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Chi cammina male per sopperire a una difficoltà può assumere posizioni scorrette che portano  alla comparsa di problematiche ai piedi come tallonite e altro. Vediamo come evitare fenomeni di cronicizzazione che una volta instaurati possono essere davvero molto complessi da mandar via, e in alcuni mettere a serio rischio la futura deambulazione

Quando una disabilità o una limitazione fisico-motoria comporta delle difficoltà nell’esecuzione di alcune azioni, spesso la grande forza di volontà, unita magari a suggerimenti da parte di professionisti come il fisioterapista, permette di trovare “altre strade” per compiere quel gesto.

Ci si troverà quindi a fare un movimento (come ad esempio afferrare un bicchiere)  magari in maniera stilisticamente meno bella, ma perfettamente funzionale allo scopo prefissato. Si tratta di  nuove strategie, perfettamente lecite e adatte allo scopo, che tuttavia alle volte presuppongono dei movimenti che sfruttano in maniera anomala posture, o sovraccaricano legamenti e articolazioni: cosa che col tempo può portare a problemi di natura infiammatoria, come visto nelle problematiche alla spalla per chi utilizza la carrozzina.

Oggi vorrei porre l’attenzione ai potenziali problemi ai piedi, sui quali può incorrere chi ha una deambulazione non corretta. Chi, anziano o in altre situazioni di limitazione nei movimenti, si trova a camminare in maniera precaria o non correttamente bilanciata per ovviare alle sue difficoltà di deambulazione o problematiche posturali, può alla lunga iniziare a percepire un forte dolore proprio sotto il piede. In queste situazioni, e per questi soggetti già vulnerabili, può essere un vero problema e, anzi, un motivo per smettere di camminare definitivamente.

Le deambulazione non corretta può causare infiammazioni ai piedi come la tallonite, la fascite plantare o la spina calcaneare ecc ecc. Tutte queste problematiche hanno alla base un disturbo a carico del tallone o della fascia plantare: strutture appunto che normalmente subiscono il peso del corpo, se ben ripartito tra entrambi i piedi. Se invece questa condizione non viene soddisfatta correttamente, ma anzi abbiamo un sovraccarico su una delle due gambe, sarà quasi scontato che prima o poi sopraggiumngerà una di queste infiammazioni.

Generalmente questo genere di infiammazioni non hanno quasi mai un esordio acuto, con un dolore che si scatena improvvisamente violento,  piuttosto, il loro andamento è graduale, e ascoltare il proprio corpo, dandogli lo spazio che richiede, può essere una soluzione che fornisce un sollievo duraturo e sopratutto evita fenomeni di cronicizzazione che poi diventano davvero complessi da gestire.

Quando si avverte un dolore al tallone, un dolore sotto il piede, durante la deambulazione  - magari la mattina - è bene rivolgersi al medico curante che generalmente prescrive una lastra Rx, per analizzare l’anatomia del piede dal punto di vista osseo e per avvalorare l’ipotesi di sovraccarico o spina calcaneare.
Una volta trovata la causa del dolore, sarà opportuno provare a risolverlo grazie a una serie di rimedi naturali e a cure fisioterapiche.

Il primo rimedio naturale che posso consigliare è certamente il ghiaccio, applicando la borsa almeno per 3-4 volte al giorno per non più di 15 minuti sulla zona dolente. Tale pratica è la più immediata, e la più semplice da attuare. In questa fase può essere di aiuto una crema a base naturale come l’arnica che ha un grande effetto sull’infiammazione locale.
Ma compito del medico e del fisioterapista non è solo allontanare il sintomo doloroso, seppur quello sia il motivo di tanta preoccupazione.
Sarà opportuno intervenire con la fisioterapia per sfiammare in profondità le strutture infiammate del piede mediante le Onde d’urto. Tale terapia è un po’ fastidiosa, ma comunque tollerata dalla maggior parte dei pazienti, per i suoi effetti sul dolore a volte anche istantanei. Se ad essere infiammati sono anche i legamenti del piede o della caviglia sarà utile anche della Laserterapia ad alta potenza, per raggiungere zone profonde con efficacia terapeutica.

In questa fase dovrà contemporaneamente essere considerata la modalità di deambulazione e sarà compito del fisiatra e del fisioterapista individuare delle strategie o degli ausili come delle solette personalizzate in grado di diminuire la sofferenza sulla zona e facilitare la deambulazione. Certamente non si può chiedere di non camminare, ma modificare alcuni aspetti come le calzature, potrebbe essere una corretta strategia.


David Di Segni
Fisioterapista presso Mdm fisioterapia
www.mdmfisioterapia.it