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Da una parte i progressi delle neuroscienze, dall'altro le esigenze della prevenzione, della riabilitazione, della reintegrazione sociale e dell'assistenza a chi rimane in uno stato vegetativo: sono queste le due direzioni nelle quali è necessario intervenire, per ridare una speranza alle tante persone colpite da trauma cranico.

150 mila
, ogni anno, in Italia: di queste, una su cinquanta rimane in stato vegetativo, mentre una su dieci è costretta a fare i conti con una grave forma di invalidità.
E le vittime sono sempre più numerose, perchè sono sempre più numerosi gli episodi che le provocano. Gli incidenti stradali sono la prima causa del trauma cranica (il 79% dei casi), seguiti a ruota da quelli sul lavoro, quelli domestici e le aggressioni.
Ma come si può ridare una speranza a queste persone? Fino a pochi anni fa erano poche le possibilità di capire cosa accadeva in un cervello colpito da trauma cranico, e questo rendeva difficile anche la prognosi. Oggi, grazie ai passi in avanti fatti nelle neuroscienze, le speranze sono aumentate. E su questi progressi ha fatto luce la Giornata Nazionale del Trauma Cranico, che ha radunato nel trevigiano numerosi esperti nazionali e internazionali: un'occasione per ottimizzare gli interventi e le procedure, con l'obiettivo di dare risposte concrete ai pazienti sia fuori che dentro gli ospedali.

- Le risposte della scienza
Nuove speranze sembrano venire dal trapianto di cellule staminali, che secondo Stefano Pulchino, dell'Istituto San Raffaele di Milano "rappresenta un punto di partenza molto promettente; questa fase sperimentale sta mettendo in luce la capacità delle staminali di far migliorare il quadro clinico del traumatizzato, anche se si tratta, al momento, solo di ricerche condotte su esseri non umani".

 - Le risposte della sanità. L'esempio veneto
Da un censimento della Cnact - Coordinamento Nazionale Associazioni Trauma Cranico -  risultano essere complessivamente 50 i centri italiani di trattamento riabilitativo per persone con gravi cerebrolesioni acquisite.
Cinque quelli veneti, con circa 200 posti letto, dei quali 25 in Day Hospital. Nell'ultimo anno queste strutture hanno ospitato 38 persone in stato vegetativo. Ed è proprio questa regione - non a caso sede della Giornata Internazionale del Trauma Cranico - a vantare un centro di eccellenza, l'Unità Gravi Cerebrolesi dell'Ulss 6 di Vicenza, dove una èquipe prende in carico i pazienti, gran parte dei quali giovani e vittime di incidenti stradali, appena questi escono dalla sala rianimazione o dal reparto di neurochirurgia, per accompagnarli in un percorso medico e di riabilitazione a tutto campo, fino al momento della dimissione e della presa in carico da parte dei distretti socio-sanitari. Sono circa sessanta le persone che ogni anno vengono accolte da questa Unità, e provengono da tutto il Veneto ma non solo.
Terapia ma anche reintegrazione nel tessuto sociale. Perché un altro ostacolo che questi pazienti con danni cerebrali devono superare è il reinserimento nel mondo lavorativo. A Treviso l'Ulss 8 ha creato l'Ambulatorio di Neuropsicologia del Dipartimento di salute mentale: l'obiettivo è prendere in carico alcuni pazienti con un quadro clinico preciso, dopo che questi hanno già fatto un lungo percorso (rianimazione, ricovero in neurologia, lungodegenza, attività di fisioterapia) e avviarli ai laboratori guidati per facilitare poi il loro inserimento in azienda o in istituzioni pubbliche.
Affrontare gli esiti di un trauma cranico significa anche e soprattutto riconoscere un ruolo attivo alle famiglie delle persone traumatizzate, alle prese con un familiare diverso da quello che conoscevano prima. "Si tratta di ricostruire l'identità del proprio caro - ha raccontato un padre durante il congresso - che non tornerà più quello di prima. E per far questo serve tanta fede, tanta speranza e tanto amore".

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[Francesca Lorandi]

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