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Cellule staminaliTerapia, trattamento compassionevole, protocolli, sperimentazioni: serve più chiarezza sulla situazione

IL CASO - Le cellule staminali sono recentemente tornate al centro delle pagine della cronaca nazionale con i casi di Celeste Carrer e Smeralda Camiolo. Il primo caso riguarda una bambina affetta da atrofia muscolare spinale, malattia neuromuscolare fortemente disabilitante; il secondo riguarda una bambina in coma dalla nascita per i danni celebrali causati da un'asfissia al momento del parto. Entrambe sono state "curate" con le staminali, in entrambi i casi è intervenuto un tribunale a interrompere le cure. Nel caso di Celeste le cure sono poi state riprese in seguito a un'azione legale dei genitori e sono state  definite dal Ministro Balduzzi "trattamento compassionevole", non cure sperimentali.
L'uso compassionevole "consente di somministrare una sostanza farmacologica non sufficientemente testata, e al di fuori di una sperimentazione, a persone per le quali non esiste un'alternativa valida e che, in base alle conoscenze disponibili, potrebbero giovarsene" (DM 5-12-06).

LE STAMINALI -  Le cellule staminali, come ormai tutti sappiamo, sono cellule primitive non specializzate, dotate della singolare capacità di trasformarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo. Le staminali però non sono tutte uguali ma sono distinte per tipologia e provenienza. Escluse le staminali embrionali, non utilizzabili in Italia a causa del dibattito etico tutt'ora in corso, restano le staminali adulte, le staminali amniotiche e le staminali ombelicali; rispettivamente derivanti da pazienti adulti, liquido amniotico e cordone ombelicale.

LE TERAPIE - Le terapie con le staminali sono quindi realtà oppure no? Si, ma solo per alcune  patologie, come il trapianto di midollo osseo nelle leucemie e nei linfomi, le ricostruzioni di cornea e di pelle. In questi casi si tratta di opzioni terapeutiche consolidate, in quasi tutti gli altri casi si tratta di terapie sperimentali.
Una terapia è sperimentale quando ancora non ne sono stati accertati e approvati  (dalle Agenzie per i medicinali - nel caso dell'Europa l'ente preposto è l'EMA, European Medicines Agency) i risultati. Perché una terapia (o un farmaco) siano approvati devono superare diversi livelli di studio, che ne testano la sicurezza e l'efficacia sia sul breve che sul lungo periodo, prima in laboratorio, poi sugli animali e infine sui pazienti. Gli studi sui farmaci sono detti "studi clinici" o "trial clinici", ricerche condotte seguendo una metodologia riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale (normalmente randomizzati, in doppio cieco e controllati con placebo).

CURARE CON LE STAMINALI - I trial clinici attualmente in atto basati sull'uso di cellule staminali sono tantissimi. E' sufficiente scorrere le pagine del sito di Telethon, più importante realtà italiana ad occuparsi di ricerca medica scientifica, per rendersi conto di quanti ricercatori stiano indagando la possibilità di utilizzare le cellule staminali. In molti casi i trattamenti sono già somministrati ai pazienti, come nel caso della Distrofia di Duchenne o della Sla. Sono infatti molte le strutture ospedaliere che propongono questo tipo di trattamento ai propri pazienti, che vengono inseriti in protocolli sperimentali. Questi protocolli non sono altro che parte la parte attiva dei trial clinici: i pazienti sono sottoposti a trattamento sperimentale, sono monitorati continuamente e i dati prodotti dal monitoraggio sono usati per completare gli studi. A volte i pazienti mostrano leggeri miglioramenti, a volte no. In alcuni casi per completare uno studio possono servire decenni.

NON GENERARE FALSE SPERANZE - Alla luce di tutto ciò è fondamentale ricordarsi che la scienza non fa miracoli. Che un genitore lotti per tentare tutte le terapie possibili per il proprio figlio è naturale. Ciò non implica che la terapia a base di staminali sia correttamente inquadrata in un trial clinico ne che garantisca risultati.
 In seguito al caso di Celeste Carrer sono stati 17 i neurologi italiani, compreso il Prof. Carlo Minetti, Presidente Società Italiana di Neurologia Pediatrica, a mettere in guardia il pubblico da false speranze.  - "L'identificazione di una cura per l'atrofia muscolare spinale (SMA) è l'obiettivo primario della comunità scientifica e delle associazioni di pazienti e famiglie, sia italiane che internazionali. Nel caso del trapianto di cellule staminali adulte proposto dal Dr. Andolina  però - leggiamo nel comunicato - non è stato ad oggi prodotto o pubblicato alcun dato scientifico sperimentale che supporti la validità e l'efficacia di questa potenziale terapia. [..]I risultati preliminari dei 5 bambini trattati all'Ospedale Burlo di Trieste non mostrano alcuna evidenza di miglioramento dopo il trattamento. In tutti questi bambini, le variazioni più rilevanti sono state osservate in seguito all'introduzione di aiuti per la respirazione o per la nutrizione che hanno notevolmente migliorato sia la loro qualità di vita che la loro sopravvivenza. Pertanto, troviamo scientificamente e moralmente scorretto parlare di "condanna a morte" di chicchessia in mancanza di trapianto delle cellule staminali, dal momento che non vi è alcun dato scientificamente valido a supporto dell'efficacia del trattamento con cellule staminali mesenchimali nella SMA."


EVITATE I RAGGIRI -
Chi promette cure miracolose a base di staminali e vi chiede del denaro è spesso un ciarlatano che tenta di raggirarvi. Fate attenzione alle pubblicità ingannevoli, soprattutto online.  Chiedete sempre informazioni: alla vostra associazione, al vostro medico di fiducia, ai centri di riferimento per le malattie rare. Potete anche consultare il sito http://stemcells.nih.gov/, che elenca tutte le terapie scientificamente dimostrate a base di staminali e tutti i centri di ricerca correlati.

Per info:
Stem Cell information
Telethon 
Ema - Agenzia Europea per i medicinali 
Linee guida della società internazionale per la ricerca sulle staminali


In Disabili.com:

AUMENTO DEI CASI DI SLA TRA GLI AGRICOLTORI, FORSE LA CAUSA SONO I PESTICIDI

SCOPERTA UNA PROTEINA CHE CAUSA IL DOLORE CRONICO. POSSIBILI NUOVE TERAPIE?


Ilaria Vacca


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