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Nei pazienti che hanno partecipato alla sperimentazione LifeLoS di Santa Lucia IRCCS ed ESA si sono osservati benefici sulla paura di cadere, disturbi ansiosi e sintomi depressivi

La tecnologia come alleata della salute è la migliore delle tecnologie possibili. Per questo motivo le sperimentazioni che hanno ad oggetto l’applicazione degli strumenti tecnologici in ambito sanitario e assistenziale sono quantomai interessanti. Come le ultime risultanze date da un progetto, promosso dall’agenzia europea spaziale e realizzato dall’Istituto di Ricerca Santa Lucia, che ha avuto come oggetto l’utilizzo di questi strumenti in pazienti fragili, per poterne monitorare gli spostamenti e prevenirne le cadute.

L’OBIETTIVO DEL PROGETTO
Il progetto LifeLos (Lifesaving Location Service), destinato a pazienti e professionisti sanitari, è partito da una premessa: la paura di cadere rappresenta un fattore di rischio per il verificarsi di incidenti e cadute in pazienti fragili. Da qui sono partiti ESA - European Space Agency, il Laboratorio di Tecnologie e Metodologie Formative per l'Assistenza alla Disabilità in collaborazione con i Servizi IT del Santa Lucia IRCCS, insieme ai partner tecnologici Davra e Abaco, per sviluppare un progetto che avesse come obiettivo una maggiore sicurezza di percorsi e spostamenti dentro e fuori l’ospedale.

LA TECNOLOGIA UTILIZZATA
polso di una persona che indossa uno smartbandPer la parte tecnologica, nel progetto sono stati utilizzati strumenti diversi: per monitorare gli spazi esterni dell’ospedale di neuroriabilitazione romano sono stati usati degli smartband che hanno consentito di sfruttare la localizzazione satellitare, attraverso la rete satellitare Galileo dell'ESA.
Per gli spazi interni si è invece usato un sistema di radiofari bluetooth (beacon), che hanno consentito di rilevare pazienti che necessitano di assistenza (sia per una caduta sia per i rischi dell’area frequentata), utilizzando una app contenente la mappatura tridimensionale di tutto l’ospedale.
"Per selezionare la giusta tecnologia – spiega Emiliano Mazzi, ingegnere dei Servizi IT del Santa Lucia IRCCS -  abbiamo individuato le tecnologie più adatte per vestibilità e comfort per il paziente confrontandole con quelle che sono le necessità dell'organizzazione del reparto. Ad esempio è stato necessario individuare dispositivi con una batteria che durasse a lungo in modo da essere sempre certi che il paziente avesse con sé un dispositivo carico e funzionante: per questo motivo sono stati scelti gli smartband, rispetto agli smartwatch i quali, pur avendo più sensori e funzioni, non assicuravano la capacità di mantenere una carica sufficiente, anche per diverse settimane, che è la priorità per il successo di questo progetto.

I RISULTATI
Dopo la sperimentazione durata un anno, i dati raccolti dal progetto LifeLoS hanno permesso di arrivare ad alcune interessanti evidenze: sui pazienti che hanno utilizzati questi devices per otto settimane è stato rilevato un impatto positivo che ha ridotto ansia e paura di perdere l’equilibrio e cadere. Anche l’umore è stato influenzato. Spiega Roberta Annicchiarico, geriatra e direttrice del Laboratorio di Tecnologie e Metodologie Formative per l'Assistenza alla Disabilità del Santa Lucia IRCCS: “(…) In particolar modo, intervenire sulla paura di poter perdere l'equilibrio durante le normali attività della quotidianità ci permette di agire su uno dei maggiori fattori di rischio per la sicurezza dei soggetti fragili." “Dal punto di vista dei nostri pazienti, il costante monitoraggio e il senso di sicurezza garantiti dal sistema LifeLoS hanno rappresentato un valore aggiunto durante il ricovero presso la struttura”.  

Potremmo dire questo progetto è anche il risultato di una tragedia come la pandemia: è stato infatti concepito durante i giorni dell’infuriare del Covid, quando il contesto richiedeva misure di distanziamento sociale, con un notevole impatto sulla gestione dei pazienti ricoverati. Il progetto LifeLos presenta quindi, tra le sue funzioni, anche quella di segnalare in tempo reale la localizzazione delle aree in quarantena e di quelle libere da virus, permettendo l'elaborazione e il ricorso a percorsi alternativi sia ai pazienti che ai professionisti sanitari che devono raggiungere un servizio sia all'interno degli edifici che negli spazi esterni.

Redazione

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