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Dall'Olanda uno studio rivoluzionario sul trattamento di pazienti adulti che hanno subito lesioni spinali o in bambini con paralisi cerebrale infantile per il recupero della mobilità degli arti inferiori

Secondo un recente studio pubblicato dagli scienziati della VU University di Amsterdam, i neonati nascerebbero con un istinto naturale a camminare, che non sarebbe quindi sviluppato con la crescita. Questa rivoluzionaria scoperta, hanno spiegato i ricercatori, potrebbe rappresentare la chiave di volta nello studio del recupero della mobilità degli arti inferiori da parte di pazienti che hanno subito lesioni spinali o in bambini con paralisi cerebrale infantile.

Chiunque abbia tenuto un bambino vicino al pavimento e visto il bambino "camminare nell'aria" ha potuto vedere questo istinto innato per camminare. Questo riflesso primitivo è il fondamento su cui i bambini costruiscono un movimento indipendente e iniziano a camminare.

"Abbiamo osservato lo svilupparsi delle capacità motorie sia nei neonati che nei cuccioli degli animali - ha spiegato la dottoressa Nadia Dominici, alla guida del team di scienziati che studia i processi cerebrali alla base dello sviluppo di locomozione - constatando come esseri umani e animali imparino a camminare in maniera sorprendentemente simile".

Gli scienziati hanno dimostrato che i movimenti che compongono l'azione di camminare sono generati dalla combinazione flessibile di un piccolo insieme di gruppi di muscoli, detti "locomotori primitivi", che semplificano il controllo della locomozione. "I neonati - ha spiegato ancora la dott.ssa Dominici - presentano due meccanismi neurali innati che sono alla base della locomozione: uno che comanda alle gambe di flettersi ed estendersi e l'altro che indirizza l'alternanza destra, sinistra, destra, sinistra che procedere in avanti mentre si cammina. Quello che poi i bambini imparano con l'esperienza sono il bilanciamento, il timing del passo e lo spostamento del peso".

Questi istinti primitivi sono inaspettatamente uguali o molto simili nelle differenti specie che gli studiosi hanno analizzato, ratti compresi. Come ha spiegato la dott.ssa Dominici "nonostante tutte le differenze nella struttura del corpo e nell'evoluzione, i meccanismi di locomozione nelle diverse specie animali potrebbe partire da meccanismi primitivi comuni, forse anche derivanti da un'ancestrale rete neurale comune".

Queste scoperte potrebbero essere significative per aiutare i pazienti con disabilità motoria a recuperare una certa mobilità, oltre che i bambini con paralisi cerebrale infantile. Il team della dottoressa Dominici ha già avuto risultati promettenti in riabilitazione di ratti feriti e ha in programma ulteriori approfondimenti. In particolare la seconda fase dello studio si sta concentrando ora sull'analisi dell'applicabilità del trattamento a cui sono stati sottoposti i ratti anche ai bambini con paralisi cerebrale e adulti con lesioni del midollo spinale.


PER APPROFONDIRE:


Testo completo del comunicato stampa ufficiale della VU University


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Alessandra Babetto


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