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Si è concluso a Mestre, in provincia di Venezia, il tour del Pit stop della sicurezza, iniziativa del Ministero dei Trasporti che già vi avevamo a suo tempo presentato.
Per noi è l'occasione per intervistare il padrone di casa, ovvero il dr. Carmelo Trotta, responsabile della Motorizzazione civile di Venezia.
Trotta, la Regione Veneto ha il triste primato degli incidenti stradali, spesso dovuti all'abuso di alcool e all'uso di droghe leggere, conosciamo il suo impegno e le sue tante iniziative su questo fronte. Vuole parlarcene?

"Per la verità devo correggere alcune sue affermazioni sul Veneto. E' una regione sicuramente a rischio, per quanto riguarda gli incidenti stradali. Ma da recenti analisi, studiando i dati ricavati, abbiamo stilato una graduatoria  dalla quale si evince che il Veneto quindici anni fa era la terza regione d'Italia con più incidenti stradali su un campione di 100.000 veicoli, mentre oggi è l'ottava. Quindi sotto un certo profilo la situazione è migliorata. Certo ci sono molte altre regioni messe meglio del Veneto. Ma intanto possiamo dire di aver fatto un grosso passo in avanti.
E' ovvio che si dovrebbe fare molto di più. Il fatto è che in Veneto ci sono alcune province che sono all'apice della graduatoria delle zone a  rischio: sono Treviso, Verona ma pure Vicenza non scherza così come purtroppo Venezia. Quindi da una parte il dato complessivo ci dice che il Veneto sta migliorando piano piano ma che alcune sue province non stanno migliorando affatto e quindi su queste bisogna intervenire".

Sì, ma come?

"Nel Veneto ci sono due milioni ottocentomila persone munite di patente di guida: creare un progetto complessivo è complesso, perché le variabili sono infinite. Anche le iniziative simboliche, vengono recepite da cento, mille persone, mai dai quasi 3 milioni. Se dobbiamo parlare ai conducenti dobbiamo trovare il modo di arrivare a tutti i conducenti. E questo è davvero difficile..."

Nella nostra testata ci pervengono spesso lamentele da parte dei lettori per la difficoltà di poter accedere alla  patente speciale da parte dei disabili motori. Sembra quasi un accanimento, in controtendenza rispetto all'insufficiente attenzione nei confronti dei deficit cognitivi, che sono molto più subdoli perché meno individuabili, ma anche molto più pericolosi. Può darci il suo parere?

"E' sicuramente uno dei prossimi nodi che dobbiamo affrontare, e guarda caso sono reduce dal convegno appena effettuato sulle condizioni psico-fisiche nella guida: sia medici che esperti giuridici hanno affrontato questi problemi, concludendo che la disabilità alla guida per deficit cognitivi è sotto stimata. Un evento come un ictus può creare danni enormi apparentemente non visibili. Secondo il mio parere si deve seguire questa strada: i medici ospedalieri devono porsi lo stesso problema. Se la sicurezza è un valore, ogni qual volta un professionista soggetto pubblico ha l'informazione che potrebbe essersi rotto l'equilibrio della persona, deve sorgere l'obbligo giuridico di segnalare. Quando i medici sostengono di non poter segnalare alla Commissione Medica Provinciale perché si violerebbe la privacy del soggetto, il giurista ha affermato che questo non è altro che una copertura, perché nel nostro ordinamento ci sono norme specifiche che affermano che ogni funzionario ha la responsabilità e l'obbligo di attivarsi per evitare il danno. Dice ancora il giurista che "un'azione che deve essere posta in essere per evitare un danno se non la metti in pratica è come se avessi provocato il danno". Quindi chi ha la conoscenza deve sentirsi in obbligo di segnalare. Sia ben chiaro che noi non vogliamo intrometterci in nulla, vogliamo solo essere allertati per attivare la procedura, per verificare le capacità o meno del patentato. Questa cosa deve essere fatta, e credo che diventerà operativa."

Il Comitato Tecnico consiglia di utilizzare degli strumenti quali dei simulatori basali, e il Presidente del Comitato l'ing. Franco Giannetti ha già individuato quali, proprio per la grande responsabilità che investe la Commissione stessa nel dover prendere una decisione sul confermare o negare la patente. Cosa pensa dei simulatori?

"Sono assolutamente necessari: è da alcuni anni che intendo fare ciò che è stato fatto a Milano e cioè avere il simulatore all'interno della Motorizzazione stessa. Poi servirebbe una pista di prova, così da avere non un punto d'arrivo ma un punto di partenza nell'affrontare queste cose. Sto cercando proprio fondi per poter realizzare questo progetto. Vorrei avere almeno due simulatori sul territorio, uno a Mestre e uno a Udine."

Queste giornate di sensibilizzazione alla sicurezza stradale da sole non possono essere una soluzione, ma sono sicuramente importanti. Bisogna però arrivare ad insegnare il rispetto del codice della strada fin dalla più piccola età, per esempio equiparando il rispetto dei posti riservati ai disabili, con quello di un'altra religione, o del colore della pelle diversa. Si farà così oltre alla sicurezza anche un lavoro sociale. Un esperto importante come lei è sulla stessa lunghezza d'onda?

"Assolutamente sì. E per dimostrarlo, ammesso che fosse necessario, confermo che non più di un mese fa abbiamo sottoscritto una convenzione nella quale ci siamo impegnati a fare 500 incontri nelle scuole nell'anno scolastico 2006/07. Dedicheremo soltanto due ore per ogni classe. Certo in due ore non si può dire tutto, ma alcuni concetti base sicuramente sì"…

Le autoscuole non dovrebbero fare qualche sforzo in più, per esempio organizzando corsi di guida sicura, per insegnare nella pratica a riprendere l'auto quando sbanda, come comportarsi in caso di acqua planning, o altro? Siamo convinti che si sopra stimi in genere le proprie capacità di guida. E questo avviene in particolar modo nei nuovi conduttori.

"Questo è un altro versante dell'intervento, ma un versante più complesso, perché lei mi sta dicendo che il conducente, prima di salire in macchina poco prima di conseguire la patente, dovrebbe avere l'opportunità di fare esperienza. Questo è un problema delicato, un problema serio che dovrebbe essere affrontato, ma ci vuole un apporto di carattere economico finanziario enorme perché per far fare delle prove ai candidati occorre strutturare il sistema. In questo momento non ho indicazioni precise. Sicuramente affronteremo questo problema, ma non in questa occasione."

Ringraziamo il dr. Trotta e auguriamo un buon lavoro.

INFO:
La presentazione dell'iniziativa "Fare un 'pit stop' al tour della sicurezza" 

Il sito della Motorizzazione Civile di Venezia 

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[Valter Nicoletti