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Il cuore dei ratti ringiovanisce grazie ad alcune cellule cardiache, i cardiomiociti, che hanno la capacità di dividersi e, una volta che si sono moltiplicate, sono in grado di dirigersi verso i tessuti danneggiati e di rigenerali.
Questi risultati sono stati presentati al Congresso dell'AHA - American Heart Assiciation - da Pietro Anversa, che da anni dirige l'Equipe che conduce ricerche sulle cellule staminali dell'Istituto per le ricerche cardiovascolari del New York Medical College.
Queste preziosissime cellule riescono a generare nuovamente i tessuti danneggiati, dopo un infarto, ad esempio, grazie al fatto che contengono geni legati alla crescita (IGF1 e siMet): un cuore stanco e malato che comincia a ringiovanire, questa sì che è una scoperta piena di speranze, anche perché questa intuizione potrà riguardare anche altri organi umani.

Ma non è tutto: "Accanto a questa evidenza ne sono state acquisite molte altre e possiamo quindi affermare che la rigenerazione delle cellule cardiache e l'ipertrofia cellulare, cioè la loro capacità di moltiplicarsi e di crescere più grandi, crea una vera e propria riserva di recupero per il cuore", ha detto Anversa, che poi avvisa che tutto questo potrà accadere anche per il cuore umano, ma non prima di 3 o 5 anni.

L'ostacolo più grande è stato riuscire a far migrare queste cellule che, pur riproducendosi, non riuscivano a muoversi verso i tessuti da riparare.
Questo perché, afferma Anversa, "le cellule staminali assicurano il normale ricambio cellulare degli organi, ma non intervengono in caso di danno.
La via di uscita è stata quella di agire in alcuni recettori che si trovano sulla superficie delle staminali
".

Ma quali sono le spiegazioni di questo comportamento?
Sono due, spiega ancora Anversa: "... la prima fa riferimento alla presenza nel cuore di un piccolo gruppo di mioblasti, cellule già caratterizzate come muscolari, ma che hanno ancora la capacità di dividersi.
La seconda fa riferimento a cellule primitive, totipotenti, le cosiddette cellule staminali che, stimolate, hanno la capacità di differenziarsi in cellule miocardiche.
Ricerche recenti hanno dato credito a quest'ultima ipotesi, dimostrando anche la sede di queste cellule, in punti del cuore poco esposti a forti stress emodinamici, gli atri.
Ricordiamo, infatti, che i flussi vorticosi avvengono nel cuore a livello dei ventricoli, mentre gli atri sono aree dove l'attività si svolge con modalità più tranquille
".

La strada per la vita eterna, o almeno per la longevità, è, dunque, aperta, anche se i tempi d'attesa per gli aspiranti Matusalemme si contano in termini di anni.
Se si riuscirà ad attivare questi meccanismi negli esseri umani, chi è colpito da infarto del miocardio, potrà riavere in questo modo ottime probalità di riattivare le funzionalità del cuore, senza nessun trapianto.
Appunto grazie al fatto che queste cellule staminali riusciranno a autorigenerare i tessuti dell'organo, creando anche una spontanea irrorazione sanguinea.

Per info sulle cellule staminali:
Notiziario sulla clonazione terapeutica

Per info sull'American Heart Association clicca qui

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