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lavoro disabili legge 104“Tutelare il lavoro di una famiglia a rotelle è un modo per includerla, affinchè sia una risorsa e non un peso”

La legge 104/92 è la legge di riferimento per le persone con disabilità, sul fronte delle tutele previste per il soggetto interessato e/o per i suoi familiari.  Avere una disabilità grave o un figlio, un fratello, un genitore gravemente disabili, significa, infatti, dover affrontare una serie di enormi difficoltà anche quotidiane, che investono l’interno nucleo familiare. E’ quindi con l’obiettivo di supportare questi soggetti che il legislatore è intervenuto nel 1992.

Tra le agevolazioni previste dalla Legge 104, ci sono quelle relative al lavoro (articolo 33), ovvero i permessi da lavoro per il dipendente disabile o i suoi familiari.  E’ su questo fronte che, sostengono alcune famiglie, la legge dovrebbe però essere aggiornata, tenendo conto dell’attuale congiuntura economica, e soprattutto della ormai precarietà dell’occupazione. Si tratta delle osservazioni che stanno raccogliendo consensi, attraverso una campagna di raccolta firme lanciata su change.org che conta quasi 5.000 adesioni, e promossa dal papà di una bambina con disabilità grave, che chiede in sostanza che la legge 104/92 venga modificata per impedire il licenziamento in una famiglia con handicap grave.
La petizione lanciata da Daniele Picco chiede che il congiunto della persona disabile (che ne è responsabile anche economicamente) sia tutelato nel caso di riduzione del personale della sua azienda, mettendolo al riparo da  un eventuale licenziamento, che per una famiglia nella quale ci sia una persona con handicap grave significa dramma nel dramma. Nel dettaglio, la petizione chiede al parlamento di correggere la legge sull'handicap (l.104) all’articolo 33 (agevolazioni), affinché non sia possibile per le aziende licenziare chi garantisce la sussistenza economica di un disabile grave.

Così il signor Picco, nel suo profilo di Facebook, spiega questa sua battaglia:
Credo che Asya (sua figlia, ndr) rappresenti un’occasione, per tutti noi, di rendere il nostro paese un luogo migliore in cui vivere. Dove solidarietà non è solo una parola cui diamo un senso mettendo una monetina nel cappello del povero, all’uscita dalla chiesa, bensì uno stato di fatto, quando, nella difficoltà, guardiamo con serenità la diversità di chi ci cammina a fianco facendo tesoro di quello che può dare piuttosto che isolarlo per ciò che non è in grado di fare. Ecco perché tutelare il lavoro in una famiglia “a rotelle”, è semplicemente un modo per includerla nel nostro mondo, affinché sia una risorsa e non un peso da portarsi sulle spalle.

 

La legge, con la L maiuscola, è l’espressione di un principio in cui ci riconosciamo. È nostra perché ci definisce. Ed è nostra perché noi la rendiamo migliore, quando non ci riconosciamo più, in parte o totalmente in essa. La legge 104 è stata una legge innovativa e rivoluzionaria, ciò nonostante è nata in un momento storico in cui “flessibilità” non era un termine che avremmo mai associato a “lavoro”. Sicuramente non in senso di precarietà. Il legislatore ha perciò tutelato solo gli aspetti che al tempo potevano mettere in difficoltà la “diversità”, come ad esempio il trasferimento di sede. Da allora il mondo del lavoro è cambiato. Il precariato e la perdita del lavoro sono divenuti la quotidianità piuttosto che l’eccezione. La legge, per essere viva, deve seguirci nella nostra evoluzione sociale. E la legge 104, che tutela l’handicap, deve confrontarsi con il nostro mondo, in cui la volatilità dei posti di lavoro è uno strumento di profitto fin troppo abusata. Che nulla ha a che vedere con il significato profondo che i Padri Costituenti hanno voluto dare a esso nella Carta: L’Italia è una Repubblica fondata sul LAVORO. Desidero, con tutti voi, provare ad appropriarmi di quanto è nostro, che ci è stato regalato con sacrificio, spesso ultimo, da Uomini che hanno voluto crederci. Partendo da qui. Se non ci proviamo, avremo perso in partenza.Fate vostro ciò che ritenete giusto. E abbiate la costanza di non arrendervi. Condividete, se lo ritenete opportuno, dicendo perché è importante per voi, non per qualcun altro.

 

Per approfondire
Qui il link della petizione

 

In disabili.com:

I genitori con figli disabili non sono da compatire, ma da ascoltare
 

Dopo di noi: non fate che un genitore debba desiderare la morte di un figlio con disabilita’ 

Leggi, disabilita' e diritti: a che punto siamo?

 
Redazione