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alzheimer_280920091003Formazione e supporto per evitare che chi assiste diventi a propria volta vittima della malattia

Il progetto - Si chiama €˜Ring‑¬ (TransfeRING Supports for Cargivers) ed è il progetto sperimentale europeo volto alla formazione dei caregiver sia formali che informali (assistenti familiari e operatori sanitari nel primo caso, familiari nel secondo). Il progetto, promosso dal Comune di Torino, prevede che il caregiver frequenti dei corsi specifici e che abbia a sua disposizione del materiale formativo da poter consultare nel momento del bisogno.
Il progetto è stato avviato l’anno scorso con il coinvolgimento di diverse istituzioni, tra le quali il Dipartimento di scienze gerontologiche geriatriche e fisiatriche del Policlinico Gemelli, ed ha permesso la realizzazione di una €˜Guida per chi si prende cura‑¬, un Dvd realizzato dal Centro Maderna e un programma di intervento psico-educativo.
In Italia la sperimentazione ha permesso a 560 persone di seguire questo percorso formativo con enorme successo, in particolare tra i familiari che prestano cure a un loro congiunto che soffre di questa difficile patologia.

I risultati- Particolare successo ha ottenuto il programma psico-educazionale, che comprende esercizi di rilassamento e creazione di gruppo di auto-aiuto per alleviare la pressione psicologica che questa malattia comporta a chi presta assistenza.
Il programma di formazione, anche se non ancora validato, è già molto richiesto in Italia. La necessità di formazione e supporto in questi casi è reale e davvero ampia. I responsabili del progetto di stanno impegnando alla diffusione del progetto in fase sperimentale, che terminerà con un convegno europeo a Torino.

La patologia - La demenza è uno dei problemi maggiori per la salute pubblica e per i sistemi di welfare del XXI secolo: si stima che siano 5,4 milioni le persone che persone attualmente soffrono di demenza in Europa.
Le stime sostengono che circa il 70% delle persone con Alzheimer sono assistite in casa da un familiare, che presta assistenza per circa 10 ore al giorno per 635 giorni all’anno.
L’attività di sostegno e di cura a persone fragili come quelle che soffrono di questa patologia pensano enormemente sulla vita personale, relazionale e sulla salute fisica e psicologica degli stessi. I cargivers informali diventano spesso a loro volta vittima di questa malattia così subdola e dolorosa.
Anche le lavoratrici straniere che prestano assistenza continuativa a questo tipo di pazienti incorrono in questi gravi rischi.
Proprio per questo è fondamentale accompagnare i caregivers nel loro percorso di cura e di vita, dando loro degli strumenti che li rendano in grado di non soccombere alla malattia.


Per info:
www.comune.torino.it/pass/ring


In Disabili.com parliamo di Alzheimer:
MORBO DI ALZHEIMER: SALVARSI CON UNA FIABA


Ilaria Vacca

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