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una donna assume il Sativex attraverso un inalatore sprayQui le informazioni su come agiscono i principi attivi della cannabis, quali farmaci sono in commercio e come ottenerli

 

Quando si parla di cannabis terapeutica cosa vi viene in mente come prima cosa? Pensate a quali patologie si applica, fate un risolino, o iniziate a pensare alle comunità di recupero? In questo articolo cercheremo di spiegarvi tutto quello che serve sapere per chiarirvi le idee.

PRINCIPI ATTIVI - Per prima cosa è necessario far chiarezza: c’è una grossa differenza tra i principi attivi impiegati a scopo terapeutico, e quelli impiegati per uno “ricreativo”. Sono due i principi attivi della cannabis presi in causa: il THC (delta 9-tetraidrocannabinolo), che se abusato provoca effetti psicotropi e può portare all’abuso della sostanza (ma che se dosato correttamente porta sollievo a diversi disturbi); e il cannabidiolo, il quale non causa psicotropia, dispone di rilevanti proprietà farmacologiche e antinfiammatorie, e che secondo dati clinici e sperimentali non produce rilevanti effetti collaterali.
Entrambi i principi vengono quindi usati nelle terapie che coinvolgono la cannabis, ma il dosaggio del THC è calibrato in modo che gli effetti psicotropi vengono controllati dal cannabidiolo conferendone maggiore tollerabilità. Il THC infatti è efficacemente impiegato da diversi anni contro la nausea (come anti- emetico) e per stimolare l’appetito in pazienti che soffrono di disturbi alimentari, pazienti oncologici in cura chemioterapica, pazienti con AIDS conclamata. Quindi combinando THC e cannabidiolo con metodo scientifico si possono ottenere gli effetti terapeutici descritti più in basso, attraverso i farmaci cannabinoidi.


COME AGISCONO I CANNABINOIDI? - Secondo gli studi, i farmaci cannabinoidi agiscono sui recettori del cervello, combattono e prevengono le infiammazioni cerebrali. Ad esempio, nei recettori CB1 che preservano le funzioni cognitive e ostacolano il rischio di eccitotossicità (fenomeno in cui i neuroni subiscono effetti tossici devastanti dovuti una forte stimolazione eccitatoria da parte di amminoacidi come il glutammato, compromettendo il metabolismo cellulare), e nei CB2, che tutelano il cervello dalla neuro infiammazione causata dall’accumulo di placca la quale porta morte cellulare.


PATOLOGIE – Le patologie su cui la somministrazione di farmaci di derivazione cannabinoide ha riportato miglioramenti sono numerose: pazienti colpiti dalla sclerosi multipla, da mielo-lesioni, dolori neuropatici, artrite reumatoide, Parkinson e pazienti oncologici provano sollievo a seguito dell’assunzione di questi farmaci. I cannabinoidi inoltre vengono impiegati per il controllo della rigidità muscolare; e un recente studio ne ha messo in luce l’efficacia nella prevenzione e nel trattamento dell’Alzheimer (considerato da alcuni studiosi conseguenza di una neuro infiammazione cronica) e altre infiammazioni cerebrali.


QUALI FARMACI- Il farmaco viene importato sotto forma di infiorescenze (Bedrocan, usato anche per stimolare l’ appetito), o il Sativex che costa dai 35-40 euro per il primo dosaggio, e 740 euro per tre boccette. Il Sativex è uno spray orale, il cui principio attivo di base è derivato della cannabis, efficace per il dolore neuropatico. Oggi si sta testando il Sativex attraverso studi clinici per il trattamento di una forma aggressiva di cancro al cervello, e si è rivelato più efficace del placebo per combattere il dolore, migliorare la qualità del sonno e di conseguenza alleviare anche la gravità della condizione clinica del paziente. Pur essendo ben tollerato però, non è stata raggiunta una rilevanza statistica sufficientemente alta, la cosiddetta “significatività statistica” valida per concludere i test.


IN QUALI REGIONI - L’uso terapeutico dei cannabinoidi in Italia è pienamente legittimo in tutte le regioni, alcune però si fanno carico dei costi attraverso il Servizio Sanitario Regionale, sgravando il paziente dall’onere economico. Dal 2 maggio 2011 la Toscana viene incontro ai pazienti che fanno richiesta di farmaci cannabinoidi, seguita dal Veneto che ha autorizzato la distribuzione gratuita di farmaci a preparati galenici, e dalla Liguria che nell’estate 2012 ha approvato una legge per l’erogazione di queste medicine per scopi terapeutici; le Marche, anche in Friuli Venezia Giulia in cui viene concessa a carico del Sistema Sanitario Regionale, e infine la Puglia, garantiscono il rimborso delle cure a base di derivati da cannabinoidi. L’Abruzzo è diventata proprio in questi giorni la settima regione a prevedere la prescrizione dei cannabinoidi a fini terapeutici direttamente dai medici di base.


COME AVERE I FARMACI - E’ necessario fare richiesta all’Ausl competente, dopo aver presentato regolare ricetta del proprio medico di base curante, dopo accertanti medici. La ricetta deve contenere le seguenti informazioni: luogo, data, nome e cognome del paziente, e le dicitura (mettiamo un dosaggio solo come esempio, dato che varia da paziente a paziente): “si prescrive Cannabis flos THC 19% 0,300 grammi di tali 3 cartine”. Calcolatrice alla mano: un paziente che necessita di un grammo al giorno di infiorescenze, spenderebbe circa 11.700 euro, mentre chi ne necessita 3, arriverebbe a 40.000 euro annui. Il direttore generale della Asl firma la pratica d’acquisto per importare il farmaco dall’Olanda (quindi oltre al farmaco in sè, bisogna aggiungere le spese di viaggio più le tasse). Se si potesse acquistare direttamente in Italia, e questo comporterebbe la legalizzazione della coltivazione a scopo terapeutico, i costi sarebbero molto più bassi e i tempi più brevi, permettendo anche alla medicina di perfezionare la ricerca. Ecco quali pratiche burocratiche intermediarie intercorrono perché alla Asl arrivi il farmaco: per prima cosa bisogna spedire i due originali del permesso di importazione rilasciato dal Ministero della Salute italiano al Ministero della Salute olandese, quindi l’Ufficio della Cannabis medica del Ministero olandese chiede il permesso di esportazione verso l’Italia all’Ispettorato della Sanità Pubblica dei Paesi Bassi, che, una volta ricevuto, viene inviato alla ASL il contratto d’acquisto che deve essere controfirmato dal Direttore Generale della Asl e reinviato via posta in Olanda, viene formalizzato il contratto e si invia la fattura alla Asl, una volta pagato l’importo l’Ufficio per la Cannabis spedisce i farmaci. Tutto questo dura tra le 6 e le 8 settimane.

Costa 32 euro al grammo escluse le spese di spedizione e le tasse.


LE RAGIONI DEL “NO” – E’ importante sapere che la questione dei farmaci derivati dalla cannabis è al centro di un dibattito che vede pareri contrastanti sul loro impiego. Chi osteggia la terapia, sia negli ambienti politici, ma anche nella società, ne mette in dubbio la validità scientifica, ed è preoccupato per un possibile dilagare delle droghe leggere. Tabù difficili da smuovere associano la cannabis a quella droga che, seppur definita “leggera”, condurrà inevitabilmente i suoi utilizzatori nella spirale della dipendenza da droghe pesanti. 

A questo punto però è doveroso essere rigorosi nella distinzione tra terapia e uso ricreativo della cannabis, perché sono i dosaggi impiegati a fare la differenza, non i principi attivi in sé. Tutto si riconduce ai problemi culturali, quindi? Forse. In Italia non c’è la cultura diffusa della cannabis terapeutica, e si avanza con passi incerti quando ci si interroga sugli effetti collaterali. In conseguenza di questo, infatti, la terapia con cannabinoidi viene utilizzata in alternativa ai cosiddetti farmaci “di prima scelta” quando questi ultimi non diano gli effetti attesi sui pazienti.
Dal punto vi sta legale invece, recentemente la corte costituzionale ha dichiarato illegittima la legge Fini-Giovanardi del 2006, la quale equipara droghe leggere (tra cui appunto la cannabis) a quelle pesanti (come la cocaina). Oltre che per i pazienti questa svolta è destinata a produrre effetti a dir poco stravolgenti su ben 10.000 detenuti arrestati per droghe leggere, ma questo è un altro ampio discorso.

Poco tempo fa, un timido segnale di svolta: Luigi Manconi, senatore del PD, ha depositato in aula il disegno di legge n.1222 per la introdurre la possibilità di uso della cannabis a scopo curativo, e rendere meno difficoltoso l’accesso ai farmaci. Non solo: qualora il provvedimento venisse accolto, il diritto di coltivare autonomamente la cannabis verrebbe estesa anche ai pazienti, ovviamente disciplinato e autorizzato dal Ministero della Salute e delle politiche agricole, ma si prevede un percorso in salita.
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin intanto si dichiara fermamente contraria alla legalizzazione delle sostanze proibite non utilizzate a fine terapeutico, in quanto porterebbe, a detta sua, “danni estremi”, e vasti effetti nocivi.


GLI SVILUPPI - Nel frattempo è successo anche questo: in soli pochi giorni dal lancio di una petizione su internet per la liberalizzazione della cannabis da parte di una mamma affetta da sclerosi multipla, Maddalena Migani, e di quella di un medico con l’epatite C che si oppone alla Fini-Giovanardi (petizione vinta, come abbiamo già visto), qualcosa è cambiato.

Solo pochi giorni fa infatti è stato pubblicato nella gazzetta ufficiale n.67 del 21 marzo 2014 il Decreto-Legge 20 marzo 2014 n. 36 messo a punto dal Ministero della Salute: disposizioni urgenti in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, nonché di impiego di medicinali meno onerosi da parte del Servizio sanitario nazionale. Il decreto contiene una nuova tabella che distingue hashish e marijuana dalle droghe pesanti come cocaina ed eroina.

 


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Elisabetta Pometto

 

 

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