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cannabis terapeuticaCurarsi con questo tipo di farmaci attualmente si può, ma l’iter burocratico è lungo e oneroso


Il legislatore e il Governo italiani hanno fatto proprio un ordine del giorno al Senato sulla produzione nazionale di farmaci a base di cannabinoidi.
I senatori Poretti e Perduca hanno infatti depositato recentemente in Commissione Igiene e Sanità una serie di emendamenti al Disegno di Legge 1771 sulle cure palliative e la terapia del dolore, per il riconoscimento della cannabis terapeutica.

La ricerca scientifica ha dimostrato in maniera evidente che la cannabis contiene principi efficaci contro la sofferenza provocata da numerose patologie.

Le principali associazioni mediche mondiali e la quasi totalità dei Governi occidentali, tra cui gli Stati Uniti, lo hanno riconosciuto. Decine di migliaia di italiani affetti da Aids, cancro, sclerosi multipla ed altre malattie potrebbero vedere un netto miglioramento della qualità della vita se solo i farmaci cannabinoidi fossero disponibili in Italia. Fino ad oggi lo sono stati solo per alcuni fortunati. Le Asl che rimborsano i farmaci cannabinoidi importati dall'estero, dopo lunghe procedure burocratiche, si contano sulle dita di una mano. Gli altri pazienti sono costretti a pagare parecchio denaro per acquistare farmaci prodotti da compagnie farmaceutiche all'estero. Altri ancora sono costretti a rischiare il carcere con autocoltivazioni di fortuna. Il tutto per farmaci che potrebbero essere prodotti dallo Stato italiano a costi di produzione per restituire a migliaia di pazienti una chance di vivere senza dolore.

Dal 2007 il principio attivo presente nella cannabis Delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) é stato inserito nella Tabella I, sezione B, del testo unico sugli stupefacenti (390/90), é stata quindi attestata la sua attività farmacologia, che con il ddl all’esame del Senato trova ulteriore riconoscimento con l’inserimento nella stessa tabella anche del Delta-8-tetraidrocannabinolo. Lo stesso principio attivo resta però compreso anche nella Tabella I, tra le sostanze stupefacenti e psicotrope.

In Italia é possibile importare farmaci a base di cannabinoidi per contrastare il dolore e gli spasmi muscolari nella sclerosi multipla, la nausea durante la chemioterapia e il deperimento fisico nella sindrome da Hiv, ma anche le convulsioni epilettiche, l’artrite reumatoide e il glioblastoma.
L’iter burocratico per l’ottenimento di questi farmaci è però lungo e costoso, e il servizio sanitario li fornisce solo in day hospital e solo se i fondi regionali lo prevedono.
Il costo medio, per un mese di trattamento a base di cannabinoidi è stato stimato intorno ai 600 euro, che comprendono le tasse di importazione e le spese di spedizione (circa metà del costo complessivo). I tempi di attesa variano da qualche settimana a diversi mesi.

Quanti sono i pazienti che ricorrono ai cannabinoidi? Secondo i dati dell’Ufficio Centrale Stupefacenti del ministero della Sanità nei primi quattro mesi del 2008, gli ordini sono stati solo un centinaio. Costi elevati e trafila burocratica produco l’effetto di indurre i pazienti a rivolgersi invece che al medico e al farmacista, allo spacciatore e al mercato nero, alimentando i profitti della criminalità organizzata, e rischiando di avere problemi giudiziari, essendo un illecito il possesso di stupefacenti e un reato la coltivazione.
Le soluzioni prospettate prevedono la produzione del principio attivo negli istituti statali (come l’Istituto Sperimentale per le Colture Industriali di Rovigo, o l’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze) o autorizzare le case farmaceutiche a farlo, senza contare l’ipotesi estremamente contestata di permettere l’auto-coltivazione terapeutica.

A tal proposito vogliamo segnalare il caso di Avezzano, dove il tribunale ha autorizzato temporaneamente l'uso di marijuana a scopo terapeutico.
Il principio è affermato in un’ordinanza del 2 febbraio scorso del giudice Elisabetta Pierazzi. La pronuncia è stata emessa in un procedimento cautelare e urgente promosso da un malato di sclerosi multipla allo stadio avanzato. Essa afferma il diritto alla somministrazione gratuita di cannabinoidi al malato in questione.
La decisione si basa sull’ interpretazione dell’articolo 32 della Costituzione, che afferma il diritto del cittadino alla salute. L’ordinanza considera questo diritto prevalente rispetto a norme a fondamento etico che pure di fatto ne limitano l’efficacia. In pratica la pronuncia stabilisce una diretta applicabilità della norma costituzionale (l’articolo 32) davanti alla domanda presentata dal malato, in via urgente (in base all’articolo 700 del codice di procedura civile) volta a ottenere la somministrazione gratuita di farmaci cannabinoidi di efficacia e necessità comprovate su base scientifica.

La procedura d’urgenza per ottenere il farmaco è stato accolta perché optando per il giudizio ordinario sarebbe esistito il rischio di un pregiudizio imminente e irreparabile alla salute del paziente (il cosiddetto periculum in mora). Il pericolo di una danno grave e irreparabile consiste, secondo il giudice, anche nel fatto che la spesa necessaria per l’acquisto degli unici medicinali efficaci (in relazione alla cronicità della patologia) potrebbe compromettere la possibilità di soddisfare con il proprio reddito le altre minime esigenze di vita del malato: il farmaco in questione costerebbe troppo rispetto al reddito della persona che ha presentato il ricorso.

Al di là del caso singolo ciò che ora serve è la volontà politica, di restituire a migliaia di pazienti una possibilità di vivere senza dolore.


Per info:
ADUC
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori
http://www.aduc.it

Il blog del Senatore Poretti
http://blog.donatellaporetti.it/?p=1052


In Disabili.com:
CURE PALLIATIVE: NON PERDIAMO ALTRO TEMPO

Ilaria Vacca

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