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Prima le rivendicazioni avanzate al governo, poi le tante mobilitazioni, un'imminente assemblea per presentare le richieste, fino alla tappa finale, una mega-manifestazione con 20mila partecipanti: appuntamento in un primo tempo annullato. Perchè al Governo qualcosa si è mosso.
"Il Ministro del lavoro Roberto Maroni ha mantenuto gli impegni assunti nei confronti di oltre un milione di invalidi del lavoro", ha dichiarato nei giorni scorsi Pietro Mercandelli, Presidente dell'Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi del Lavoro (ANMIL). "Era quanto volevamo venisse giustamente riconosciuto a tutte le vittime di infortuni sul lavoro - ha proseguito - era quanto avevamo chiesto al Ministro Maroni, il quale ci ha dato così prova di saper mantenere la parola data". Parzialmente, avrebbe aggiunto poi.

 - A un passo dalla manifestazione
L'Associazione aveva infatti organizzato la scorsa settimana un incontro per presentare alla stampa le richieste degli infortunati  sul lavoro e indicarne la quantificazione degli oneri e i soggetti beneficiari. L'obiettivo: chiedere al Governo che i 620milioni del TFR rimanessero a disposizione della previdenza e del sociale.
Poi la notizia: l'incontro è saltato. Nessun boicottaggio, ma una buona notizia è arrivata proprio dal Ministero: Maroni ha mantenuto la promessa.

 - Il "contentino" del Governo
La notizia della deposizione in commissione Bilancio alla Camera delle tabelle delle misure in favore degli infortunati sul lavoro, da inserire nel maxiemendamento del Governo alla Finanziaria, è arrivata quindi alla vigilia di quella che doveva essere la giornata della polemica e del malcontento e che avrebbe preannunciato lo spettro di una imminente maxi-manifestazione.
"Le misure inserite - spiega Mercandelli - riguardano cinque punti. Non esauriscono il complesso delle rivendicazioni che l'ANMIL ha sottoposto al Governo e al Parlamento, raccolte dall'Associazione anche in una proposta di legge di iniziativa popolare. Rappresenta tuttavia un segnale di grande attenzione ed un notevole passo in avanti dell'Italia nel campo dei diritti spettanti alle persone che hanno subito le conseguenze di un infortunio lavorativo".

Ecco i cinque punti depositati dal Ministero alla Camera:

  • Il decreto 38/2000 prevedeva che una invalidità inferiore al 16% non provocasse un danno alla capacità lavorativa, ma solo un "danno biologico" indennizzabile una tantum in capitale: un segnale di disinteresse sociale, di abbandono a se stesso dell'infortunato. La richiesta avanzata prevede invece l'abbassamento all'11% del grado di invalidità
  • Il decreto 38/2000 non prevede che le tabelle relative agli indenizzi per il danno biologico dovessero essere periodicamente revisionate rispetto sia alle variazioni del costo della vita sia alle variazioni delle retribuzioni dei lavoratori in servizio. Si propone, quindi, di colmare questa lacuna nell'articolo 13 del decreto 38/2000 equiparando ai fini della rivalutazione l'indennizzo per danno biologico a quello per danno patrimoniale in ossequio al dettato dell'articolo 38 della Costituzione che garantisce mezzi costantemente adeguati alle esigenze di vita.
  • Gli invalidi del lavoro chiedono l'assegnazione all'Inail delle competenze in materia di tutela globale dell'infortunato, completando l'aspetto indennitario con interventi curativi, riabilitativi, socio assistenziali, di fornitura e assistenza protesica, di riqualificazione professionale e di reinserimento sociale e lavorativo. Ciò soprattutto ai fini della garanzia della continuità assistenziale attraverso forme di sostegno, anche economico, per il "riaccompagnamento" al lavoro dopo la guarigione clinica dell'infortunato.
  • Si propone di adeguare l'importo dell'assegno base Inail a quello degli invalidi civili e di prevedere, nell'ambito del sistema assicurativo per gli infortuni sul lavoro, un trattamento migliore per le menomazioni di maggiore gravità, "che non consentano lo svolgimento degli atti quotidiani della vita", equiparandolo a quello oggi previsto per i ciechi civili.
  • Estensione dei parametri di valutazione del danno biologico a tutti gli istituti giuridici riguardanti gli invalidi del lavoro, con rideterminazione dei requisiti per accedere alle relative provvidenze (senza oneri).

 - Ma all'Anmil non basta
100 membri del Consiglio nazionale provenienti da tutta l'Italia, in diretta rappresentanza dei 470.000 iscritti all'Associazione. Si sono riuniti per fare il punto della situazione. Ne è emerso un cambiamento di rotta, rispetto ai giorni scorsi: quei cinque punti non bastano.
"Il governo - chiede il Consiglio nazionale dell'Associazione - deve tener conto che la valutazione del danno biologico subìto da chi si infortuna sul lavoro è ferma ad importi entrati in vigore 5 anni fa e stabiliti con criteri ancora antecedenti, che quindi non tengono conto oggi di almeno un 15% di inflazione nominale, mentre siamo costretti ad accettare, pur protestando da tempo inascoltati, lunghe procedure burocratiche di accertamento dei parametri di rivalutazione delle rendite vitalizie. Così ci vuole anche più di un anno perché agli invalidi del lavoro sia pagato l'aumento spettante dall'anno precedente, come sta avvenendo anche per il 2005, che sarà incassato almeno a febbraio/marzo 2006."
E il presidente Mercandelli spiega che "abbiamo deciso di dare una risposta forte ai tentennamenti del Governo e per questo 10.000 infortunati sul lavoro scenderanno in piazza, il prossimo 13 dicembre, per far comprendere che i provvedimenti elaborati dal Ministro del Lavoro Maroni rappresentano solo la riparazione ad un danno provocato ad oltre 1 milione di vittime del lavoro dal decreto 38/2000 che ha sottratto risorse alla categoria per anni".
Dobbiamo attenderci altri cambiamenti prima del giorno stabilito per l'appuntamento? Vi terremo aggiornati...


Link al sito dell'ANMIL

Link al sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

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[Francesca Lorandi]

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