Stiamo vivendo una spinta di rinnovamento rivolto all’accessibilità, o siamo ancora lontani? Roma come risponde?
Umanesimo e accessibilità, questi sono stati i due temi centrali alla base del seminario organizzato dalla Facoltà di Economia dell’Università di Roma La Sapienza e da Universitas Mercatorum, svoltosi lo scorso 23 marzo, in occasione delle Settimane culturali 2015 promosse dalla Diocesi di Roma.
Al tavolo dei relatori erano presenti il Prof. M. Brogna, la dott.ssa A. Conti Pourger, il Dott. S. Bonamici, il Dott. D. Fardelli, il Prof. F. M. Olivieri, il Dott. U. Emberti Gialloreti ed il Dott. G. de Palo.
Il prof. M. Brogna, dopo una breve introduzione, ha subito sollevato ai presenti una serie di importanti quesiti: “Siamo forse in presenza di un nuovo umanesimo accessibile? Roma è una città (in)accessibile?”
Ponendo l’Umanesimo alla base di un rinnovamento culturale, che vede esaltata la dignità dell’uomo, ci si è chiesto ancora se si stia vivendo, oggi, un rinnovamento, e, in particolare, se si possa parlare di un rinnovamento accessibile, un rinnovamento per tutti. La risposta a questi quesiti è da ritrovare direttamente nel concetto di accessibilità, che va intesa come sinonimo di fruibilità e comprensibilità, ma anche come ciò che è alla portata di “tutti” e che include “tutti”. L’accessibilità è il pilastro della cultura del rinnovamento, attraverso cui è possibile prevenire ogni forma di disagio sociale, comprendere le minoranze e tutelare le diversità.
Per poter vivere un nuovo umanesimo che garantisca inclusione ed integrazione, però, l’accessibilità deve investire in modo trasversale diversi settori – il territorio, la società, l’economia, la politica – e creare coesione tra gli stessi.
Il dibattito è proseguito e l’attenzione si è spostata sulla situazione di Roma: su come la città affronta la tutela delle diversità e se Roma possa essere definita una città accessibile o non.
Ad intervenire su quest’ultimo tema è stato il Dott. D. Fardelli, ricercatore ISTAT, che con uno studio sui flussi di cittadini stranieri presenti a Roma, ha evidenziato la localizzazione di abitanti/residenti stranieri nella città suddividendoli per nazionalità, nonché la crescita degli stessi flussi nel tempo e la localizzazione dei giovani stranieri e dei giovani italiani sul territorio di Roma. Alla luce dei fatti esposti è emersa una crescente presenza di cittadini stranieri nella città di Roma negli ultimi anni, quindi una grande accoglienza da parte della città.
Ma accoglienza significa accessibilità? Il prof. Olivieri ha dato seguito al dibattito, rimarcando la necessità di distinguere i concetti di “accoglienza” ed “integrazione”, nonché evidenziare il ruolo che gioca al giorno d’oggi il concetto di “inclusione”. “Non basta la capacità ad accogliere – continua il prof. Olivieri- ma bisogna permettere a tutti di fruire dei servizi. Roma Capitale rappresenta un mega-comune di portata macro-regionale, e non è capace di soddisfare le funzioni e i servizi per la collettività. L’ accessibilità, quindi, non solo è base portante per una nuova cultura, ma rappresenta una vera e propria leva economica, indice di qualità”.
Il dibattito è poi entrato nel vivo, ad intervenire è stato successivamente il Dott. U. Emberti Gialloreti, Presidente della Consulta cittadina per l’Handicap di Roma, il quale si è rivolto principalmente ai tanti studenti universitari presenti, invitandoli a riflettere sul significato delle parole e sulle cose importanti che nascondono: “Nella vita precedente ero ingegnere minerario, poi ho perso la vista e sono passato al volontariato. La vita è veloce e competitiva, poi diventa cattiva e cinica” – continua Gialloreti – “la società si evolve apparentemente accessibile e inclusiva, ma con la crisi economica diventa una lotta tra poveri”; “la tecnologia va avanti, ma la cultura dell’accessibilità?”. Ed ancora: “È importante che i giovani si dedichino al volontariato e ad aiutare gli altri, perché non basta riempirsi di belle parole per realizzare un nuovo umanesimo accessibile”.
Anche in questo caso gli spunti sono davvero tanti e la conclusione è la medesima: anche se oggi molti giovani sembrano avvicinarsi alla cultura dell’accessibilità, la possibilità di raggiungere il tanto atteso umanesimo accessibile sembra ancora lontana.

A concludere la giornata è stato il Dott. Gigi De Palo – Consigliere di Roma Capitale e Fondatore di “OL3 Né indignati Né rassegnati”- che ha voluto principalmente rimarcare come la burocrazia spesso – non sempre – rappresenti un ostacolo per chi vuole provare a cambiare e migliorare la società, ma la soluzione non è indignarsi, né rassegnarsi, bensì è necessario cambiare con forza mentalità, ricalibrare le priorità e “seminare” per la realizzazione di un “bene comune”, il che significa fare un’azione per qualcun altro, o semplicemente, fare bene il proprio lavoro.
Le riflessioni che ci ha lasciato la giornata sono profonde e molteplici, ma il quesito di ognuno dei fortunati presenti è uno solo: io cosa ho da offrire?
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Valeria Cocco – Romability







