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Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 30 anni.
Secondo quanto è emerso durante i lavori della Prima Conferenza Nazionale sui traumi da strada, il 60 per cento di tutti gli incidenti sono legati a fattori umani, ossia alla condizione psicofisica del conducente.
Anche alcune caratteristiche socio-economiche (una bassa estrazione sociale, una famiglia separata alle spalle, l'educazione trascurata e un fallimentare inserimento nel mondo del lavoro) sembrano predisporre un guidatore ad avere incidenti.
Sembrano essere correlate agli incidenti stradali pure alcune caratteristiche comportamentali: guida aggressiva, eccessiva velocità, fretta ingiustificata.
Si devono quindi considerare i pericoli che affronta chi guida un motociclo.
Non c'è alcun dubbio: il casco salva la vita, soprattutto da quando è diventato obbligatorio anche per guidare i "cinquantini".
I dati statistici parlano chiaro: il numero dei morti negli incidenti motociclistici è diminuito.
Si tratta certamente di un successo, accompagnato però da un altro "tipo di record in negativo": è infatti aumentato il numero di vittime, soprattutto giovani, che finiscono sulla sedia a rotelle per lesioni alla colonna vertebrale.
È sorta così una nuova emergenza, quella di curare adeguatamente il crescente numero di incidentati mielolesi. 
È naturale chiedersi se a questo urgente problema è corrisposto una adeguata creazione di  centri specifici.
Sembrerebbe di no: i centri destinati alla cura di chi ha subito un danno permanente alla colonna vertebrale in Italia sono solo una decina.
I posti a disposizione non soddisfano le esigenze e, in particolare, si trovano solamente nel Centro-Nord.
Per questo, nel Sud, si rischia ancora di morire di paraplegia.
Troppo spesso balzano agli onori della cronaca notizie di genitori costretti ad ipotecare tutto quello che hanno nel tentativo di curare i propri figli, per visite specialistiche all'estero perché da noi non c'è posto, o casi di disabili in carrozzina costretti in casa perché il loro condominio è sprovvisto di ascensore.
È chiaro perciò che la strada da fare è ancora in salita: servono nuovi centri di cura e di riabilitazione, così da garantire un maggior numero di posti, ed evitare ai pazienti dei veri e propri calvari.
Qualcosa però pare si stia muovendo.
Tre mesi fa è stato inaugurato un nuovo Centro per mielolesi, all'Ospedale Niguarda, finanziato dall'azienda milanese di Ca' Granda e dalla Regione Lombardia.
Si tratta di un'unità spinale unipolare: i pazienti vengono ricoverati subito dopo l'incidente e vengono dimessi a guarigione avvenuta.
L'unità, oltre ad essere fornita di ogni comfort, ha due appartamenti dove si può imparare a cucinare, ad usare il bagno, a salire e scendere dal letto, per tornare ad essere completamente autosufficienti.
Inutile dire che al Niguarda arrivano ogni giorno tantissime richieste: di chi spera di tornare a condurre una "vita normale".

Info

OSPEDALE CA' GRANDA - NIGUARDA - MILANO
(azienda ospedaliera)
Piazza Ospedale Maggiore 3
Milano (MI) 20162
telefono: (02) 6444