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CCSVI E SCLEROSI MULTIPLA
a cura di Ilaria Vacca
ccsvi

CCSVI E SCLEROSI MULTIPLA SONO DAVVERO CORRELATE?

La ricerca del professor Zamboni circa una possibile correlazione tra sclerosi multipla e patologie venose parte dall'analisi della letteratura scientifica.
Zamboni si è dedicato allo studio dei livelli di ferro presenti nei pazienti affetti da sclerosi multipla: i depositi di ferro in questi pazienti formano nel cervello degli accumuli intorno alle vene che ipediscono il normale drenaggio del sangue dalla testa al cuore.

Nessuno aveva mai pienamente spiegato questo fenomeno e l'eccesso di ferro era stato considerato un sottoprodotto tossico della sclerosi mutipla.

Zamboni ha iniziato a esaminare il collo dei pazienti utilizzando un Doppler ad ultasuoni, scoprendo così che quasi il 100% dei pazienti affetti da sclerosi multipla presenta un restringimento, torsione o blocco definitivo di quelle vene che dovrebbero servire a drenare il sangue dal cervello. Ha poi controllato queste stesse vene in persone sane e in pazienti affetti da altre malattie neurologiche, non trovando in esse nessuna di queste malformazioni.


La presenza di depositi di ferro ha spinto a ricercare una correlazione tra CCSVI e la SM.  Lo studio ha incluso varianti progressive di SM, con l'esclusione di forme non standard della malattia come la sclerosi concentrica di Balo o la sindrome di Schilder. Questo ha portato alla redazione di un'interessante ipotesi scientifica atta ad affermare che la CCSVI è presente nella maggior parte dei pazienti affetti da SM. In tutto il mondo, recentemente, sono nati studi atti a confermare le teorie di Zamboni. La più ampia indagine per verificare tale teoria è avvenuta presso il Neuroimaging Analysis Center di Buffalo. In merito al trattamento della CCSVI nei pazienti affetti da SM, i dati pubblicati mostrano un miglioramento della circolazione venosa cerebrale ed una riduzione del  numero di ricadute e di lesioni attive, nonché un miglioramento della qualità della vita. In soggetti affetti da SM progressiva questo andamento si blocca o rallenta. Secondo quanto pubblicato, questa esperienza protratta nell’osservazione per 2 anni è da considerare con attenzione come un trattamento efficace contro la SM da aggiungere ai trattamenti esistenti.


LE SPERIMENTAZIONI NEL MONDO


Una prima sperimentazione condotta €˜in cieco‑¬ (quindi rispondendo agli standard internazionali) è stata condotta presso l’Università di Buffalo (USA) e ha dato esiti differenti rispetto a quelli del Dott. Zamboni.
I risultati mostrano infatti che la percentuale dei pazienti con SM aventi la CCSVI è del 62,5% .
Nell’aprile 2010 una nuova sperimentazione ha avuto inizio ad Albany (NY ‑¬â€˜ USA) coinvolgendo 500 pazienti. Lo studio sarà completato nel 2012.
Diversi sono anche dati provenienti da altri due studi condotti in Polonia ed in Giordania.
Il primo studio polacco, non ancora pubblicato, è stato condotto presso il Dipartimento di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare di Katowice, ed avrebbe evidenziato su 250 pazienti affetti da SM una correlazione del 95% con anomalie venose.

In Giordania uno studio - pubblicato su International Angiology - sulla CCSVI e la sua ipotetica implicazione nella SM è stato condotto dal dottor Al-Omari, radiologo interventista e dottor Rousan, radiologo consulente, entrambi del Jordan University Of Science & Technology, King Abdullah University Hospital. Lo studio ha interessato 25 pazienti con SM e 25 controlli sani. Per la diagnosi è stato utilizzato l'ecodoppler secondo le indicazioni del protocollo messo a punto dal dottor Zamboni. Il 94% dei pazienti mostravano alterazioni a carico del sistema venoso profondo. L' 84% dei pazienti con SM soddisfavano chiaramente i criteri diagnostici di CCSVI con reflusso nella vena giugulare interna sinistra, flusso misto nella parte prossimale della giugulare, flusso normale nella parte distale a causa di restringimenti che provocavano questi flussi anormali. Inoltre si è notata la presenza di membrane flaps ecogeniche all'interno delle vene giugulari interne in diversi pazienti con una maggiore frequenza nel lato sinistro. Solo il 24% dei controlli sani mostrava alterazioni emodinamiche ma nessuno di questi soddisfava i criteri diagnostici di CCSVI. A seguito dell'intervento di liberazione avvenuto con angioplastica dilatativa, di cui non vengono riportati gli eventuali effetti collaterali, secondo gli autori dello studio i pazienti avrebbero riferito dei benefici (di varia entità , e di non precisata durata o parametri oggettivi di riferimento), tra cui una diversa colorazione in volto, un minor affaticamento e maggiore controllo sfinterico (vescicale e anale), ed altre.

Fonte: Associazione CCSVI nella Sclerosi Multipla


In questa sede riteniamo opportuno anche segnalare la posizione della più importante associazione italiana per la Slerosi Multipla, non allineata a quella dell'associazione sopra menzionata. Si tratta dell' AISM, a questo link trovate riassunta la posizione dell' Associazione Italiana Sclerosi multipla.

ATTENZIONE: Le informazioni riportate su questa pagina sono aggiornate al 2011, potrebbero pertanto non essere complete.

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