In vista dell’attuazione su tutto il territorio nazionale della riforma della disabilità, la FISH chiede al Governo di istituire un Fondo unico, strutturale e aggiuntivo di 1,5 miliardi, per finanziare concretamente i progetti di vita individuali, personalizzati e partecipati
Un Fondo unico nazionale da 1,5 miliardi di euro per rendere concretamente attuabili i progetti di vita individuali, personalizzati e partecipati previsti dalla riforma della disabilità: è questa la richiesta che la FISH – Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie ETS ha rivolto al Governo con una lettera indirizzata alla Presidente del Consiglio e ai Ministri competenti.
La presa di posizione arriva in una fase particolarmente importante per l’attuazione del D.Lgs. 62/2024, il decreto che ha introdotto una nuova impostazione della valutazione e della presa in carico della persona con disabilità, mettendo al centro, appunto, il progetto di vita. Ricordiamo che la piena applicazione della riforma è prevista dal 1° gennaio 2027, mentre è attualmente in corso una sua sperimentazione in alcuni territori italiani.
La richiesta: un Fondo da 1,5 miliardi aggiuntivi
La FISH chiede che il prossimo ciclo di bilancio preveda una scelta precisa: istituire un Fondo unico nazionale per i progetti di vita, con una dotazione iniziale di almeno 1,5 miliardi di euro. Secondo la Federazione sono risorse necessarie, poichè non sarebbe sufficiente affidare l’attuazione della riforma alle risorse già disponibili nei diversi territori, col rischio di avere una riforma innovativa sul piano dei principi ma difficilmente applicabile nella pratica, con conseguenti differenze tra Regioni e Comuni.
La richiesta è quindi quella di una risorsa nazionale specifica, vincolata, aggiuntiva e strutturale, che possa crescere progressivamente in relazione al numero dei progetti di vita effettivamente realizzati.
La FISH precisa inoltre che il nuovo Fondo non dovrebbe essere finanziato sottraendo risorse agli altri interventi già destinati alle persone con disabilità e alle loro famiglie.
Cosa prevede il progetto di vita
Ricordiamo che il D.Lgs. 62/2024 ha introdotto il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato come uno degli elementi centrali del nuovo sistema per superare una presa in carico basata sulla semplice sommatoria di prestazioni e servizi e costruire, insieme alla persona, un percorso complessivo fondato sui suoi desideri, aspettative e preferenze e sui sostegni necessari.
Il progetto dovrebbe quindi riguardare i diversi ambiti della vita: dall’autonomia all’abitare, dalla partecipazione sociale al lavoro, dalla formazione alla salute, fino alla possibilità di vivere pienamente nella propria comunità. Allo scopo, la normativa prevede anche una valutazione multidimensionale, finalizzata a individuare i bisogni e i sostegni necessari alla realizzazione del progetto.
“Non un documento formale”, ma sostegni concreti
Senza risorse adeguate, avverte la FISH, il progetto di vita rischia di trasformarsi in un documento formale o nella semplice ricognizione di ciò che i servizi territoriali già offrono. Il finanziamento dovrebbe invece consentire di sostenere i budget di progetto, rafforzare le Unità di valutazione multidimensionale, finanziare prestazioni e supporti che non risultano coperti dagli attuali livelli essenziali e garantire continuità ai percorsi già avviati.
L’obiettivo è evitare che la possibilità di costruire e realizzare concretamente un progetto di vita dipenda dalla disponibilità economica del singolo territorio. Il luogo di residenza non dovrebbe determinare la possibilità di esercitare concretamente i propri diritti. È questa una delle preoccupazioni espresse dalla FISH: se le risorse non saranno uniformi e adeguate, potrebbero permanere forti differenze territoriali, con conseguenze sulle persone con disabilità e sulle loro famiglie.
Il nodo delle risorse per la riforma
Il D.Lgs. 62/2024 ha già previsto un Fondo per l’implementazione dei progetti di vita: il decreto stabilisce che le relative risorse siano ripartite annualmente tra le Regioni sulla base dei fabbisogni e precisa che devono essere integrative e aggiuntive rispetto alle risorse già destinate ai servizi e alle prestazioni. La dotazione originariamente prevista dal decreto è di 25 milioni di euro annui a partire dal 2025. È proprio su questo fronte che la FISH chiede ora un salto di scala, ritenendo necessario un finanziamento nazionale molto più consistente in vista dell’applicazione della riforma sull’intero territorio.
La richiesta di 1,5 miliardi non viene quindi presentata dalla Federazione come un intervento una tantum, ma come la base per un Fondo destinato a diventare strutturale e pluriennale, da incrementare progressivamente con l’aumento dei progetti realizzati. Una richiesta che viene presentata al Governo e al Parlamento nel momento in cui si definiscono le prossime scelte di finanza pubblica.
L’entrata in vigore per tutta Italia della riforma della disabilità è dietro l’angolo: la FISH mette quindi in guardia: arrivare al 1 gennaio 2027 senza avere definito un adeguato meccanismo di finanziamento significherebbe rischiare di non riuscire a trasformare i principi della riforma – su cui si sono create profonde e legittime aspettative – in sostegni effettivamente disponibili.
Il progetto di vita non può rimanere una promessa normativa
Per la FISH, il messaggio è chiaro: il progetto di vita non può rimanere una promessa normativa; per diventare uno strumento concreto di autonomia e inclusione ha bisogno di risorse adeguate, continuative e distribuite in modo uniforme sul territorio nazionale.
Redazione








