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E' una domanda che ci siamo posti in molti, per esperienza personale o riflessa in amici e conoscenti.
Gli antidepressivi sono davvero efficaci?
Conquista, o imbottimento in attesa di una soluzione che verrà?
Il dubbio si estende evidentemente all'intera categoria degli psicofarmaci.
Puntuali sugli antidepressivi sono stati invece all'Università di Verona, in un convegno nazionale che il punto di domanda lo ha messo già nel titolo, "Gli antidepressivi nella depressione: davvero efficaci e ben tollerati?", tenutosi lo scorso venerdì 21 settembre, di cui vi avevamo dato notizia nella nostra sezione Agenda.
L'organizzazione di questa Seconda giornata veronese di informazione indipendente sugli psicofarmaci è stata a cura del Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica Sezione di Psichiatria e Psicologia Clinica della locale università.

I dati presentati non sono rassicuranti. Perchè aumenta il consumo di antidepressivi, e al contempo aumentano i dubbi sulla loro efficacia. Se non addirittura le certezze sugli effetti collaterali indesiderati.
Ad aprire il convegno è stato il preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'università veronese Michele Tansella: "Un dibattito critico, libero e aperto è la sfida che oggi ci prepariamo ad affrontare. La presenza di interessati provenienti da gran parte del Paese mi fa capire che sia il tema che il modo di affrontarlo sono stati scelti opportunamente".
Sulla stessa linea anche il Rettore Alessandro Mazzucco: "Valutare in base a criteri misurabili e oggettivi è la linea che tutto il sistema universitario dovrebbe trasmettere in ogni circostanza".

Giovanna Scroccaro, Direttrice del Dipartimento di Farmacia dell'Azienda Ospedaliera di Verona, ha cominciato riportando subito alcuni dati significativi: nel 2006, oltre 1200 milioni di euro sono stati spesi in farmaci mirati alla cura del sistema nervoso centrale e le dosi vendute sono in continuo aumento.
Critico anche il Direttore del Consorzio Mario Negri Sud, di Chieti, Gianni Tognoni: "Per trattare è necessaria una diagnosi, o almeno una sua ipotesi".
Posizione appoggiata anche da Corrado Barbi, psichiatra del Centro OMS di Ricerca sulla Salute Mentale dell'Università di Verona: "In Canada il 67% di chi usa antidepressivi non ha ricevuto alcuna diagnosi psichiatrica. È di fondamentale importanza combinare le evidenze emerse dalla ricerca, con le circostanze cliniche e personali del paziente e le sue richieste e aspettative".

Altre cifre molto pesanti arrivano dall'intervento di Margherita Andretta del Dipartimento Farmaceutico Territoriale di Verona: ad oltre il 5% degli assistiti dall'ULSS 20 nel 2006 sono stati somministrati psicofarmaci, un dato in lieve ma costante aumento negli ultimi cinque anni. Di questi circa il 70% sono donne, dui cui solo il 30% aveva meno di trent'anni.
Conferma questi dati anche Francesco Del Zotti, che da 13 anni opera come medico di base a Verona e del suo limitato campione offre dati del tutto analoghi. Nel suo intervento, inoltre, rileva che diversi farmaci sono utilizzati anche per disturbi non attinenti alla depressione, come i dolori generici e l'insonnia nelle donne anziane.

Un importante contributo è giunto da Toshiaki Furukawa, Direttore del Dipartimento di Medicina Psichiatrica e Cognitivo-Comportamentale della Graduate School of Medical Sciences della Nagoya City University, in Giappone.
Il professor Furukawa ha confrontato i risultati dei medicinali ordinari con terapie in cui i dosaggi erano stati ridotti e altre ancora a base di placebo. I risultati si sono rivelati del tutto analoghi.

INFO:

Il sito del Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica Sezione di Psichiatria e Psicologia Clinica dell'Università di Verona

Sui rischi che derivano dall'abuso di psicofarmaci vedi anche:
NO ALL'ABUSO DI PSICOFARMACI PER I BAMBINI "VIVACI E DISATTENTI"

PSICOTERAPIA O PSICOFARMACOLOGIA?


[Redazione

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