Fine vita. Parte la mobilitazione per lo stop alla legge

Aprile 10, 2026

Suicidio assistito. Partita la mobilitazione dell’Associazione Luca Coscioni in oltre 100 piazze d’Italia. Cappato: “Il Governo vuole fermare un diritto perché ha finalmente iniziato a funzionare”

E’ una mobilitazione nazionale, quella che l’Associazione Luca Coscioni ha lanciato, per chiedere al governo il ritiro della proposta di legge sul fine vita, da mesi all’esame del Senato senza avanzamenti.
La proposta di legge governativa, che vorrebbe introdurre importanti restrizioni ai diritti attualmente in vigore in tema di fine vita, era stata presentata 9 mesi fa, ma è ancora ferma in Parlamento. Nel frattempo, in assenza di una legge nazionale che regoli la materia (da sette anni la Corte Costituzionale ha richiamato il Parlamento a legiferare, ndr), resta in vigore quanto stabilito, con valore di legge, dalla Corte costituzionale con la sentenza sul caso Cappato–DJ Fabo (sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale), e le successive sentenze, che hanno decretato il diritto di accedere l’aiuto al suicidio da parte del Servizio sanitario nazionale in presenza di specifiche condizioni.

Quando è ammesso l’aiuto al suicidio assistito

Ricordiamo che la Corte costituzionale ha stabilito che oggi in Italia non è punibile l’aiuto al suicidio medicalmente assistito quando siano presenti tutte e 4 le condizioni che prevedono che la persona sia:
– affetta da una patologia irreversibile,
– in uno stato di sofferenza fisica e psicologica ritenuta intollerabile,
– tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale,
– capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

Cosa prevede la proposta di legge del Governo

Dichiara Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni: “In Italia grazie alla sentenza della Consulta 20 persone hanno già ottenuto il via libera dal Servizio sanitario nazionale, in 14 hanno effettivamente avuto accesso all’”aiuto alla morte volontaria, spesso dopo lunghi percorsi giudiziari”. prosegue la Segretaria nazionale :“Nessuna di queste avrebbe potuto farlo se la proposta di legge del Governo fosse stata in vigore: invece di semplificare, introduce ostacoli che renderebbero l’accesso di fatto impossibile. Nel dettaglio, la proposta:
– elimina il ruolo dei medici del Servizio sanitario nazionale, sostituendoli con un comitato di nomina governativa;
– limita l’accesso ai soli pazienti dipendenti da macchinari;
– svuota di valore le disposizioni anticipate di trattamento;
– introduce l’obbligo di passaggio in tribunale anche in presenza dei requisiti”.

Cappato: “ostruzionismo ad un diritto”

Evidenzia Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni come “Dopo i primi 3 anni dalla sentenza della Corte costituzionale del 2019, durante i quali nessuno aveva ottenuto accesso all’aiuto alla morte volontaria, dal 2021 le persone hanno iniziato a vedere riconosciuti i propri diritti”. “Dal primo caso di Federico Carboni nel luglio 2022 si è arrivati a 6 persone nel 2025 e già 4 persone sono state aiutate a morire dal Servizio sanitario nazionale nei primi 3 mesi del 2026. È proprio perché la sentenza della Corte costituzionale ha iniziato a essere applicata dal Servizio sanitario che il Governo ora tenta di bloccare l’applicazione con una legge. Si tratta di una scelta politica precisa: non essendo più riusciti a bloccare totalmente l’applicazione della sentenza della Consulta con l’ostruzionismo, il Governo ha tentato di intervenire legislativamente, senza però finora riuscirci.
Chiediamo alla Presidente del Consiglio di ritirare questa proposta, che non ha consenso nemmeno nella maggioranza, ed è di ostacolo alle e ai Parlamentari per finalmente discutere del tema liberi da disciplina e vincoli di partito e coalizione.”

La mobilitazione e le richieste

Con la mobilitazione in corso, l’Associazione Luca Coscioni rilancia tre richieste:
1. il ritiro del testo governativo;
2. l’avvio di un confronto parlamentare libero anche sulla base della proposta di legge popolare “Eutanasia Legale”;
3. l’adozione, da parte delle Regioni, di procedure certe e tempi rapidi per garantire i diritti già riconosciuti.

Fino al 19 aprile, volontarie e volontari saranno presenti con banchetti e iniziative in 80 città distribuite in tutte le Regioni italiane, per un totale di oltre 100 appuntamenti tra piazze, università e luoghi pubblici con l’obiettivo di informare e raccogliere adesioni all’appello pubblico. Qui la mappa dei banchetti.

Redazione

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