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Non solo "curare" ma anche "prendersi cura" del malato, rispettandone l'integrità fisica, psichica e sociale. Se è vero, infatti, che ormai la medicina e gli operatori sanitari sono impegnati per migliorare la qualità della vita a malati per i quali la diagnosi medica non lascia speranze, è altrettanto vero che la realtà dei pazienti affetti da dolore cronico in Italia è ancora estremamente critica. Essere vittime di un dolore cronico, invalidante, che compromette ogni sforzo per avere una vita normale, non deve essere una condanna alla quale rassegnarsi. Eppure è questo l'atteggiamento che tende a prevalere. Per ragioni mediche e culturali.

L'argomento è ancora sottovalutato dai medici di base, che considerano il dolore come un sintomo, non come una malattia in sè. Tanto che non esiste uno specifico insegnamento nei corsi di specializzazione universitari, né sono previsti finanziamenti alla ricerca; ne segue che, a tutt'oggi, il 70% dei pazienti con dolore cronico non è trattato con terapie e con farmaci adeguati.

Un passo in avanti è stato fatto, nell'ultimo anno, dalle istituzioni pubbliche: il Ministero della Salute ha reso mutuabili i farmaci antidolorifici per tutti i "gradini" del dolore e non solo per quello associato a patologie terminali. Una decisione che, insieme all'impegno di superare il concetto di assistenza e di cura dal trattamento specialistico del dolore, non può che migliorare la realtà dei pazienti di dolore cronico.

Ma la strada è ancora lunga. Se non altro perché continuano ad esistere troppi pregiudizi di tipo culturale, ignoranza e rassegnazione da parte dei pazienti. Diventa necessario allora diffondere una cultura, promuovere la consapevolezza, superare quel senso di disorientamento e di rassegnazione di fronte al problema, spiegando a 15 milioni di italiani che soffrono di dolore cronico, che vivere senza soffrire è oggi possibile ed è diritto di tutti i cittadini accedere alle terapie idonee.
Con questo obiettivo è stato organizzato "Salute e benessere - Come affrontare il dolore", promosso da Donneuropee - Federcasalinghe Lombardia: soluzioni terapeutiche e implicazioni sociali e culturali del problema. Il primo punto è stato ampiamente trattato da il Dottor Paolo Mariconti, Terapista del dolore e Dirigente Medico di Anestesia e Terapia del Dolore presso la Fondazione Policlinico Mangiagalli Regina Elena IRCCS di Milano, mentre è stato compito di Francesca Moccia, responsabile nazionale delle campagne di Cittadinanzattiva, illustrare quanto i cittadini possono fare per affermare il loro diritto a vivere liberi dal dolore.
E' importante promuovere e stimolare un nuovo dialogo tra gli operatori del mondo della sanità e i cittadini, i quali devono vedersi riconosciuto un vero e proprio diritto a non soffrire inutilmente. L'incontro ha voluto affrontare il tema con un linguaggio semplice e chiaro, condividere l'esperienza di chi se ne occupa attivamente sul piano scientifico, terapeutico e culturale; e, ovviamente, anche l'esperienza di chi questo dolore l'ha vissuto. Come Oriella Doriella, la celebre ballerina della scala di Milano: ha accettato di parlare della sua esperienza di donna e di professionista che più volte, nel corso della sua carriera, si è misurata con il dolore, con le sue conseguenze sul piano fisico e psicologico.

Per maggiori informazioni
Link al sito di Donneuropee - Federcasalinghe Lombardia

Link all'AISD, Associazione Italiana per lo Studio del Dolore

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Link al sito del Ministero della salute

[Francesca Lorandi]

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