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Il recente caso inglese di illazioni sulla improduttività da parte dei lavoratori con disabilità accende una riflessione sulla pericolosità di notizie senza fondamento

Mark Twain, a proposito di quanto vantaggio possano avere le bugie rispetto alla verità, in fatto di viralità, avrebbe detto: “Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe”. Si potrebbe sintetizzare così il processo che porta le fake news a diventare quella post verità che inquina l’informazione e il mondo.

E della pericolosità di notizie false – tanto più gravi se costruite ad arte – il mondo si sta accorgendo a proprie spese. Sparare cifre senza nessuna verifica, avanzare rapporti di causa effetto inesistenti, inventare di sana pianta fatti sono subdole armi di quanti intendono far leva sulla over-informazione per far passare concetti del tutto privi di fondamento o, spesso, pericolosamente di parte.
E a proposito di parte, in questi giorni la Gran Bretagna ci ha offerto un esempio di come il pregiudizio verso la disabilità, e forse la malafede politica, sostiene la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), possano contribuire alla diffusione di fake news con un potenziale enorme danno per i bersagli di tali manovre.

Diversi giornali hanno dato conto in questi giorni delle dichiarazioni del Cancelliere dello Scacchiere inglese (ministro del Tesoro) del Governo May, Philip Hammond, il quale, in audizione alla Commissione parlamentare tentava di giustificare il basso tasso di crescita (0,1%) dell’ultimo trimestre. Tra i responsabili di tale impasse, il ministro ha citato anche l’immissione nel mercato del lavoro di molti lavoratori con disabilità. La brusca frenata della produttività del Regno Unito quindi sarebbe da attribuirsi anche alle nuove assunzioni di lavoratori con disabilità, nonostante lo stesso  Hammond si sia contemporaneamente dichiarato orgoglioso di tali politiche inclusive – (forse per metterci una pezza?...).

In Gran Bretagna – ricorda la FISH per meglio inquadrare il contesto -  è stato varato da circa 10 anni un pacchetto di politiche con anche un ripensamento dei servizi per l’impiego, per promuovere l’immissione nel mercato del lavoro di lavoratori disabili, i quali si attestano sul milione circa, ovvero  47,6 % dei disabili inglesi (più o meno il doppio di quelli italiani). Tra l’altro è stato recentemente presentato anche un piano per annullare nei prossimi 3 anni il gap, ancora importante, con la totalità della popolazione in età lavorativa (il 79,2% ).

Queste dichiarazioni, ed è la cosa più importante, sono state smentite da studiosi, numeri e cifre. All’indomani dall’uscita, infatti, nel Regno Unito si è alzata una onda di reazione da parte dei media, di organizzazioni e movimenti, di forze politiche e governative che hanno stigmatizzato la falsa affermazione sulla presunta improduttività delle persone con disabilità. A confermarne l’infondatezza, appunto, dati, cife e trend.
Quello inglese è solo un ultimo degli esempi di come una notizia falsa, magari basata su un pregiudizio, possa potenzialmente avere la capacità di insinuare errate percezioni che possono avere conseguenze dannose e pericolose per chi di quelle notizie sia oggetto. 

 “Come italiani quelle dichiarazioni, riprovevoli, non ci stupiscono – commenta Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – È ancora vivo il ricordo di un ministro dell’economia nostrano che si interrogava provocatoriamente su come l’Italia potesse essere competitiva avendo in carico 3 milioni di disabili. E mantiene ancora vividi i suoi colori la copertina di uno dei settimanali più diffusi che rappresentava la persona con disabilità come un pinocchio bugiardo. Insomma in quanto a bufale e a pregiudizi nulla abbiamo da insegnare in Europa e Oltremanica. Dagli inglesi invece abbiamo da imparare come si reagisce a tutto ciò.”.

Redazione


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