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Sono terminati i sei giorni di studio del VII Congresso della Società Internazionale per l'Infiammazione Oculare di Abano Terme (PD), organizzato dal Prof. Secchi, Direttore della clinica Oculistica dell'Università di Padova, che ha anche accettato, molto gentilmente, di riassumerci in parole semplici di cosa si è parlato durante i lavori.

Prof. Secchi, qual è stato il punto fondamentale di cui si è discusso al Congresso?
Durante il congresso si è parlato di quelle patologie infiammatorie che riguardano i tessuti dell'occhio: da quelle superficiali come le congiuntiviti o le allergie a quelle più profonde, come ad esempio le neuriti ottiche.

Ma queste infiammazioni sono tutte di natura allergica?
No. Si può comunque dire che un paziente su cinque fra quelli che soffrono di patologie dell'occhio sono persone con allergie, cioè i pazienti allergici sono un sottoinsieme dei pazienti con infiammazioni dell'occhio.
Al momento oltre il 20% della popolazione sono potenziali allergici.
E la cifra è destinata ad aumentare e ciò è dovuto principalmente a fattori che riguardano le modificazioni ambientali, in primo luogo l'inquinamento atmosferico.

E questo farmaco, la ciclosporina, cos'è e a cosa serve?
La ciclosporina è un immunodepressore che limita le infiammazioni, le reazioni anticorpali.
Cioè, il farmaco ha un effetto significativo nel ridurre le conseguenze dovute a una reazione eccessiva dell'organismo verso qualche elemento.
La ciclosporina ha da quasi vent'anni un uso sistemico, ad esempio viene utilizzata per prevenire le reazioni di rigetto dopo un'operazione.
Una quindicina d'anni fa, per primi alla Clinica Universitaria di Padova, si è pensato di utilizzarla con uso locale, vale a dire come un collirio per far diminuire le eccessive reazioni di difesa dell'occhio.
E, da allora, quasi mille pazienti  che soffrono di queste patologie della clinica di Padova ne usufruiscono gratuitamente.
Ora, dopo tutto questo tempo il prodotto verrà, finalmente, commercializzato anche negli Stati Uniti.

Ma si è parlato anche di importanti novità, come la microcapsula.
Sì. Anche lo studio della microcapsula è partito da Padova, uno studio che ha coinvolto più centri, anche internazionali.
La microcapsula (0.8x1.5 mm, inserita all'interno dell'occhio) contiene cortisone e ne cede quotidianamente una quantità sufficiente per tenere sotto controllo l'infiammazione.
Il grande vantaggio è che, in questo modo, non si hanno gli effetti collaterali dovuti all'uso del cortisone, come la propensione alle malattie infettive, la tendenza all'osteoporosi e all'aumento del peso.
Questa cura è, ovviamente, utilizzata nelle situazioni infiammatorie di una certa entità, come le uveiti e le retiniti, non di certo in problematiche stagionali o di lieve entità come le allergie.

E queste "microbombe", perché si chiamano così?
Si chiamano così perché sono anticorpi che vengono somministrati e che sono in grado di neutralizzare e poi di bloccare in modo selettivo le citochine, cioè le sostanze che producono la cronicizzazione delle infiammazioni.

Di questi tempi si parla sempre più spesso di cellule staminali. Qual è l'uso che ne viene fatto in queste patologie?
Le cellule staminali vengono utilizzate per la cura di alcune congiuntiviti e infiammazioni croniche della superficie oculare.
Ad esempio nel caso dell'occhio secco, quando c'è una riduzione della vitalità delle cellule che mantengono la trasparenza della cornea. In questo caso le cellule staminali fanno sì che le cellule possano rigenerarsi.

Un'ultima domanda. Insomma, tirando le somme, il bilancio del Congresso può dirsi positivo?
Assolutamente positivo, anche rispetto alle previsioni.
Ci sono stati 420 partecipanti di 34 paesi diversi, Filippine, India, Tunisia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Brasile e tanti altri.
Basti pensare che sono state esposte circa 300 relazioni scientifiche sul tema.


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Tel. 049 8910709
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