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Migliorare le competenze delle aziende nella stima delle potenzialità dei candidati è il primo passo per valutare un lavoratore per quello che sa fare, e non per il suo essere disabile

Quando si parla di disabilità, soprattutto nel nostro Paese, si può scegliere se farlo dando risonanza solo a ciò che non va, o dando spazio anche a quello che funziona, alle prassi vincenti da copiare e replicare, mostrando che si può fare. E nel caso del lavoro, la tentazione di dare corda solo al primo, è  molto forte.

Nella seconda scia si collocano invece le storie ospitate nell’area People del sito di Jobmetoo, l’agenzia del lavoro specializzata nel recruiting di persone con disabilità e appartenenti alle categorie protette. Si tratta delle esperienze di persone che hanno trovato lavoro attraverso questo servizio, che permette di candidarsi e interfacciarsi con aziende che sono alla ricerca di lavoratori appartenenti alle categorie protette.
Noi crediamo che questo – raccontare le storie di successo – sia un modo per mostrare che, quando selezionato e indirizzato verso la mansione corretta, il lavoratore con disabilità non è una quota di legge da coprire, ma forza lavoro che produce e contribuisce al successo e al rendimento dell’azienda.

LAVORATORI CHE DANNO IL MASSIMO - Sulla necessità di una maggiore informazione alle aziende rispetto alle stesse patologie dei candidati, ha parlato Gessica Condoluci, lavoratrice con disabilità che oggi si occupa della Gestione del Personale in Autostrade per l’Italia grazie a Jobmetoo. Jessica, che ha risposto ad un Gessica Condoluciannuncio pubblicato dal portale, è appunto una delle storie raccolte da Jobmetoo, e nella sua intervista sottolinea una esperienza comune a molte persone con disabilità:  “Penso che ancora oggi molte aziende assumano persone con disabilità solo per adempiere ad un obbligo di legge e spesso rimangono sorprese quando si trovano di fronte una persona che seppur disabile svolge al massimo il proprio lavoro, anzi alcune volte anche meglio delle cosiddette “persone normali”. A mio avviso servono maggiori tutele per i disabili in quanto spesso si ritrovano nella condizione di vittime inconsapevoli di un sistema ancora oggi obsoleto e poco informato sulle patologie. Penso che tutti abbiano diritto ad una possibilità”.


IL PUNTO DI VISTA DELL’AZIENDA – E qualcuno, questa possibilità, inizia a darla.  E’ interessante, rispetto a questo, conoscere anche le posizioni dell’altra parte, ovvero delle aziende. Su questo, vi invitiamo a leggere Gianluca Almil’intervista a Gianluca Almi , Responsabile Marketing e Prodotti Risorse Umane di Gruppo BNP Paribas che si rivolge a Jobmetoo per la selezione di candidati. Tra gli elementi vincenti della formula Jobmetoo, sottolinea  il percorso di coaching personalizzato con i professionisti del team di Jobmetoo per i loro recruiter che permette di arricchire le nostre competenze e di migliorarci nella valutazione delle persone con disabilità, oltre alla formula stessa dell’interfaccia portale Jobmetoo, con la possibilità di pubblicare gli annunci, di personalizzare la ricerca e di selezionare le candidature in maniera più mirata ci permette di essere più rapidi nello screening.



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Redazione