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Uno studio sui livelli di assistenza in Italia e di presa in carico delle persone incontinenti mette in luce pro e contro del sistema

LO STUDIO - CERGAS Bocconi (Centro di Ricerche sulla Gestione dell'Assistenza Sanitaria e Sociale) ha effettuato uno studio assieme alla Federazione delle associazioni della terza età, SENIOR Italia, sulla situazione dell'assistenza sanitaria alle persone che soffrono di incontinenza in Italia, rilevando le criticità maggiori e proponendo un nuovo modello di intervento.
Lo studio è stato intrapreso anche alla luce del fatto che sono molte le persone a soffrire di questo problema, soprattutto anziani (categoria in aumento nel nostro Paese), mentre nonostante ciò, l'incontinenza rimane ancora molto spesso un tabù di cui non parlare nemmeno tra pazienti.

L'INCONTINENZA - L'incontinenza, cioè l'incapacità di trattenere i propri bisogni fisiologici, è un disturbo molto frequente nella popolazione, soprattutto l'incontinenza urinaria. Essa colpisce solo in Italia 5 milioni di persone, di cui il 60% sono donne, principalmente sopra i 40 anni.
È una condizione che spesso associamo agli anziani, ma che in realtà può riguardare tutte le fasce d'età.

CURE E AUSILI PER L’INCONTINENZA  - In generale questo disturbo è qualcosa di invalidante, soprattutto da un punto di vista psicologico e sociale, perchè la persona si sente dipendente dall'assistenza di qualcuno (tra l'altro lo studio mostra che il 70% delle persone incontinenti è allettato o ha ridotte capacità deambulatorie) e non si sente più libera di svolgere le attività di un tempo in serenità, senza la paura di bagnarsi o emettere cattivi odori.
Oltre a portare insoddisfazione, ansia, stress alla persona colpita, l'incontinenza diventa spesso un'incombenza cui devono far fronte familiari o personale medico.
Ci sono varie modalità di trattamento dell'incontinenza urinaria, ma quando questa non è trattabile per la cura della sua origine e risoluzione, è necessario ricorrere all'utilizzo di ausili come assorbenti e cateteri che consentono di far fronte alla situazione, limitando gli effetti del problema nella vita quotidiana di chi ne soffre.

L'ITER PER OTTENERE GLI ASSORBENTI DALL'ASL -
L'iter per ottenere gli assorbenti, però, ad esempio, è particolarmente lungo e complesso.
iter ottenimento pannoloni aslL'iter per ottenere gli ausili assorbenti dall'ASL – dal rapporto Senior Italia/CERGAS

Per avere questi ausili dall'ASL è necessario possedere una diagnosi di incontinenza stabilizzata effettuata da uno specialista del Servizio Sanitario Nazionale.
A ciò bisogna aggiungere che ogni singola Regione può aver attivato procedure particolari a modifica dell'iter canonico.
Non c'è omogeneità di distribuzione, dunque. Inoltre non di rado mancano segnalazioni da parte dei pazienti che lamentano come la qualità di questi assorbenti, passati dal SSN, lasci a desiderare.

LA SPESA SANITARIA – Per fornire questi ausili ai cittadini incontinenti, il Servizio Sanitario Nazionale spende 355,1 milioni di euro - pari al 56% della spesa totale per l'incontinenza. Il restante 44% della spesa totale (ben 283,1 milioni di euro) resta a carico delle famiglie, che contribuiscono di tasca propri. Analizzando i dati dello studio rispetto al parametro qualitativo di questi ausili, sembrerebbe confermata l’impressione degli utenti, ovvero che il SSN, avvalendosi di sistemi di acquisto basati sul criterio dell‘offerta economicamente più vantaggiosa, fornisce una risposta agli utenti che va a scapito della qualità. Va però anche detto che di certo gli utenti privati cercano ausili qualitativamente superiori nella loro spesa privata (out of pocket).

LE CRITICITÀ RILEVATE – Assieme alla mancanza di una definizione di Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA) dedicati all‘incontinenza, e di una valutazione uniforme della qualità degli assorbenti, lo studio ha individuato altre criticità nel sistema dell'assistenza alle persone colpite da incontinenza; ecco le principali.
1) Mancato universalismo. L'assistenza sanitaria nazionale non è sufficiente e non è capillare: fornisce solamente il 66% degli ausili necessari (peraltro di qualità non ottimale, o comunque non ripondente alle esigenze dei pazienti) mentre il 34% di questi viene fornito dalle famiglie stesse.
2) Insoddisfazione del paziente: è il dato di riflesso del primo punto. Molti pazienti si lamentano della quantità insufficiente del numero di ausili assorbenti passati dall'ASL, o della loro scarsa qualità e affermano di integrare quanto ricevono dal SS con ausili comprati privatamente.
3) Eterogeneità e non uniformità: c'è un'eterogeneità nelle modalità di accesso al servizio che variano non soltanto da regione a regione ma anche fra i distretti appartenenti ad una stessa regione. A volte la prescrizione degli ausili è affidata al Medico di Medicina Generale, altre volte allo Specialista e i criteri seguiti per la scelta degli ausili sono diversi e non uniformi. La stessa distribuzione non è uniforme e regolamentata e non è nemmeno monitorata dal Servizio Sanitario Nazionale.
4) Assenza di standard nazionali per la definizione della qualità dei prodotti;
5) Assenza di un approccio sistemico: finora la logica di intervento è stata frammentaria e diversificata. Servirebbe una profilazione sistematica degli ausili e la predisposizione di interventi di incremento sia qualitativo che quantitativo.

IL NUOVO MODELLO PROPOSTO DA CERGAS/SENIOR ITALIA – A fronte di queste criticità, lo studio ha avanzato un nuovo modello di gestione dell'assistenza alle persone incontinenti che tenga conto delle esigenze di tutti i soggetti coinvolti nel processo: dal sistema pubblico, ai produttori, ai pazienti con le loro famiglie.
Gli obiettivi principali da raggiungere con questo modello sarebbero:
1) Omogeneità a livello nazionale per modalità di erogazione dei trattamenti, e accesso ai servizi; fissando degli standard comuni validi per tutte le regioni con un margine di flessibilità negli aspetti più dettagliati;
2) Presidio nazionale che fissi la qualità degli ausili e al contempo il loro prezzo, assegnando un budget individuale al paziente correlato al livello di gravità della sua condizione (a differenza dell’attuale sistema, spesso caratterizzato da un tetto di spesa indistinto a prescindere dalle condizioni dell’assistito).
3) Unificazione della distribuzione a carico del Servizio Sanitario Nazionale in modo tale da centralizzare l'offerta;
4) Semplificazione dei processi per riguadagnarne in tempo e risorse;
5) Equità di tutti i pazienti in termini di accesso e fruizione del servizio nonché per quanto riguarda la conoscenza degli ausili e dei trattamenti messi a disposizione del Servizio Nazionale: al paziente deve essere garantita la libertà di poter scegliere il prodotto che più si addice a lui (in questo senso il modello mira ad una sempre maggiore personalizzazione del prodotto)
6) Counselling: è importante che il paziente e la sua famiglia siano supportati da un continuo servizio di consulenza. Questo per avere risposte più personali dal paziente e riuscire a rispondere in maniera sempre più conforme alle sue esigenze, garantedogli soddisfazione e buona qualità della vita. La presa in carico deve essere complessiva, immediata e continuata nel tempo.
7) Monitoraggio continuo ed approccio sistemico.

sintesi nuovo modello proposto
Salvaguardare l'omogeneità, l'appropriatezza e da lì l'efficacia di un servizio garantisce la soddisfazione del paziente ed il suo benessere psicofisico che deve essere il primo obiettivo di un servizio sanitario.

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Redazione