Menu

Tipografia

Viene da una collaborazione tra i presidi di Vicenza e Padova la scoperta che l'ormone della crescita potrebbe frenare l'apoptosi, cioè il cosiddetto suicidio programmato delle cellule muscolari.
La morte di queste cellule, che avviene nel caso in cui vengano a trovarsi in una condizione di sofferenza, porta conseguenze che vanno da scompensi cardiaci fino a una cachessia cardiaca, ossia un grave deperimento organico del cuore.
L'ormone protagonista di questo miracolo è GH (dall'inglese Growth Hormone), cioè l'ormone della crescita, che sembra essere utilizzato dalla stessa cellula nel momento in cui inizia il fenomeno di apoptosi.

Le alterazioni a carico del muscolo scheletrico sono tra le cause principali dello scompenso cronico che, nei pazienti che ne soffrono, si manifesta con dispnea e affaticamento. A causare queste alterazioni muscolari sono sia la perdita di massa muscolare sia profonde alterazioni metaboliche del muscolo stesso.
Detto questo, ecco l'ipotesi di partenza della ricerca: che i sintomi che caratterizzano lo scompenso cronico del cuore potessero essere migliorati da una combinazione di eventi, cioè la prevenzione della morte programmata delle cellule muscolari e il miglioramento del loro stato trofico.

Lo studio è stato condotto in modelli animali che riproducono lo scompenso cardiaco: quello che si è visto è che GH sembra riportare sia la contrattilità che la massa del muscolo a livelli quasi normali. L'ormone benefico sembra operare, prima, bloccando alcuni dei meccanismi che portano la cellula al suicidio, evitandone, quindi, l'atrofia e, infine, mantenendone la funzionalità e il metabolismo.
La scoperta del duplice effetto del GH è un passo molto importante: con ogni probabilità l'ormone della crescita potrebbe conservare questa azione anche nell'organismo umano e diventare, quindi, un'efficace metodo di cura per l'uomo.
La terapia potrebbe essere applicata a tutti quei pazienti che soffrono non solo di scompensi cardiaci, ma anche di altre patologie che si sviluppano a danno dell'apparato muscolare scheletrico, con un conseguente miglioramento della qualità della vita derivante dalla diminuzione dei sintomi e dalla maggiore capacità di esercizio.

Protagonisti di questa scoperta il Dr. Giorgio Vescovo, dell'Ospedale San Bortolo di Vicenza e Luciano Dalla Libera dell'Istituto di Neuroscienze del CNR dell'Università di Padova che hanno lavorato a un progetto finanziato da Telethon nel campo della ricerca sull'apoptosi.

Per info
Relazioni Esterne - ULSS 6 - Vicenza
relazioniesterne@ulssvicenza.it

Tieniti aggiornato. Iscriviti alla Newsletter!

Autorizzo al trattamento dei dati come da Privacy Policy

-->