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SCRIVANIA DISABILEPer favorire l’inserimento lavorativo dei disabili è necessaria in primis una sinergia tra aziende, servizi sociali e sanitari e centri per l’impiego

Quella dell’inserimento lavorativo dei disabili è una questione spinosa, che purtroppo vede ancora molti diritti calpestati, pur con una legge che servirebbe a tutelali. I dati infatti ci dicono che in Italia più della metà delle persone con disabilità è disoccupata, sfiorando il 66%. Tutto questo pur con una legge che, appunto, riserva loro circa 100mila posti di lavoro nel nostro Paese. Il che significa che le aziende, al giorno d’oggi, preferiscono probabilmente pagare multe, piuttosto che assumere lavoratori disabili.

A questo punto, appare evidente che a rendersi necessario è un cambio di rotta €˜culturale‑¬, per aiutare anche gli stessi imprenditori e manager a considerare l’assunzione del disabile sotto il duplice aspetto di poter contare su una forza lavoro preparata e di contemporanei vantaggi fiscali garantiti dallo stato.

In questo panorama, risulta quindi importante anche capire se e come funziona l’inserimento lavorativo dei disabili in azienda. A questo proposito, interessanti sono i risultati dell’indagine dell’Isfol (l’Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori) sull’inserimento di lavoratori con disabilità psichica in aziende italiane. La ricerca, i cui dati sono stati presentati nel corso del convegno nazionale "Si può fare in azienda. Aziende, lavoro e disturbo psichico", traccia un quadro dai contorni positivi.

L’indagine, durata quattro anni e svoltasi all’interno del Programma per il sostegno e lo sviluppo dei percorsi integrati di inserimento socio-lavorativo dei soggetti con disturbo psichico (Pro.P), promosso dal Ministero del lavoro, ha raccolto, tramite questionari e interviste, non solo i meri numeri riguardanti l’inserimento lavorativo di persone con disagi psichici, ma anche i risultati dello stesso.

 I risultati emersi dicono che su un campione di 1000 aziende esaminate, il 6,2% occupa una persona disabile, il 2,2% dei quali ha un disturbo psichico, e il 0,6% dei quali riceve una retribuzione. Il dato relativo alle assunzioni aumenta invece sul secondo campione, composto da 495 aziende con più di 15 dipendenti (quindi con l’obbligo di assunzione di disabili), dove la quota sale al 45,5%, pari a 570 persone inserite, di cui 70 disabili psichici.


Il dato più interessante è però quello dei risultati: il 70% delle imprese intervistate ha infatti dichiarato che l'esperienza fatta è stata €˜molto o abbastanza positiva‑¬.  Inoltre le valutazioni negative sono solitamente causate da eventi di forza maggiore, come l’acutizzarsi della malattia, o un’insufficiente presenza di tutor esterni.

Si tratta quindi di dati che confortano, e fanno pensare che davvero €˜si può fare‑¬. Con questo non si deve tuttavia dimenticare che l’inserimento lavorativo dei disabili ha bisogno della collaborazione di più attori, col coinvolgimento, oltre che delle aziende, anche dei servizi sociali e sanitari di appoggio. Una strada certamente non facile forse, ma che senza dubbio può arricchire entrambe le parti.

Info:

Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori

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Redazione


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