte, però, nulla vieta di parcheggiare lo stesso: si tratta di un'area privata, riservata agli ospiti e al personale. Visto quello che è accaduto, adesso abbiamo smontato i cartelli che riservavano i posti ai disabili. Il parcheggio ora è chiuso con la sbarra, il posteggio pubblico si trova più avanti".
Ma Federica Zago non ci sta.
"Ci tengo a precisare - afferma - che non c'era nessun cartello che identificava tale area come privata e in ogni caso, anche nelle aree private i posti dedicati ai disabili con apposita segnaletica, per legge devono rimanere a disposizione di chi ne ha diritto.
Ma alle mie rimostranze il gestore non ha trovato di meglio che umiliarmi davanti a tutti, definendomi una disabile psichica più che fisica, poiché viaggio in carrozzina. Solo una buona dose di educazione e nervi saldi mi hanno imposto di soprassedere di fronte all'energumeno anziché chiamare i carabinieri.
Al di là del fatto che dopo lunghe ricerche sono riuscita a trovare un altro parcheggio, mi rammarico che nonostante siano passati molti anni e siano state fatte molte lotte per la "vita indipendente" dei disabili, ci si trova ancora di fronte a persone che non meritano nemmeno di essere definite tali".