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La richiesta è che il Governo intervenga sulla novità annunciata dall’INPS che va a danneggiare le persone che percepiscono, per la loro invalidità, 287 euro al mese

Alle persone con riconoscimento di invalidità civile parziale in questi giorni è arrivata sulle testa una tegola non da poco: applicando alcune pronunce della Corte di Cassazione, l'INPS ha comunicato che dal 14 ottobre 2021 l’ assegno mensile di invalidità (287,09 euro per 13 mensilità, ndr) che spetta alle persone con percentuale di invalidità tra il 74% e il 99% verrà erogato solo in caso di inattività lavorativa.

Cosa cambia
Questo significa che anche solo un lavoretto da 400 euro al mese, ovvero che non superi la soglia dei 4931 euro annui, comporta la perdita dell’
assegno mensile di assistenza che viene percepito dagli invalidi parziali. Fino a questo momento, infatti, tale soglia era accettata, consentendo di fatto una pur ridotta attività lavorativa del beneficiario.

La mobilitazione
In merito a tale decisione la mobilitazione non ha tardato, con il mondo associativo sul piede di guerra, e l’interessamento anche della Ministra per le Disabilità, Erika Stefani.
A tale proposito si è pronunciata anche l’associazione Luca Coscioni: Rocco Berardo e Barbara Peres, rispettivamente coordinatore iniziative disabilità e responsabile lavoro e disabilità dell'Associazione sottolineano come la possibilità di avere una vita attiva non debba essere assoggettata alla scelta di rinunciare ad un assegno che, per quanto di modesta entità, garantisce un supporto economico necessario alla cura della persona.

La proposta
L’associazione fa di più, rilanciando: il messaggio dell'Inps potrebbe anzi offrire l'occasione allo Stato italiano per una rivisitazione sostanziale non solo della normativa, ma anche degli importi di assegni e pensioni di invalidità, in un'ottica di non discriminazione di chi ha una disabilità accertata.
Secondo l’associazione il PNRR dovrebbe tener conto anche delle politiche attive del lavoro per le persone disabili, supportando la loro integrazione senza toglier loro un supporto economico fondamentale per una vita dignitosa.


Si auspica quindi un aggiornamento dell'importo ed una revisione delle modalità di erogazione dello stesso, previa verifica dell'accertata invalidità dei soggetti cui viene riconosciuto il diritto all'assegno mensile. Diritto che non può e non deve essere alternativo ad un impiego. La dignità delle persone disabili non può essere considerata alla stregua di un privilegio, conclude l’associazione Coscioni.

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Redazione

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