2003 ANNO EUROPEO PER I DISABILI

IL LIBRO BIANCO DEL GOVERNO: DISCRIMINATI NELL’USO DELLE TECNOLOGIE
UN DISEGNO DI LEGGE: OBBLIGHI PER I DATORI DI LAVORO E BOLLINO BLU PER I SITI “APERTI”
Il ministro Stanca denuncia: solo il 3% degli indirizzi web accessibili ai portatori di handicap
ROMA – Abolire le barriere virtuali. Eliminare quei limiti che rendono inaccessibile ai portatori di handicap l’accesso alle tecnologie.
E di disabili e tecnologie si discusso a Roma in una Conferenza in occasione dell’Anno Europeo dei cittadini disabili.
E’ stata annunciata la proposta di legge per il diritto di accesso ai servizi e alle risorse telematiche ed è stato presentato il Libro Bianco del governo sulla condizione attuale dei disabili in rapporto con le tecnologie.
«Occorre operare per sradicare la logica del mero assistenzialismo, fondata sull’obbligo morale, e per seguire una politica che sappia ripensare il supplemento di attenzione a favore dei disabili come vero investimento in risorse intellettuali, culturali, sociali ed economiche»: con queste parole il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha dato inizio al dibattito.
La disabilità, rappresenta un problema sociale che colpisce «ben 600 milioni di persone nel mondo, di cui 37 milioni nell’Unione europea e circa 3 milioni in Italia», ha aggiunto Casini, sottolineando la necessità di predisporre «strumenti concreti e idonei a far sì che il disabile diventi protagonista attivo dello sviluppo della società».
E se il ministro del Welfare, Roberto Maroni, sottolinea l’importanza di favorire l’accesso dei disabili nel mondo del lavoro «ripensando il sistema delle quote».
Il sottosegretario alla Salute Guidi mette in guardia dal considerare i preconcetti sui portatori di handicap come qualcosa di ormai superato e aggiunge: «Circa 600 mila persone nel nostro Paese sono prigionieri in casa: non possono uscire, o lo fanno solo a prezzo di enormi difficoltà. E il loro reato è uno solo: la disabilità».
Dal ministro Maroni un attacco al sistema delle quote: «Il Governo intende rivedere questo sistema per favorire un vero inserimento dei disabili nel mondo del lavoro, dunque, una vera integrazione sociale. Non vedo perchè un non vedente – ha spiegato il ministro – debba per forza fare il centralinista, mentre dovrebbe essere messo in grado di svolgere qualsiasi funzione all’interno dell’azienda, se ne ha le capacità».
Ma perchè i buoni propositi diventino realtà è indispensabile una normativa.
Lucio Stanca, ministro per l’Innovazione e le tecnologie, ha annunciato nuovi obblighi in arrivo per il datore di lavoro, sia pubblico sia privato, al fine di inserire sul luogo di lavoro la persona disabile.
Il provvedimento è alle ultime fasi di preparazione: «sarà approvato dal Consiglio dei ministri fra 2-3 settimane», ha precisato Stanca.
Il ministro ha spiegato che i datori di lavoro dovranno fornirsi di attrezzature tali da permettere alla persona con handicap lo svolgimento delle attività sul luogo di lavoro.
Quindi, dovranno dotarsi di tecnologie ad hoc per specifiche disabilità.
Previsto anche un periodo di formazione. Tra le novità anche un «bollino blu», una certificazione che riconoscerà quei siti privati che hanno realizzato accorgimenti particolari per essere accessibili ai disabili.
Per le amministrazioni pubbliche questo accesso sarà obbligatorio, ha spiegato il ministro sottolineando che al momento solo il 3% dei siti è accessibile a chi ha un handicap.
Il provvedimento si occuperà anche di facilitare gli acquisti da parte del disabile di attrezzature tecnologiche, semplificando le procedure e prevedendo vantaggi fiscali.
Dal Libro Bianco della Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli è emerso invece che «non esiste un efficace coordinamento dei progetti e manca un’adeguata circolazione delle informazioni su iniziative, anche molto positive, ma di piccole dimensioni e strettamente locali».
E ancora «non esistono dati statistici affidabili sull’uso delle tecnologie da parte dei disabili».
Quasi 3 milioni di persone nel nostro Paese (oltre il 5% della popolazione) sono portatrici di significative disabilità.
E se nel corso del tempo «il livello di istruzione dei cittadini disabili si è notevolmente elevato, permane una percentuale considerevole di persone anche giovani che non hanno alcun titolo di studio: è in questa condizione – rileva il Libro – il 15% dei disabili fra i 15 e i 44 anni, mentre fra i non disabili la percentuale è praticamente nulla».
Basso il livello di occupazione: 21%, meno della metà di quello rilevato fra i non disabili.
[Da “IL MESSAGGERO”, giovedì 6 marzo 2003; articolo Rossella Cravero]







