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ANTONIO ROSSI

Disabili-com: l'oro di Antonio Rossi 
L'oro di Antonio Rossi

Antonio Rossi è tra gli sportivi più popolari del nostro Paese, e ci rappresenta anche all'estero.
Oltre ai successi nel K2, dedica il suo tempo alle iniziative di solidarietà.
Lo ha intervistato per noi Federico Fusetti.


Da 15 anni è al vertice mondiale della canoa.
Antonio Rossi, 34 anni il prossimo 19 dicembre, lombardo di Lecco, ha fatto il salto di qualità con le Olimpiadi di Atlanta, nel 1996, quando vinse due medaglie d’oro nel K1 e K2, ripetendosi poi nel 2000 a Sydney nel K2, alle quali si aggiungono tre titoli mondiali.
Sposato con Lucia, anche lei ex-campionessa di kayak (ha partecipato alle Olimpiadi di Barcellona nel ’92), ha due figli, Angelica e Riccardo Yuri (2 anni e 1 anno rispettivamente).
Da oltre cinque anni Antonio, che gode di una grande popolarità anche grazie alla sua modestia e semplicità, e al suo sorriso accattivante, ha prestato la propria immagine a molte associazioni benefiche, tra cui Amnesty International, l’Associazione Italiana per la ricerca sui tumori e l’Associazione per la ricerca contro l’Alzheimer.
Nel novembre 2000 ha rappresentato il mondo dello sport al Giubileo degli Atleti, leggendo la promessa di essere da esempio per le nuove generazioni a nome di tutti gli sportivi del pianeta.
Lo abbiamo incontrato in occasione di una serie di incontri con i suoi fans in giro per l’Italia.

Disabili-com: Antonio Rossi in allenamento 
Antonio Rossi in allenamento

E’ più semplice fare l’atleta o il modello?

Per quanto mi riguarda è senza dubbio più facile essere atleta, ma anche più faticoso.
Sono più a mio agio su un K1 o un K2, insieme agli altri ragazzi della Nazionale.
Fare il modello o il testimonial equivale a tanta vanità.
Io non sono vanitoso, ma rischi di diventarlo, sei costretto a curare molto di più l’immagine, anche perché in quel momento rappresenti un’azienda.
Nello sport gli allenamenti, salvo imprevisti, corrispondono a certi risultati, facendo il modello le variabili sono tante, magari la tua immagine dipende anche dall’aver dormito male per un mal di pancia.

Sei un atleta e un uomo che ha successo e popolarità. Qual è il segreto?

Aver avuto fortuna e risultati sportivi.
Le medaglie alle Olimpiadi mi hanno aperto parecchie strade, la fortuna invece è stata quella di aver incontrato due aziende, la Lubiam e la Fila, che credono in me, e soprattutto molti fotografi dotati di una pazienza infinita.

Il tuo rapporto con la moda?

Mi piace essere vestito bene, questo è ovvio, ma non ho molto tempo.
Capita che qualche volta vado a spasso con mia moglie per Lecco, dove vivo, e che facciamo dello shopping.
Ma è molto raro, di solito mi compra tutto lei.

Quanto tempo trascorri a casa?

Esattamente una settimana al mese, fate voi i conti in un anno.

Sei molto impegnato nel sociale. Lo fai perché dà visibilità?

Assolutamente no.
Credo che chiunque dovrebbe fare qualcosa per sostenere queste cause.
Se poi hai anche un’immagine pubblica, diventa un dovere, un imperativo aiutare chi ha meno fortuna.
Devo dire che molte volte lo faccio anche per me stesso, perché mi fa sentire meglio.
Si commettono molte stupidaggini nella vita di tutti i giorni, fare qualche buona azione ogni tanto mi pare il minimo.
Da tempo seguo quando posso, se ciò non interferisce con gli allenamenti, le iniziative di Telethon, della Ricerca sull’Alzhaimer, della lotta ai tumori.
Sono anche un modo per sentirsi vicino a chi soffre.

Da sportivo saprai certamente che ci sono molti disabili che sono atleti a tutti gli effetti. Tra le tante discipline quelle legate all’acqua sono assai diffuse.

Certo, lo so.
In acqua molti di loro gareggiano in condizioni di assoluta parità con i normodotati, e ne ho avuto la prova.
Ma vorrei raccontare anche di quando ho partecipato ad un campionato italiano di duathlon per non vedenti, con le prove di bicicletta e corsa.
E’ stata un’esperienza unica, che mi ha insegnato molto.
Pensavo che fosse una "garetta", di misurarmi con atleti in difficoltà.
Io mi ero anche allenato prima, e pensavo: "quanto riusciranno mai a correre? Sarà una passeggiata!".
Si trattava di tre giri di un circuito, per un totale di cinque chilometri. Nel corso del primo giro dicevo al mio compagno non vedente, ed eravamo legati per i polsi, di stare attento al gradino o al marciapiede, insomma facevo un po’ il "figo".
Nel secondo giro i consigli si sono fatti molto più rari, in sostanza stavo zitto, nel terzo andavo al traino, nel senso che il mio compagno mi trascinava per il braccio.
Al di là degli scherzi e della preparazione atletica, ottima, io quel giorno ho imparato molto.
Questi ragazzi si allenano nonostante i problemi fisici con una determinazione e una forza di volontà senza uguali.
E’ un’esperienza che consiglio a tutti gli atleti in crisi, che hanno problemi di motivazioni e poca voglia di allenarsi. La grinta che hanno loro è unica.

E’ un dato di fatto che piaci molto alle donne…

L’ho sentito dire, e ammetto che mi fa piacere ricevere complimenti.
Ma è anche vero che questa faccenda mi fa sorridere: sono sposato, ho due figli, credo di essere al di sopra di ogni sospetto.
Dopo le Olimpiadi sono stato pure eletto sex-simbol, e tutto ciò mi pare francamente eccessivo, anche se fa parte dello spettacolo.

Ci sono anche belle atlete?

Certo, moltissime.
Penso al volley, ma anche al canottaggio. Lo sport non rovina il fisico, anzi.
Mi piacciono le ragazze toniche, con un fisico modellato.
Questa armonia con il proprio corpo è una forma evidente di bellezza.

Farai anche tu un calendario?

In passato ne ho fatto qualcuno, sempre per finalità benefiche.
Per il 2003 apparirò in due.
Uno per Donna Moderna, l’altro per Famiglia Cristiana, entrambi per beneficenza, e poserò assieme a Raul Bova e Massimo Giletti.
I fondi andranno a padre Chizzito, un missionari africano.
Ma saranno calendari al di fuori di ogni tentazione, saremo rigorosamente vestiti.

Per chiudere una domanda d’obbligo: i tuoi programmi futuri?

Ho ripreso in questi giorni ad allenarmi, in vista soprattutto dei Mondiali di Atlanta, negli Usa, nella località dove già disputammo le Olimpiadi del ’96.
Sarà un appuntamento che vale doppio, perché oltre al titolo mondiale, in palio ci sarà anche la qualificazione per le Olimpiadi del 2004.
Ad Atene dovrei disputare i miei ultimi Giochi e vorrei chiudere in bellezza; anzi, saranno sicuramente gli ultimi, altrimenti mia moglie mi ammazza…

Disabili-com: Antonio Rossi in kayak 
Antonio Rossi in kayak

Info
Sito web www.antoniorossi.it/home.html
mailto info@kreissa.it

Federico Fusetti

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