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Crisi d'ansia, attacchi di panico, sindromi depressive.
Sempre più persone soffrono di disturbi mentali, che certo non trovano sollievo nella centrifuga a cui ciascuno di noi è sottoposto quotidianamente.
Come curare, però, questi problemi, che vanno a pieno titolo considerati alla stessa stregua delle patologie fisiche?
Dopo decenni di divisione tra i fautori della psicoterapia e quelli della psicofarmacologia, ora la strada percorsa dagli psichiatri è quella dell'interconnessione tra le due forme di terapia.

"Certamente non c'è una risposta sicura se è meglio la psicoterapia o la psicofarmacologia. Sicuramente - afferma il prof. Pio Peruzzi direttore del Centro di Salute Mentale dell'Asl 14 di Chioggia - sono due aree che si incrociano e che hanno bisogno di un linguaggio comune per migliorare l'efficienza delle cure.
In una società che sta sviluppando moltissimo l'aspetto biologico, basti pensare a tutte le ricerche sul dna ed il genoma, l'aspetto farmacologico diventa in qualche modo rilevante ed è una richiesta stessa degli utenti  di avere delle medicine che possano curare le sofferenze. D'altro canto, nella società c'è anche un aumento di richieste di relazioni psicoterapiche che migliorino lo stato del benessere dell'individuo".

Il disagio mentale è la conseguenza sia di un fattore esterno, ad esempio un trauma, ma anche di una certa predisposizione biologica.
Come scatti il meccanismo che sviluppa la patologia non è ancora del tutto chiaro.
"E' difficile sapere, oggi come oggi, chi ha la predisposizione.
Noi possiamo
- sottolinea il prof. Jorge Perez piscofarmacologo - farlo solo retrospettivamente. Quindi, sebbene dal punto di vista clinico si possa intuire chi può avere la predisposizione, non abbiamo dei test genetici che ci indichino con certezza assoluta la predisposizione alla malattia. 
Dobbiamo, perciò, studiare ancora di più per capire questo problema".

L'approccio ai farmaci da parte del paziente può essere ambivalente: c'è chi li rifiuta temendo una dipendenza, c'è chi li richiede come panacea.
A produrre dipendenza, dicono gli esperti, sono solo le benzodiazepine.
Dalla depressione, dal panico, dall'ansia, guarire si può.
"Si può guarire definitivamente - assicura il prof. Giovanni Liotti, presidente della Società Nazionale di Psicoterapia Cognitiva - anche se la guarigione migliore, la si può ottenere quando si coniuga accettazione e cambiamento.
Le persone che cambiano di più sono quelle che accettano di poter avere sofferenze e disagio, non quelle che vogliono annullarle totalmente e rapidamente.
Quindi, per guarire, per cambiare, forse bisogna accettare che ci siano delle difficoltà personali molto grandi: questa mi sembra la cornice entro cui mettere la risposta che guarire si può.
Rispondere se vale la pena di continuare la propria vita, quando si sta male, è sì.
Lo piscoterapeuta deve invitare il paziente a continuare il più possibile la sua vita di sempre".

INFO

Azienda U.L.S.S. n° 14 Chioggia
Via Pegaso 17
30019 Sottomarina (VE)
Tel. 041 5534111 (centralino)
Tel. 0415534531
E-mail: urp@asl14chioggia.veneto.it
Sito web www.asl14chioggia.veneto.it/index.html

Società Italiana Terapia Comportamentale e Cognitiva
Sito web www.sitcc.it

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