Riforma disabilità. FISH denuncia: “Sottratte risorse alla valutazione di base per finanziare altri interventi”

Settembre 25, 2026

La FISH denuncia “Si interviene sulle risorse destinate al riconoscimento della condizione di disabilità e all’accesso ai relativi diritti e sostegni. Chiediamo al Governo e al Parlamento di correggere questa decisione”

Neppure una settimana fa la FISH aveva lanciato un appello al governo chiedendo risorse sufficienti a rendere la riforma della disabilità una vera riforma e non una dichiarazione d’intenti. E oggi la Federazione si trova a denunciare una decisione governativa che va nella direzione opposta.

La FISH porta l’attenzione con allarme su un emendamento al decreto PA, a firma del deputato di Fratelli d’Italia Lorenzo Malagola e approvato il 22 settembre dalle Commissioni Ambiente e Bilancio della Camera, che stanzia 4,6 milioni di euro per il 2026 per le pensioni anticipate dei giornalisti, da reperirsi, dichiara la FISH, riducendo i fondi destinati alla partecipazione dei professionisti sanitari alle Unità di valutazione di base previste dal decreto legislativo 62/2024, attuativo della riforma della disabilità.

Forte è il rammarico e il disappunto espresso dal presidente FISH, per una decisione definita inaccettabile: “Si interviene sulle risorse destinate al riconoscimento della condizione di disabilità e all’accesso ai relativi diritti e sostegni. Chiediamo al Governo e al Parlamento di correggere questa decisione e trovare altre risorse per finanziare le pensioni anticipate dei giornalisti”, dichiara Vincenzo Falabella.

Cos’è la valutazione di base

La valutazione di base, lo ricordiamo, è il fulcro del nuovo iter per il riconoscimento della disabilità, come previsto dalla riforma che entrerà in vigore in tutta Italia dal 2027 e oggi in sperimentazione an alcuni territori italiani.
La valutazione di base sarà il procedimento unitario alla base delle valutazioni, per il riconoscimento della condizione di disabilità, che comprende ogni accertamento dell’invalidità civile previsto dalla normativa vigente (invalidità, cecità civile, sordità civile, sordocecità, condizione di disabilità in età evolutiva ai fini dell’inclusione scolastica, condizione di disabilità ai fini dell’inclusione lavorativa) e  l’individuazione:
dei presupposti per la concessione di assistenza protesica, sanitaria e riabilitativa,  degli elementi utili alla definizione della condizione di non autosufficienza, e di disabilità gravissima, oltre all’individuazione dei requisiti necessari per l’accesso ad agevolazioni fiscali, tributarie e relative  alla   mobilità.

Il rischio di togliere le risorse per la valutazione di base

Spiega la FISH che le risorse interessate allo spostamento deliberato dall’emendamento finanziano la partecipazione dei professionisti sanitari in rappresentanza delle associazioni, assicurando un contributo di competenze specifiche. “Ridurne il finanziamento rischia di indebolire la partecipazione dei professionisti sanitari e la qualità delle valutazioni, con gravi conseguenze sulle persone che attendono il riconoscimento dei propri diritti”, avverte la FISH.

Il Parlamento può ancora cambiare idea

“Solo pochi giorni fa abbiamo chiesto al Governo e al Parlamento di reperire le risorse necessarie per attuare pienamente la riforma e rendere concreto il diritto al Progetto di Vita. Questo emendamento, nei termini riportati, va esattamente nella direzione opposta. È una contraddizione politica che esige una risposta: quale credibilità possono avere gli impegni sui diritti delle persone con disabilità se, nelle scelte di bilancio, si tagliano proprio gli strumenti necessari a garantirli? Le dichiarazioni di sostegno alla riforma devono trovare riscontro negli stanziamenti”, conclude Falabella. Per la FISH, “il Parlamento ha ancora la possibilità e la responsabilità di modificare questa decisione. I diritti si rendono effettivi solo con decisioni e finanziamenti coerenti”. ‌

Redazione

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