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Che il settore protesico abbia bisogno di una riforma profonda è ormai noto a tutti gli addetti ai lavori, e che finora i tecnici ortopedici abbiano avuto raramente voce in capitolo altrettanto.
L'attuale Sottosegretario al Ministero della Salute con delega sulla disabilità, Antonio Guidi, conosce bene la situazione, ed è convinto che prima di tutto occorra imprimere una spinta forte all'opinione pubblica e alla cultura dei cittadini, anche di quelli che sentono la disabilità come mondo lontano anni luce dal proprio. In realtà l'handicap, nelle varie forme, colpisce quasi sei milioni di italiani, ovvero dieci persone su cento, divise in varie categorie: da chi è costretto a vivere a letto o sulla carrozzina, a chi è non udente o sordomuto.
Ma torniamo alle protesi, che offrono a 'disabili.com' il destro per sentire l'opinione del sottosegretario, romano, 56enne, già deputato per due legislature, e ministro per la famiglia e la solidarietà sociale nel primo governo Berlusconi.
"Personalmente, a parte la mia qualifica, dato che per anni mi sono occupato e mi occupo di riabilitazione (Guidi è specialista di neurologia e neuropsichiatria infantile, n.d.r.), ritengo che chi produce un valore positivo in questo settore abbia diritto di avere una voce forte in capitolo. Purtroppo è frequente una visione distorta", afferma Guidi. "I tecnici sono considerati solo in un'ottica di tariffe, di qualità-prezzo, che ha valore fino a un certo punto, quasi il loro compito si fermi alla sostituzione di una ruota di scorta. Io dico invece che l'approccio deve essere profondo: la protesi infatti va legata strettamente alla patologia e all'individuo, deve sostenere un adeguato rodaggio, approfondite analisi sul moncone, deve essere accettata soprattutto a livello psicologico. Io non sto dalla parte di uno o dell'altro, ma di chi lavora e produce. Ma sono anche un membro del Governo, e la mia voce non può essere difforme dalle linee guida seguite."
La tecnologia, in tutto questo, gioca comunque un ruolo importante…
"Certo, di traino e di stimolo. Si aprono nuove frontiere per l'utente e per chi produce e fornisce le protesi. Non è più un arto che ricorda 'Gambadilegno' o una gruccia dall'aspetto posticcio o provvisorio, ma piuttosto il frutto di un lungo e complicato percorso di progettazione".
Per questo, però, occorrono denaro e competenza, e la responsabilità del Ministero è profonda.
"Certo, e io ho già proposto un adeguato aumento dei finanziamenti destinati alla ricerca. La protesi non è uno strumento fornito alla persona, ma una parte integrante del disabile: in un certo senso si può paragonare al trapianto d'organo, e come tale necessita di risorse all'altezza".
E qui il sottosegretario, orgoglioso, sottolinea la nascita di un organismo nuovo all'interno della struttura ministeriale, che sarà soprattutto snello.
"Si tratta della Commissione sulla salute e la disabilità, e nella prima riunione ho già proposto la presenza permanente dei rappresentanti dei produttori di protesi."
Quale sarà l'evoluzione di questo organismo?
"Come sottosegretario di Stato ho l'obbligo di essere una sorta di 'orecchio' intermedio che ascolta il Parlamento e la società civile, e che riporta poi al Ministro le indicazioni raccolte. E' poi il ministro che prende le decisioni finali, di concerto con il Governo e i funzionari, che a volte sono distratti.
La Commissione sarà una voce importante di questo percorso, anche se chi chiude il cerchio è sempre il ministro. Io, infatti, non ho autonomia economica, e sinceramente, non la vorrei neppure." La Commissione, insomma, avrà il compito di sollevare le questioni più spinose.
"La sfida vera è il voler parlare di disabilità ma soprattutto di salute. Spesso l'handicap fagocita tutte le attenzioni, mentre si trascura il benessere vero e proprio: lo sport, l'integrazione, la cura di aspetti ai quali non si pensa. Al primo posto può esserci la salute, e non la malattia. Per un disabile mentale, ad esempio, una visita oculistica sembra spesso un optional. Altri capisaldi della Commissione sono i tempi, perché i risultati devono arrivare sempre entro sei mesi, e il meccanismo della consultazione permanente".
Come divulgherete l'attività?
"Ecco, qui ho le idee molto chiare. La Commissione sarà interattiva, perché si collegherà con siti internet disponibili a fare da interfaccia (e disabili.com lo è…) e darà conto della sua attività, ricevendo indicazioni dall'esterno in modo rapido e efficace. Per questo la Commissione sarà anche itinerante, ovvero si riunirà in luoghi che ospitano iniziative meritevoli, ma anche dove il disagio è palpabile, per fare da stimolo".
Le Regioni, in tutto questo, avranno un ruolo adeguato?
"Direi fondamentale. Le loro valutazioni saranno decisive sotto molti aspetti, e tutte quelle che accetteranno saranno sede di iniziative centrali, ma anche base per le Conferenze di Servizi che porteranno a livello locale la maggior parte dei componenti di questa Commissione. E' un organismo nazionale, ma dobbiamo regionalizzarci, saremo presenti per ricevere input più che per imporre direttive. I bisogni cambiano da zona a zona, ma il servizio erogato deve essere unico".
Per dare anche un'indicazione concreta sulla Commissione, essa è composta dal sottosegretario Guidi, dal direttore generale della Prevenzione (Oleari), dal direttore generale del sistema informativo e dell'investimento strutturale (Marta De Gennaro), da due funzionari del Ministero (Fratello e Landucci), dal direttore dell'Istituto Superiore di sanità (Gino Farchi), dai rappresentanti delle principali associazioni: ASPHI (Grassi), FISH (Barbieri), FAND (Daniele), Fondazione Don Carlo Gnocchi. Inoltre da alcuni esperti: in diritto dell'invalidità (viene da Roma), da un sociologo dell'handicap (da Teramo), in problemi dell'infanzia (da Bologna). E ancora dal giornalista romano Salvicchi (rappresentante dell'ANDIC), dal terapista fiorentino Ridolfi, da un medico della riabilitazione del Sacro Cuore di Roma (Bertolini), da un rappresentante del volontariato (Calabrese), da Don D'Ercole (dell'Opera Don Orione) e dal medico legale dell'Università La Sapienza prof. Mani Ronchi.

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