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occhioProtesi microelettriche per contrastare la retinite pigmentosa e la degenerazione maculare

Realizzare un occhio sintetico perfettamente funzionante è un'impresa impossibile? Pare di no.
Sono 20 i gruppi di ricerca sparsi da ogni parte del globo che stanno lavorando a questo progetto, e i progressi iniziano ad essere tangibili.

A Boston, presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology), è stato realizzato un nuovo prototipo in grado di ridare la vista in alcune situazioni patologiche, tra cui la retinite pigmentosa e la degenerazione maculare, nell'ambito del progetto Boston Retinal Implant Project. Queste protesi microelettroniche sono una sorta di specialissimi occhiali sui quali è montata una piccola videocamera che fornisce i dati dell'immagine catturata da un chip incastonato nel titanio e montato sulla superficie esterna del bulbo oculare. Il processore invia poi i dati al sistema nervoso attraverso un gruppo di elettrodi fissati sotto la retina per stimolare il nervo ottico. Gli "occhiali" hanno inoltre la funzione di trasmettere energia alle bobine che circondano i bulbi oculari.

Questo tipo di impianto rimpiazza le funzioni delle cellule della retina permettendo di vedere davvero molto meglio, pur sintetizzando solamente l'immagine con definizione molto bassa.

Per fare sì che l'immagine finale sia di buona qualità sarebbe necessaria una protesi retinale ad altissima risoluzione, in gradi di elaborare un immenso quantitativo di pixel a velocità molto elevate. Questo tipo di impianti devono infatti sostituire le funzioni della retina, cioè rimpiazzare le milioni di cellule fotorecettori presenti nell'occhio.

Il MIT lavora sul Boston Retinal Implant Project da 20 anni con passione e impegno. Il professor John Wyatt, coordinatore del progetto, intende testare il prototipo per i prossimi 3 anni.

Questo tipo di tecnologia è però raffinata quanto delicata, e non tutti gli studiosi sono d'accordo sulla migliore posizione da attribuire agli elettrodi che trasmettono le immagini al nervo ottico. "Bionic Vision", gruppo di ricercatori australiani molto famoso, sostiene ad esempio che gli elettrodi vadano posizionati al di sopra della retina, mentre il MIT è convinto che il posto giusto sia al di sotto. Posizionando gli elettrodi sotto la retina infatti sarebbe necessario un intervento di chirurgia meno invasivo, riducendo il rischio di lacerazione della stessa retina.



Per info:

http://www.bostonretinalimplant.org


In Disabili.com:

Cellule staminali e disabilità


RETINA ARTIFICIALE DALLE CELLULE STAMINALI EMBRIONALI



Redazione

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