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Partiamo dai dati di inquadramento.
L’aterosclerosi è la principale responsabile delle patologie cardiovascolari che sono la prima causa di morte a livello mondiale.
Circa il 2% della popolazione italiana ogni anno è colpita da eventi coronarici.
Inoltre il 60% degli eventi cardiovascolari si verifica nei soggetti classificati a rischio “basso” o “intermedio” di malattia coronarica (CHD).
Ecco che assume ancor più importanza l'identificazione e il trattamento precoce di questi stadi di aterosclerosi.
La soluzione, per un rallentamento della malattia, può venire da somministrazioni di una statina, la rosuvastatina, che fino ad oggi era usata solo per pazienti con malattia aterosclerotica evoluta, cioè persone che già hanno avuto un infarto.

I risultati della sperimentazione messa a punto con lo studio multicentrico internazionale Meteor (Measuring Effects on intima media Thickness: an Evaluation Of Rosuvastatin), che dopo due anni ha verificato, in pazienti asintomatici, a basso rischio cardiovascolare e trattati con rosuvastatina ad alti dosaggi, questi risultati:

 - nessuna progressione della aterosclerosi rispetto alla situazione in cui si trovavano all’inizio dello studio;
 - un significativo rallentamento della progressione dell'aterosclerosi rispetto ai pazienti trattati con placebo.

A commentare queste novità ci ha pensato il professor Enzo Manzato, ordinario di Geriatria presso l'Università di Padova: "È interessante vedere che siamo ormai in grado di ritardare, potenzialmente, la progressione della malattia anche in persone con un'aterosclerosi relativamente modesta. METEOR ci fornisce oggi la prova che l'azione di rosuvastatina sul colesterolo si traduce in un effetto benefico anche sulla progressione della malattia aterosclerotica".

Significativa la riduzione di colesterolo "cattivo" e l’aumento di colesterolo "buono" prodotto da questa terapia: "I risultati - ha proseguito Manzato - hanno dimostrato che il trattamento continuativo con rosuvastatina ad alti dosaggi ha portato in due anni ad una riduzione percentuale del 9.1 del volume dell’ateroma che si sviluppa nella parete coronarica più ostruita dei pazienti. Un risultato estremamente significativo che è associato a riduzioni importanti dei livelli di C-LDL, il colesterolo “cattivo” (53%, p<0.001) e ad incrementi delle concentrazioni di il colesterolo “buono” C-HDL (15%, p<0.001)".

INFO:

Ci siamo occupati di aterosclerosi anche con il seguente articolo:
ATEROSCLEROSI, ORA LA COMPRENDIAMO UN PO' MEGLIO

Vedi anche il nostro Speciale Il Cuore

[Redazione]

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