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Patatine, merendine, cioccolata, snack di varia natura e di ignota origine che finiscono tutti giorni nelle mani - e nelle bocche - dei bambini, sono diventati i compagni di merenda, ma anche di pranzo e talvolta di cena, di circa 17 milioni di persone. Giovani e meno giovani.
Veloce, pratica ed economica, la pausa ai distributori automatici è un'abitudine: nelle aziende, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle metropolitane e nelle stazioni. Un giro di affari in continuo aumento, e un rischio per la salute da non sottovalutare.
Lo sanno bene in Francia, dove per combattere l'obesità i distributori sono stati banditi dalle scuole. Con un unico risultato: il proliferare di chioschi e di ambulanti che distribuiscono ai bambini prodotti alimentari molto meno sicuri e garantiti.

E in Italia? Si è giocato d'astuzia, sfruttando la "moda" dei distributori, trasformandoli in importanti veicoli di comunicazione e sperimentando nuovi alimenti da affiancare a quelli tradizionali.
Dopo le iniziative lanciate dalla Regione Lombardia - "Più frutta e più verdura nelle scuole" -  e dall'AUSL di Modena - "Distribuzione automatica di alimenti e promozione della salute", ora anche CONFIDA, l'Associazione Italiana Distribuzione Automatica scende in campo.
"Il problema dell'obesità infantile non si risolve eliminando dei prodotti dalla distribuzione, ma con un piano organico di educazione verso un corretto stile di vita. Non ci sono alimenti da demonizzare, ma impegni seri da assumere insieme" afferma Vincenzo Scrigna, Presidente Imprese di Gestione CONFIDA.
Non ha senso, insomma, agire soltanto sulla riduzione dei consumi calorici, ma è fondamentale educare a sani e corretti stili di vita. Alimentazione equilibrata e attività fisica devono allora diventare le due parole d'ordine.
E a queste Scrigna ne aggiunge un'altra: educazione. Che può essere fatta attraverso i distributori automatici, proprio per la loro diffusione capillare e trasversale nel tessuto sociale italiano.
Educazione dal punto di vista quantitativo: l'offerta di cibi confezionati - e quindi più igienici - in monoporzione educa ad un utilizzo del cibo in quantità appropriate per il benessere.
Ma soprattutto educazione dal punto di vista qualitativo: mettere in vetrine tanti prodotti freschi, da aggiungere ai classici snack dolci e salati, alla frutta fresca e secca, ai sandwich, ai panini, alla pizza, ai piatti pronti, ai gelati, alle bevande calde e fredde; un modo per soddisfare le esigenze più diverse, ma anche per educare a consumi alimentari variati.
E non è finita. L'ultima novità è distribuire non solo alimenti ma anche informazioni.
Come è successo a Modena: "La mia azienda - racconta Giuseppe Fattori, Responsabile Piano per la Salute all'AUSL di Modena - ha distribuito in 13 aree ristoro di 8 imprese modenesi e di 5 università, a fianco degli alimenti tradizionali, prodotti salutari come macedonie, yogurt, panini al prosciutto, mele, utilizzando poi il distributore come veicolo di comunicazione. Su 450mila bicchieri sono stati infatti stampati messaggi di varia natura, volti a sensibilizzare sul miglioramento del proprio stile di vita".

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[Francesca Lorandi]

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